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Maria Luís Albuquerque
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La Commissione Ue rilancia le pensioni integrative. Dall’iscrizione obbligatoria ai Pepp con esenzioni fiscali: ecco le novità

20 novembre 2025, 12:00 Ultimo aggiornamento: 14:38

La Commissione presenta un pacchetto per garantire un reddito adeguato agli europei durante la pensione. La spinta ai sistemi previdenziali contribuirà anche alla crescita dell’economia. Ma in Italia quasi la metà dei giovani non sa neanche cosa sia la previdenza integrativa

L’Ue si concentra sulle pensioni per completare la Savings and Investments Union, progetto nato per rafforzare i mercati dei capitali europei e mobilitare le risorse dei privati verso le priorità strategiche dell’Unione. Il 20 novembre la Commissione ha adottato un pacchetto di misure pensato per garantire un reddito adeguato agli europei dopo la fine dell’età lavorativa, con un occhio di riguardo alle fasce deboli come donne, giovani e lavoratori precari.

L’obiettivo è migliorare l’accesso alle pensioni integrative più efficienti, senza sostituire quelle pubbliche ma integrandole visto che spesso non garantiscono lo stesso potere economico in un momento storico in cui la vita si è allungata. Ma ci saranno vantaggi anche per la competitività dell’Europa perché, con un sistema pensionistico più efficiente, l’enorme mole di risparmi dell’Ue sarà mobilitata verso le aziende con un’ottica di lungo periodo.

«Le nostre misure forniranno agli europei strumenti migliori per pianificare con fiducia la vecchiaia, sbloccando nel contempo nuove fonti di finanziamento per rilanciare la nostra economia», commenta Maria Luís Albuquerque, commissaria per i Servizi Finanziari. «Esorto tutte le parti interessate, compresi gli Stati membri, a unirsi ai nostri sforzi: un’attuazione efficace a livello nazionale sarà fondamentale per raggiungere obiettivi condivisi».

Le raccomandazioni ai governi

Il piano della Commissione punta innanzitutto a incrementare la partecipazione ai regimi pensionistici complementari: ad oggi solo il 20% degli europei ha aderito a un regime pensionistico professionale e solo il 18% ha un prodotto pensionistico individuale. Per arrotondare questi numeri, Bruxelles ha raccomandato ai governi di prevedere dei meccanismi di iscrizione automatica, con i cittadini contrari che potranno comunque cancellarsi.

L’Ue ha chiesto agli Stati di introdurre anche dei sistemi di tracciamento nazionali per fornire agli europei più trasparenza grazie a una panoramica chiara dei propri diritti, dei costi e delle cifre che dovrebbero ricevere quando andranno in pensione. I Paesi membri dovranno sviluppare inoltre delle dashboard, che li aiuteranno ad avere un quadro più chiaro della copertura, della sostenibilità e dell’adeguatezza dei rispettivi sistemi previdenziali. Le dashboard nazionali confluiranno poi in una più grande piattaforma europea. 

Spinta ai Pepp

Nel pacchetto dell’Ue ci sono anche due proposta legislative, da negoziare con Parlamento Europeo e Consiglio (i governi). La prima punta a modificare la direttiva sugli Enti Pensionistici Aziendali o Professionali (Iorp II) per rimuovere gli ostacoli al consolidamento. Il mercato europeo resta troppo frammentato: circa l’80% degli enti previdenziali gestisce meno di 1 miliardo di asset mentre un terzo ha meno di 25 milioni.

Per favorire le economie di scala Bruxelles semplificherà le procedure transfrontaliere e rafforzerà la cooperazione tra le autorità di vigilanza. In questo modo diminuiranno i costi, mentre l’eliminazione dei vincoli indebiti agli investimenti permetterà agli operatori di diversificare meglio i portafogli. Soprattutto in azioni, in modo da ottenere rendimenti più elevati nelle fasi iniziali, spostandosi poi verso prodotti meno rischiosi e con rendimenti stabili man mano che aumenta l’età. 

L’altra proposta legislativa interverrà invece sul regolamento sui Prodotti Pensionistici Individuali Paneuropei (Pepp), che diventeranno più accessibili e convenienti con l’eliminazione degli ostacoli che ne hanno frenato l’adozione. Il piano prevede due tipologie di Pepp. Uno di base, di facile utilizzo e con focus su prodotti finanziari semplici. E uno su misura, più complesso e che richiederà una consulenza, ma adattabile alle preferenze personali dei risparmiatori più esperti. Per facilitarne la diffusione sarà previsto un trattamento fiscale di favore

In Italia quasi un giovane su due non sa cosa sia la previdenza integrativa

Il problema della previdenza complementare in Italia è più urgente che mai, anche perché sono proprio coloro che ne avrebbero più bisogno, i giovani lavoratori, ad averne la minore consapevolezza. Un sondaggio condotto da Changes Unipol, a cura di Kkienn Connecting People and Companies, svela che più di due lavoratori under 35 su tre (67%) temono il collasso del sistema pensionistico, e molti sono consapevoli che dovranno lavorare fino a 70 anni e che la pensione pubblica non garantirà loro un tenore di vita dignitoso.

Al netto dell’inflazione, in media, un giovane al primo impiego oggi percepirà una pensione di circa 750-900 euro al mese, pari a circa il 45-50% dell’ultimo reddito. Eppure, la previdenza integrativa resta qualcosa di molto remoto: quasi la metà del campione (43%) non sa cosa sia e solo il 9% dichiara di sentirsi davvero informato sul tema. La conseguenza, drammatica, è un tasso di adesione molto basso. Meno di un quarto di chi risparmia ha sottoscritto un fondo pensione o un piano integrativo. Tra le giovani donne la quota scende al 19%: meno di una su cinque. (riproduzione riservata)



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