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L’endorsement di Trump a Meloni raccontato in esclusiva da Class Cnbc è un assist importante per il nostro paese
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L’endorsement di Trump a Meloni raccontato in esclusiva da Class Cnbc è un assist importante per il nostro paese

13 dicembre 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 20:04

Da vedere cosa farà col bitcoin, che ormai è di casa a Wall Street

Che cosa avrà provato e pensato la presidente Giorgia Meloni ascoltando e vedendo in diretta sulla prima televisione finanziaria ed economica d’Italia e del mondo le dichiarazioni su di lei rilasciate dal presidente eletto Donald Trump ai microfoni e davanti alla telecamera di Class Cnbc e di Cnbc, sul floored della Borsa di Wall Street? La nostra Stefania Spatti, l’unica giornalista insieme ai colleghi di Cnbc Usa a poter trasmettere dal floored di Wall Street, ha fermato il presidente Trump dopo che aveva suonato la campanella di inizio delle trattative e visitato la più grande borsa del modo, giovedì 12 dicembre. E come prima domanda Stefania gli ha chiesto un suo giudizio sulla presidente Meloni, che il presidente eletto aveva incontrato anche pochi giorni prima in occasione della riapertura di Notre Dame a Parigi. La risposta di Trump è stata entusiastica con l’uso di parole davvero rare nei giudizi di un presidente del più importane paese del mondo: «I love Italy. E Giorgia Meloni è una fantastica leader e fantastica persona. Parlerò con lei per discutere dell’Europa», sono state le sue parole appunto assolutamente inusuali, anche per l’enfasi, da parte di un presidente americano, anche se Trump è un presidente particolare. E naturalmente, quando la presidente Meloni le ha ascoltate non ha potuto altro che ringraziare: «Grazie al presidente Trump per le sue belle parole».

La ripresa nei media italiani

Ma l’aspetto più sospendente di questa vicenda è il seguito di quelle parole nei giornali e più in generale nei media italiani. Un giudizio così positivo del presidente più potente del mondo è una notizia, indipendentemente dal punto di osservazione dal quale la si recepisce. Ebbene la notizia è stata ripresa correttamente solo dal Corriere della Sera, che si conferma così un giornale che fa prevalere il dovere dell’informazione alla politica, e da alcuni quotidiani orientati a destra e in particolare il Giornale. Su altri non c’è traccia evidente, neppure e anche nel caso solo per criticare questo legame forte fra Trump e la presidente Meloni, mentre gli stessi media non hanno evitato di riportare la copertina di Time con Trump personaggio dell’anno.

Una orrenda deriva dell’informazione.

Conosco personalmente Trump che ho incontrato più volte quando non era ancora in politica al ristorante di Sirio Maccioni Le Cirque, di cui il presidente designato era un grande estimatore e frequentatore al punto da organizzare lì la prima cena di raccolta fondi per la sua prima candidatura. Questo giornale (e quindi io) del presidente Trump non condividiamo le idee, soprattutto quelle sul programma di attuare una politica protezionistica attraverso la barriera di tasse doganali altissime, oltre a non dimenticare l’assalto a Capitol Hill dopo la sconfitta elettorale contro Joe Biden. Ma da italiani non possiamo che essere lieti che, volere o volare, il politico più potente del mondo abbia grande stima della presidente Meloni e che ami l’Italia.

Amore opportunistico o no?

Dichiarazioni di amore e di stima opportunistiche? Ovviamente, anche sì e non vi è dubbio che un’influenza decisiva sulle stesse l’abbia avuta l’amicizia di Giorgia Meloni con Elon Musk che di Trump è per così dire una sorta di guida nei labirinti delle nuove tecnologie, fornendogli non solo conoscenza delle stesse, ma anche sostanziali contributi economici che solo l’uomo più ricco del mondo può erogare, non essendo tuttavia Trump un poveretto sul piano economico.

Ma ragionando da italiani e sapendo quale sia in ogni caso la potenza economica degli Stati Uniti non possiamo che essere lieti che proprio per il legame di stima così clamoroso di Trump verso Meloni e quindi verso chi governa oggi l’Italia sia possibile per il paese migliorare la propria posizione economica.

Con una aggiunta, derivante dalla indubbia abilità della presidente Meloni, dimostrata anche durante la missione in Cina nel luglio scorso: la possibilità che l’Italia sia il primo interlocutore europeo con gli Stati Uniti questi decisivi prossimi anni sia sul piano economico che politico-militare. Conoscere in anticipo le scelte di Trump, come la sua intervista presente su questo numero conferma, ed essere contemporaneamente in stretti rapporti, la presidente Meloni, con la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, in un momento di grave crisi della Germania e della Francia, può permettere all’Italia di avere un ruolo primario per la prima volta in Europa e nel mondo.

Sorprende che queste considerazioni, ritengo oggettive e nell’interesse del paese, non le si ritrovino in molti media di opposizioni. Quando è in gioco l’interesse del proprio paese sia dal punto di vista economico che politico non è proprio il caso (o non dovrebbe essere il caso) di ignorare fatti oggettivamente positivi.

E anche se potrebbe apparire a prima vista paradossale il ruolo che può assumere l’Italia rispetto alla nuova amministrazione americana non è soltanto per i riflessi della politica di Trump verso l’Europa, ma proprio per la schiettezza con cui la presidente Meloni ha affrontato il rapporto con la Cina e per il ruolo fondamentale che verso il paese più grande del mondo ha assunto il presidente Sergio Mattarella, l’Italia può essere determinante nel moderare i rapporti Trump-Cina.

Un regalo di Natale molto particolare

C’è un regalo di Natale molto speciale e particolare. Lo stanno ricevendo coloro i quali hanno creduto e investito nelle criptovalute. A far tornare alla ribalta il Bitcoin è la vittoria elettorale di Donald Trump. Magicamente o quasi la cripto valuta più diffusa è tornata a salire e oggi viaggia sopra i 100.000 dollari per ogni unità.

Questo record fa sì che ragionando su base annua, dall’inizio del 2024 il Bitcoin ha avuto una crescita di quasi il 140%. E più di un esperto della materia ha calcolato che il valore complessivo di tutte le cripto valute ha superato il valore delle azioni del London stock exchange con un valore indicativo di circa 4 trilioni di dollari.

Ma c’è una ragione moto specifica per questo entusiasmo (o euforia) per le criptovalute e a determinarla è stata una delle prime scelte manageriali di Trump cioè la nomina a capo della Securities & Exange commission, cioè l’organo di controllo dei mercati finanziari. Si tratta di Paul Atkins, che finora aveva fatto l’avvocato difensore delle criptovalute. Appare così evidente che la nuova amministrazione americana è decisamente favorevole allo sviluppo delle criptovalute, puntando a far essere gli Stati Uniti l’eldorado dei Bitcoin e delle altre valute digitali. Lo si capisce ancora meglio quale sarà la tendenza, se si tiene conto che una senatrice della destra trumpiana ha elaborato una proposta perché l’amministrazione statunitense si crei una riserva di almeno 1 milione di Bitcoin.

Le cripto valute hanno avuto il primo boom otto anni fa e poi tre anni fa. E il fatto più rilevante è che a modellare il Bitcoin non sono più i fanatici delle cripto ma anche il mondo degli investimenti classici. È questo un cambiamento che avrà effetti enormi perché tende a far diventare ordinari gli investimenti in criptovalute.

Cosa sono le criptovalute

Per questo trend inarrestabile di questo tipo di investimenti e ora patrocinato dall’amministrazione Trump con la nomina decisiva dell’avvocato Atkins al vertice del’organo di controllo dei mercati finanziari è quantomai necessario capire bene che cosa sono le criptovalute. È «il nome dato a un ampio gruppo di asset digitali che ha esordito nel 2009 appunto con il Bitcoin. Ce ne sono migliaia ma solo una decina hanno dimensioni apprezzabili e un potenziale futuro. Intorno al Bitcoin c’è appunto molto clamore perché alcuni pensano che diventerà anche moneta di riserva del mondo mentre altri pensano che più semplicemente continuerà a salire di valore e renderà ricco chiunque lo possiede. Altri pensano (evidentemente non Trump) che sia una moda o una catena di Sant’Antonio. Mettendo da parte il valore, l’uso fondamentale del Bitcoin, la sua utilità indiscussa è che permette a due persone qualsiasi, ovunque nel mondo solo con una commissione internet, di fare un trasferimento di valore in pochi minuti senza intermediario. Con bitcoin si può inviare 1 milione di dollari a qualcuno, pagare una piccola tassa di transazione, e avere lo scambio regolato in 10 minuti o anche meno. Nessuna banca, nessun cambio. Con questa tecnologia, tutto ciò può essere digitalizzato e scambiato in modo velocissimo…».

Quanto precede è solo la prima parte di spiegazione del fenomeno criptovalute leggibile sul sito di Milano Finanza, digitalizzando cosa sono le criptovalute; a seguire c’è anche la spiegazione di come funzionano le criptovalute e quindi chi controlla i computer per questo uso e c’è anche a risposta a come è iniziato tutto ciò; quanto vale un Bitcoin; come si fa a comprarne uno; da cosa occorre stare in guardia se si vuole fare questo tipo di investimento; con un glossario completo del settore.

Il fattore hedge fund

Con l’acquisizione di queste informazioni sarà molto più facile capire che cosa sta succedendo. Tenendo tuttavia conto che sono gli hedge fund i maggiori investitori in criptovalute. E per chi si è lanciato(tuttavia prudenza!, mi raccomando) i risultati finora sono stati ottimi. Per esempio, esiste un fondo di bitcoin di BlackRock che era cresciuto talmente tanto da essere il quarto ETF più grande nel mondo degli hedge fund con un valore di 38 miliardi. E il trend di investimento in cripto valute da parte degli hedge fund tradizionale risultata registrare una crescita al 21% al 47%.

Ma l’istituzionalizzazione di questo mercato nel cui processo Trump ha compiuto un atto decisivo con la nomina di un professionista del settore a presidente dell’organo di controllo Securities and exchange commission, dovrebbe da una parte sviluppare il fenomeno e dall’altro istituzionalizzarlo quindi renderlo meno spettacolare sia nelle crescite di valore che nelle cadute. In altre parole, l’obiettivo (per vari versi condivisibile) è quello di rendere questo mercato più in sintonia, per gli alti e i bassi, col mercato finanziario ordinario. A meno che Trump non voglia essere estremo anche nei mercati finanziari. Una ipotesi che ha pochi sostenitori. Certo che il movimento nel settore è molto forte.

A proposito del pil mondiale

Sembra impossibile con le numerose guerre in corso, le incertezze elettorali in Francia e Germania, ma anche in India e la possibile guerra di Trump alla Cina con l’innalzamento di barriere doganale ai prodotti di Pechino. Sembra impossibile che nonostante tutto ciò il Fondo monetario internazionale (Fmi) abbia emesso una previsione di crescita del pil mondiale di almeno il 3,2%. Ma appunto l’Fmi ragiona a livello globale e quindi non indica la grande differenza che si sta delineando fra paesi che crescono e paesi che regrediscono.

Per questo un organismo rispettabile ha condotto uno studio usando cinque indicatori economici fondamentali per verificare intanto chi nel 2024 è andato meglio e chi peggio fra i vari paesi del mondo. Naturalmente c’è chi ha vinto e chi ha perso.

A vincere sono i paesi del bacino del mediterraneo con in testa la Spagna, anche con la Grecia e l’Italia. Ci sono poi la Danimarca e l’Irlanda che fanno la cinquina di paesi in positivo.

All’opposto si sa che le delusioni maggiori arrivano dalla Gran Bretagna e dalla Germania e dalla Lettonia e Estonia, cioè i due paesi baltici, che erano già ultimi in questa classifica anche due anni fa.

Ma per il pil globale del mondo è stata fondamentale la performance degli Usa, dove i consumatori hanno speso senza paura.

Chi colpisce in modo particolare è stata la Spagna che ha avuto una crescita del pil del 3% nonostante lo scontro politico che è seguito a elezioni dall’esito dubbio. Evidentemente il governo precedente aveva impostato un piano di crescita molto solido.

Il Giappone, che aveva abituato a crescite spettacolari, andrà bene se chiuderà l’anno con un misero più 0,2%. Anche un paese dall’economia solida come la Corea del Sud chiude male, essendo scivolato per il tentativo di autogolpe dello presidente.

In chiave generale si è registrata una riduzione dell’inflazione globale, ma si è registrato il mantenimento di prezzi molo alti nei servizi. E questa è la causa del cattivo andamento dell’economia sia della Gran Bretagna che della Germania, con una inflazione di fondo appunto elevata. Dall’altra parte del mondo, in Australia è l’aumento dei costi delle abitazioni che ha reso molto significativa l’inflazione. Mentre nonostante il non buon andamento del pil sia la Francia che la Svizzera sono riuscite a contenere l’inflazione addirittura sotto il 2%.

Ultimo significativo indicatore è quello della disoccupazione, con effetti sociali gravi. Ma in realtà è andata quasi dovunque meglio del previsto nonostante l’avanzamento dell’AI e anche dei tassi di interesse. È l’Europa meridionale che ha una disoccupazione alta in realtà ha registrato miglioramenti significativi. La Spagna ma anche l’Italia sono scesi al minimo storico degli ultimi 10 anni. E in particolare l’Italia ha avuto una riduzione della disoccupazione dell’1,4%. Qualcuno non ci crederà, ma questi sono i numeri del Fondo monetario internazionale. (riproduzione riservata)



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