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La guerra in Iran manda al tappeto la borsa indiana. Che però ora può ripartire grazie ai multipli
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La guerra in Iran manda al tappeto la borsa indiana. Che però ora può ripartire grazie ai multipli

12 giugno 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 15 giugno 2026, 12:33

La ex locomotiva emergente, che fino a metà del 2024 sembrava destinata a scalzare perfino la Cina negli indici, sembra essersi fermata. Ma per i gestori va approcciata in ottica di lungo periodo, come un megatrend

Non è un periodo semplice per l’India, a livello di borsa così come per l’economia e la crescita del Paese. La ex locomotiva emergente, che fino a metà del 2024 sembrava destinata a scalzare perfino la Cina negli indici, sembra essersi fermata. Sostituita, anche nelle cronache finanziarie, dall’ascesa di Taiwan e Corea del Sud, i campioni del mercato dei chip all’infuori degli Usa. Tanto che da inizio anno l’indice Msci India in euro è in rosso di oltre 9 punti percentuali.

La dipendenza energetica dell’India

Il motivo della recente débâcle è chiaro: l’India è una delle principali vittime dello shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente e dal blocco dello stretto di Hormuz. «In quanto importatore netto di energia, il Paese subisce una massiccia pressione sull'economia reale», spiega Karin Kunrath, chief investment officer di Raiffeisen Capital Management. «Il calo della rupia e i deflussi di capitali confermano che i mercati scontano l'estrema dipendenza dal greggio: nonostante i buoni utili societari, la borsa indiana è tra le peggiori al mondo».

Eppure l’India continua a esercitare un certo fascino in una logica di portafoglio. Lo conferma Simon Wiersma, chief investment strategist di Ing: «Pur essendo meno direttamente legata all’hardware dell’intelligenza artificiale, la borsa di Mumbai resta interessante grazie alla forte crescita interna, alla digitalizzazione e a un quadro macro strutturalmente più favorevole rispetto alla Cina». Un settore interessante, anche per le valutazioni, è per esempio quello finanziario, dove «la crescita degli utili rimane a doppia cifra, mentre il settore scambia a multipli inferiori rispetto ai livelli pre-Covid», spiega Bhuvnesh Singh, gestore del fondo Growth India di Comgest. «Anche la solidità delle grandi banche indiane rimane buona, grazie a bassi costi del credito e robuste riserve di capitale».

Il fattore della volatilità

Come investirci con prodotti di risparmio gestito dedicati? La tabella in pagina elaborata da Fida propone dieci tra fondi ed Etf sull’India ordinati per rendimento nel 2026. Numeri non proprio positivi visto che la performance media dei comparti da gennaio è negativa del 10%, che passa al -14% a un anno ma risale al +8% su un orizzonte triennale, con costi medi dell’1,24%.

Per un investitore di lungo periodo l’India può offrire però ancora delle carte interessanti. La prima ragione è tecnica: «L’aspetto più interessante è che la debolezza del mercato azionario indiano non si accompagna a un incremento anomalo del rischio», spiega Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida. «La volatilità della categoria resta infatti sostanzialmente in linea con quella osservata nel resto dell'universo azionario, suggerendo che il mercato indiano non stia attraversando una fase di particolare instabilità, bensì un normale processo di riassestamento delle aspettative».

Dalle energie alternative all’AI

Amundi si approccia all’azionario indiano con un Etf (Msci India Swap, -10% da gennaio con costi dello 0,85%) e un fondo (Sbi Fm India Equity, -10,5% con commissioni dell’1,5%). «L’India è uno dei pochi mercati diversificati in cui è possibile individuare opportunità lungo tutti i principali motori della domanda: consumi, investimenti e settore estero», evidenzia Siddharta Singh, portfolio strategist & head of International funds di Sbi Funds Management, joint venture indiana tra Amundi e State Bank of India. A livello di settori, il money manager individua opportunità nelle fonti di energia alternativa, come «il solare e lo stoccaggio tramite batterie», vista la «dipendenza dell’economia indiana dai combustibili fossili».

Con l’Etf Xtrackers Msci India Swap Dws (gruppo Deutsche Bank) realizza da gennaio una performance negativa del 10,5% (0,55% i costi). «Le opportunità oggi sono selettive», segnala il team di gestione. I settori più attraenti sono «infrastrutture, energia, data center e temi legati all’abilitazione dell’AI». Più cautela sui «consumi, ancora costosi a fronte di una domanda più debole», e sui «titoli domestici maggiormente esposti all'andamento del prezzo del petrolio».

Occhi puntati sui multipli

Opta per un comparto attivo anche Goldman Sachs Am: si tratta del fondo GS India Equity, che da gennaio perde il 10,3% con commissioni dell’1,75%. «La sottoperformance in atto dal 2025 ha ridotto il divario di valutazione dell’India rispetto all’indice Msci Emerging Markets al 66%, offrendo un punto di ingresso migliore per gli investitori», segnala Basak Yavuz, co-head of emerging markets. A livello di settori, focus su quelli legati ai megatrend. Per Luke Barrs, chief business and client officer for fundamental equity, «i consumi discrezionali sono sostenuti dall’aumento dei redditi disponibili, da demografia favorevole e dalla crescente urbanizzazione», mentre l’industria può tratte vantaggio «dal continuo sviluppo infrastrutturale».

Fideuram Am (Ireland), società del gruppo Intesa Sanpaolo, si affaccia all’azionario indiano con il comparto Fonditalia Equity India, che perde il 10,8% da inizio 2026 con commissioni dell’1,4%. Si concentra sui multipli Emer Devlin, senior portfolio manager emerging market equities, che segnala come la performance negativa di quest’anno sia in parte attribuibile a valutazioni troppo alte «a fronte di una crescita degli utili che si è fermata appena al 5% per le società del Nifty 50». Tuttavia, dopo l’ondata di vendite «il premio dell'India rispetto agli emergenti è sceso al di sotto della media a dieci anni». Quanto al ruolo in portafoglio, Devlin segnala che «in un contesto di mercato dominato dall’AI l'India offre un vantaggio di diversificazione, con rendimenti trainati dai consumi interni, dai finanziari e dalle infrastrutture» (riproduzione riservata)



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