Negli ultimi giorni, a seguito della conferenza stampa infuocata di Joe Biden che ha confermato tutte le osservazioni del consulente speciale riguardo al deterioramento delle sue capacità mentali, i democratici si sono scagliati contro Robert Hur per aver menzionato le fragilità del presidente nel suo rapporto. Tuttavia, in privato, molti sono preoccupati per ciò che potrebbe accadere qualora Biden dovesse rimanere in cima alla lista dei candidati a novembre. Attualmente, avere Kamala Harris come compagna di candidatura sembra rappresentare un serio svantaggio per i democratici, soprattutto considerando che i sondaggi indicano che Harris è ancora meno popolare di Biden.
In realtà, la scelta di Kamala Harris si sta rivelando la mossa più astuta che Biden abbia mai fatto, almeno per il proprio interesse personale, se non per il Partito Democratico. Finché lei rimarrà nella West Wing, lui non andrà da nessuna parte. Tutte le speculazioni riguardo all’invocazione della Sezione 4 del 25° Emendamento per rimuoverlo dall’incarico sembrano essere pura fantasia.
I democratici che desiderano sostituire Biden temono che, qualora lui rimanesse in lista, perderebbero contro Donald Trump. Tuttavia, calcolano anche che, nonostante tutti i problemi del presidente, Harris sarebbe un avversario ancora più facile da sconfiggere per il repubblicano rispetto a Biden.
Senza dimenticare altri due grandi ostacoli alla rimozione. In primo luogo, l’invocazione della Sezione 4 non è mai stata precedentemente attuata. In secondo luogo, si tratta solo di una misura temporanea e non autorizza la rimozione del presidente dall’incarico. La disposizione stabilisce che il vicepresidente e la maggioranza del Gabinetto possono dichiarare il presidente «incapace di esercitare i poteri e i doveri legati al suo incarico». Di conseguenza, il vicepresidente assumerebbe l’incarico ad interim.
Nel caso in cui Biden dichiarasse di essere in grado di svolgere i suoi compiti, li riprenderebbe dopo 21 giorni, a meno che due terzi di entrambe le camere del Congresso sostengano la dichiarazione di incapacità. Anche in questo caso, il presidente potrebbe dichiararsi nuovamente idoneo e ripetere il ciclo finché non ottiene il sostegno del vicepresidente, della maggioranza del Gabinetto o di un terzo di una delle due camere del Congresso. A quel punto, riprenderebbe pienamente il suo incarico.
L’altra opzione è meno controversa. Biden potrebbe fare ciò che fece Lyndon B. Johnson nel 1968 dopo esser stato vicino alla sconfitta nelle primarie del New Hampshire: ritirarsi con eleganza. Lasciando a una Open Convention la scelta del candidato presidenziale democratico (è troppo tardi per le primarie), Biden consentirebbe ai delegati di scegliere un candidato attualmente non in corsa, come il governatore della California Gavin Newsom o la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer.
Il problema è che tutto ciò dipende dalla volontà di Biden di ammettere di non essere mentalmente idoneo per ricoprire l’incarico. Qualcuno che ha assistito allo sfogo durante la conferenza stampa di giovedì 8 ha avuto l’impressione che Biden sia aperto a questa eventualità?
Non aiuta neanche il fatto che coloro che sono più propensi a chiedere a Biden di ritirarsi stiano dalla parte di Obama. Nel suo memoir Promise Me, Dad, Biden racconta come Barack Obama abbia sostenuto Hillary Clinton come candidata democratica al posto del suo fedele vicepresidente. La verità non detta è ancora peggio: la Casa Bianca di Obama spesso trattava Biden come lo zio un po’ sbadato che dice sempre qualcosa di offensivo durante il Ringraziamento. Ricordate il rapporto di Politico sulla valutazione di Obama alla vigilia della nomina di Biden nel 2020? «Non sottovalutate l’abilità di Joe di rovinare le cose». È lecito scommettere che Joe non abbia dimenticato.
E non concepisce nemmeno il suo curriculum nello stesso modo in cui gli altri lo vedono. Quest’uomo credeva che denominare il suo programma economico «Bidenomics» fosse un punto di forza, che il ritiro dall’Afghanistan fosse un successo e che i fallimenti al confine fossero colpa di Trump, non delle sue politiche. Nel frattempo, un sondaggio di ABC News/Ipsos pubblicato domenica rivela che l’86% degli americani ritiene che l’anziano presidente, che ha 81 anni, sia troppo vecchio per svolgere un secondo mandato.
Quindi, come ha descritto sé stesso il presidente durante la conferenza stampa? «Sono la persona più qualificata in questo Paese per essere presidente degli Stati Uniti», «So benissimo cosa sto facendo» e «ho rimesso questo Paese in piedi». Non sono le parole di un uomo aperto all’idea di dimettersi per il bene del suo partito e del suo Paese.
Quando Biden annunciò Harris come sua compagna di corsa nel 2020, fu una scelta logica. Infatti, Harris soddisfaceva i giusti criteri di diversità e rappresentava uno Stato importante (la California, ndt.). L’unico aspetto negativo emerse durante il primo dibattito delle primarie democratiche, quando Harris mise Biden sulla difensiva parlando della sua opposizione al busing e dei suoi ricordi positivi di lavorare con segregazionisti. Tuttavia, questo episodio fu rapidamente dimenticato nel contesto del più ampio obiettivo di sconfiggere Trump.
Oggi la situazione è diversa. Se Biden dovesse ritirarsi e lasciare i suoi delegati scegliere qualcun altro oltre Harris, gli elettori afroamericani lo accetterebbero? Sabato 10, sul New York Times, Ross Douthat ha spiegato la questione in questo modo: «Se si ritira e non appoggia la sua stessa vice, si espone a una narrazione di tradimento identitario – il presidente anziano bianco pugnala la prima donna vicepresidente di colore – e prepara il terreno al suo partito per mesi di massacri e tradimenti, un continuo susseguirsi di drammi personali e ideologici».
La scelta di Kamala Harris da parte di Joe Biden, per quanto possa essere stata involontaria, si è rivelata la mossa strategica più astuta della sua lunga carriera politica. Infatti, la preoccupazione dei democratici riguardo a una possibile vittoria di Harris a novembre implica che nessuno costringerà Biden a dimettersi, a meno che non lo decida lui stesso. Forse il team Obama è stato troppo precipitoso nel sottovalutare l’astuzia del vecchio Joe.
