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La foto di Papa Trump è un manifesto per la lotta agli abusi da AI

09 maggio 2025, 19:45 Ultimo aggiornamento: 10 maggio 2025, 11:18

Il presidente Usa ha paradossalmente un merito: con le sue foto prodotte da AI generativa, vestito da Papa o al mare insieme a Netanyahu, ha comunicato al mondo intero quali sono i drammatici pericoli dell’intelligenza artificiale che genera immagini e informazioni, che così inquinano il sistema del conoscere e del sapere, in quanto inventate e quindi false

Il presidente Donald Trump ha paradossalmente un merito: con le sue foto prodotte da AI generativa, vestito da Papa e al mare insieme al sanguinario capo del governo di Israele, Benjamin Netanyahu, ha comunicato al mondo intero quali sono i drammatici pericoli dell’intelligenza artificiale che genera immagini e informazioni, che così inquinano il sistema del conoscere e del sapere, in quanto inventate e quindi false.

Se infatti, a parte il contenuto blasfemo, tutto il mondo non ha avuto ovviamente dubbi che quello del Papa Donald fosse un falso, considerata la notorietà del personaggio, non altrettanto si può dire sulla altrettanto falsa foto di Trump al mare con Netanyahu. Insomma, pur sicuramente non essendo questo il suo obbiettivo, Trump ha dimostrato al mondo come, ancor più con l’AI generativa, l’informazione possa essere falsificata, fino a sembrare realtà, a vantaggio di chi ha il potere ma non solo.

La democrazia è al sicuro?

La domanda prorompente è: che sicurezza ci potrà essere d’ora in avanti per la democrazia, che si fonda su una corretta informazione? Non che le fake news non ci fossero prima dell’esplosione di AI generativa, ma è ormai chiaro che con questa AI, specialmente se ci si limita a costruire informazioni e immagini diciamo ordinarie, quante persone nel mondo saranno colpite dal virus della falsità?

Pensiamo, per esempio, alle truffe. Pochi giorni fa ho ricevuto una mail che sembrava provenire da una grande banca italiana e che faceva riferimento a due miei presunti conti in quella banca, mentre ne avevo solo uno.

L’uso dell’AI per le truffe

Chi ha creato il cosiddetto phishing, grazie all’uso dell’intelligenza artificiale generativa aveva ricostruito alla perfezione ogni dettaglio grafico delle comunicazioni di quella grande banca, e se io non avessi immediatamente consultato la banca per scongiurare ogni passo ulteriore della truffa, essa si sarebbe probabilmente consumata in pieno. Come Trump era perfettamente vestito da Papa, il documento bancario, lo ripeto, era stato costruito alla perfezione e prevedeva che io dovessi versare euro per riportare uno dei conti (quello falso) in positivo versando dall’altro conto, vero.

Il personale della banca da me avvisato ha immediatamente bloccato qualsiasi possibile operazione sul conto positivo, ma senza la professionalità del nostro responsabile della sicurezza informativa, Davide Fumagalli, non avrei potuto trovare nella comunicazione falsa della banca un piccolissimo dettaglio che l’AI aveva trascurato. Ma era davvero un dettaglio minimo che solo un professionista del settore poteva individuare.

False informazioni, anch’esse truffe

Segnalando questi fenomeni non scopro niente di non noto almeno ai tecnici, mentre ritornando al tema non delle truffe ma a quello delle false informazioni (comunque anch’esse truffe), i danni che il mondo intero sta subendo dall’abuso di AI generativa sono enormi: si pensi appunto alla foto di Trump con Netanyahu che avrebbe potuto far credere a una sorta di vertice sulla devastante e ributtante guerra di Israele sulla striscia di Gaza. Andando oltre la foto, molti soggetti avrebbero potuto aggiungere informazioni capaci di scatenare ulteriore e maggiore ferocia.

E ora c’è l’AI generativa

Qualcuno potrebbe dire: ma i sistemi di sicurezza di ogni paese sono più che attrezzati a smascherare falsità. È vero, ma in molti paesi i servizi di sicurezza, costruendo documenti con l’intelligenza artificiale generativa, potrebbero essi stessi diffondere il terrore nel mondo almeno fino a quando le informazioni diffuse non venissero smascherate come tali.

La storia del mondo è piena di episodi in cui notizie false hanno generato il panico, ma il profondo cambiamento consentito dall’AI generativa è la possibilità di costruire notizie che appaiono vere ma sono false. Ed è il campo dell’informazione quello che appare più esposto non solo alla concorrenza ma alla credibilità nel momento del proliferare di notizie false.

Servono provvedimenti seri

Se poi si considera che in molti paesi è forte la presenza nella stanza dei bottoni dell’informazione di chi non ha l’obbiettivo di dare notizie vere ma di presentare notizie false come vere, si può facilmente immaginare come l’avvento dell’AI generativa debba essere regolamentato con provvedimenti che dovrebbero essere più forti dell’uso deviato dell’intelligenza artificiale.

Utopia? Da sempre il veleno più pericoloso per una autentica e sana democrazia è che molti mezzi di comunicazione tecnologicamente evoluti siano gestiti da chi ha interessi di parte, con l’obbiettivo di diffondere notizie di parte come se fossero oggettive, per aumentare il loro potere. Ma il progresso tecnologico sta moltiplicando per mille i pericoli per una sana democrazia. La possibilità oggi di diffondere notizie false come fossero vere è esaltata oltre che dalla macchina AI generativa, che può costruire notizie non apparentemente false, dal fatto che non c’è più il criterio dell’affidabilità derivante dalla conoscenza di chi confeziona e diffonde le notizie.

Solo un giornale non ha ceduto i contenuti a ChatGpt

Per prendere il caso di quella che è stata storicamente la maggiore democrazia nel mondo, cioè gli Stati Uniti, oggi anche in quel paese c’è solo un grande giornale, il New York Times, che non ha ceduto i suoi contenuti a OpenAI, editore (si fa per dire) di ChatGpt. La famiglia editrice del grande quotiamo ha rifiutato qualsiasi offerta di cedere l’enorme archivio di contenuti. E sì che OpenAI era pronto a offrire cifre importanti, come ha fatto con molti altri organi di informazione, tentando di accreditarsi come istituzione non profit. È vero il capo Sam Altman ha annunciato che OpenAI rimarrà una società non profit, evidentemente consapevole che la potenza informativa o disinformativa dell’intelligenza generativa può avere sul mondo intero, ma allo stesso tempo viene creata, all’interno di OpenAI, un’entità che in sigla è PBC, cioè una società di pubblica utilità ma dalla quale chi ha investito o investirà potrà avere un profitto.

Un altro problema: i diritti d’autore

È proprio da questa struttura che si ha conferma, insieme a prestazioni straordinarie, dei pericoli che il mondo ha di fronte se non viene prevista una penetrante regolamentazione per ogni abuso del potere dell’AI in generale e di quella generativa in particolare. Invece si assiste al contrario: Google, che ha già un potere quasi assoluto, sta usando l’intelligenza artificiale per estenderlo ancora di più. Infatti, sta pagando Samsung perché la fabbrica coreana di telefoni digitali preinstalli il suo Gemini. In altre parole, Google non si accontenta di quanto ha già ottenuto dalla collaborazione con Apple, a cui paga 20 miliardi di dollari all’anno per avere sui modelli della mela il suo motore di ricerca preimpostato.

Un altro problema gravissimo, senza leggi che lo impediscano e strutture che lo facciano applicare, è di fatto l’annullamento dei diritti d’autore attraverso il saccheggio da parte delle varie piattaforme di AI generativa dei contenuti che vengono utilizzati per l’addestramento dei propri sistemi.

L’AI va troppo veloce

Tutto ciò avviene in quanto l’AI in generale viaggia enormemente più veloce delle normative che gli stati stentano a prendere; e chi ha investito miliardi vuole trarre i massimi vantaggi dai profitti e dal potere di dominare il sistema di informazione. E purtroppo gli stati e in particolare gli Usa hanno lasciato che il potere di società come Google, Facebook ecc. crescesse a dismisurato anche sul piano della ricchezza.

Perché, sia chiaro, MF-Milano Finanza non può altro che condividere tutti i benefici, che sono enormi, dell’AI, ma non smetterà l’impegno per denunciare in generale il potere dell’informazione deformata dagli interessi economici esterni all’impresa informativa e ora ancor più la manipolazione dei fatti grazie all’AI generativa. Senza provvedimenti drastici, non facili per il potere raggiunto dai sistemi e gli imperi costruiti grazie a una evoluzione straordinaria come quella dell’AI, la democrazia sarà sempre più in pericolo.

L’intervento di Paolo Savona (Consob)

E a dominare il mondo saranno personaggi come Elon Musk, mentre, come il presidente della Consob, Paolo Savona ha scritto venerdì 9 maggio su MF, l’uso dell’AI connessa ai modelli econometrici può aiutare enormemente le capacità predittive degli stessi modelli. Non a caso il lavoro prodotto da un gruppo di ricercatori guidato da Antonio Simeone ha messo a punto un metodo battezzato «Acceleratore econometrico AI». E Dio sa se il mondo, per sconfiggere la fame nel mondo, abbia bisogno di migliorare la gestione economica del Pianeta. Mi consta che il nuovo Papa Leone XIV, con due lauree, una in matematica e l’altra in filosofia, farà della lotta alla fame uno dei suoi principali obbiettivi. E l’AI usata con scopi sociali non può che generare un miglioramento della vita sulla terra. Ma gli usi distorti dell’AI e in particolare dell’AI generativa vanno combattuti senza tregua.

A proposito di Tagliadebito

E come i lettori di MF-Milano Finanza sanno, è da anni che questo giornale suggeriva, anche con l’appoggio decisivo del Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, di usare gli immobili che lo Stato inopinatamente aveva trasferito agli enti locali senza un preciso progetto, per ridurre da parte del governo il super indebitamento dello Stato.

Come avevo già segnalato il ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, aveva avuto modo di condividere la nostra idea e quella di una autorità come Messina e nei giorni scorsi il suo ministero ha annunciato che sono stati messi in vendita i primi 400 immobili.

Una bella iniziativa del Demanio

Grazie al ministro Giorgetti, che in più occasioni aveva condiviso la proposta di MF-Milano Finanza e del Ceo Messina, sul sito dell’Agenzia del Demanio è stata creata la sezione «Crea valore, investi con noi», dedicata agli investitori privati, nazionali e internazionali, che contiene informazioni sui 400 immobili posseduti direttamente dallo Stato attraverso il Demanio e che vanno usati per cominciare a ridurre l’enorme debito pubblico.

La destinazione di 250 dei 400 è culturale turistica, 35 sono per social/senior housing, 29 per residenze universitarie, mentre 114 hanno possibili destinazioni miste. Ci sono poi tutte le informazioni specifiche con immagini e dati sulla tipologia ma anche, e ovviamente, sulla dimensione, ubicazione e stato manutentivo, per consentire al possibile investitore di poter avviare eventualmente un contatto con l’Agenzia del demanio. Ci sono poi molte altre informazioni, mettendo in relazione la tipologia dell’immobile ai piani delle città dove si trovano, con relativi piani di sviluppo urbanistico (la regione con più immobili in vendita è la Sicilia, mentre 54 sono nel Lazio, 30 in Lombardia e gli altri molto frazionati sulle altre regioni).

Ma c’è un altro problema di fondo

A occuparsi direttamente di questo fondamentale, ma minimo passo, è la sottosegretaria Lucia Albano che ha illustrato il progetto di fornire tutti i dati digitali disponibili anche, in prospettiva, sul resto del patrimonio diretto dello stato da vendere per tagliare il debito.

Ma come MF-Milano Finanza ha ripetutamente segnalato, larghissima parte del patrimonio dello Stato è nella disponibilità degli enti locali, Regioni, Province e Comuni, grazie a un provvedimento dell’allora ministro dell’economia, Giulio Tremonti.

Questa decisione non ha favorito assolutamente la possibilità di valorizzare gli immobili, sottintendendo una volontà positiva (ma anche clientelare) verso gli enti locali. Clientelare perché frazionare questo enorme patrimonio non ha fatto che differenziare le prospettive di valorizzazione. Ci sono casi clamorosi di abbandono o di utilizzazione priva della possibilità di valorizzazione anche per gli stessi enti locali.

La disponibilità di Intesa Sanpaolo

Proprio per questo frazionamento il capo della prima banca italiana, Messina, in sintonia con MF-Milano Finanza, ha da tempo fatto conoscere la disponibilità di Intesa Sanpaolo per costituire fondi di investimento immobiliare che permettano, prima di vendere gli immobili, di valorizzarli. Non è il caso di ricordare vicende specifiche in cui alcuni enti locali hanno praticamente abbandonato per mancanza di capacità gestionale e voglia di valorizzare. Ho raccontato più volte, per esempio, il caso della Fortezza da Basso di Firenze, che pur essendo una struttura unitaria al momento del passaggio dallo stato agli enti locali fu inopinatamente frazionata fra Comune, Provincia e Regione, facendo saltare il progetto dell’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, il quale a una partita della Fiorentina, sapendo della mia amicizia con Renzo Piano, che aveva fatto il biennio di architettura a Firenze con un elaborato proprio sulla Fortezza, mi aveva chiesto se poteva essere il progettista della valorizzazione. Gli risposi di sì e creai il contatto. Ma dopo due mesi Renzi mi chiamò dicendomi «non se ne po’ fare di nulla» perché’ la Fortezza era stata divisa fra i tre enti locali.

Un punto di partenza importante

C’è quindi un lavoro enorme per ricomporre razionalmente questo immenso patrimonio che è finito agli enti locali, ma certo è una notizia importante che lo Stato centrale abbia deciso di avviare almeno la vendita dei suoi immobili non funzionali all’attività statale, con destinazioni, come si è evidenziato, che tengono conto sia del maggior prezzo realizzabile, ma non trascurando alcune funzioni sociali come quella per gli anziani e per gli studenti.

Ora il ministro Giorgetti non deve mollare, perché il debito pubblico non è solo dello stato ma anche degli enti locali e quindi occorre che, oltre a dare l’esempio il ministro influenzi gli enti locali destinatari di un patrimonio enorme a valorizzarlo e a non lasciarlo deperire.

Questo è quindi solo l’inizio, anche appunto in considerazione delle centinaia e centinaia di miliardi di debito pubblico che hanno gli enti locali, senza dimenticarsi della disponibilità di Intesa Sanpaolo, il cui esempio potrà stimolare molte altre banche locali e nazionali a costituire fondi da far sottoscrivere in primo luogo ai cittadini che beneficeranno della valorizzazione degli immobili nel proprio territorio. Per una volta, sarebbe una perfetta operazione democratica, consentendo all’Italia di non essere più la pecora nera per debito pubblico rispetto al pil fra i maggiori paesi europei.

Post scriptum

P.S. È molto interessante il secondo articolo che l’ex-rettore della Bocconi, Roberto Ruozi, dedica a come la Spagna sta affrontando la vicenda del tentativo di incorporazione di una banca territoriale da parte di una banca nazionale. La vicenda è quantomai istruttiva.

P.S.2: La Regola agostiniana è un codice di norme che regolano e orientano la vita comune sulla base dei Consigli Evangelici di Povertà, Castità, Obbedienza. L’ideale per il presidente Donald Trump. (riproduzione riservata)



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