Altro che nazionalismo alla francese. Complice una situazione di caos politico e incertezza economica senza pari nella storia recente, l’alta finanza transalpina sta facendo le valigie e cercando nuove mete per spostare fondi e capitali. La prima scelta? Niente meno che Milano: secondo quanto riportato dal quotidiano Les Echos, per spingere l’élite finanziaria a scegliere la metropoli lombarda è nato nella City di Parigi perfino un movimento informale formato da manager, banker e gestori di grandi fondi: «Choose Milano», per l’appunto.
In modo discreto e senza troppi squilli di tromba il movimento sta prendendo forma, alimentato dalla proposta della tassa sui miliardari avanzata dall’economista Gabriel Zucman che non dispiacerebbe all’Eliseo. A questo, ricorda il quotidiano d’Oltralpe, si aggiunge il regime fiscale particolarmente favorevole agli espatriati che sta attirando banker, asset manager e investitori di private equity.
Tuttavia, non si tratta di un semplice esodo dettato dal peso fiscale: l’arrivo dei finanzieri francesi nella capitale economico-finanziaria della Penisola risponde a una strategia geopolitica e finanziaria. La prova più evidente è lo spread: quello tra Italia e Germania è sceso la scorsa settimana sotto i 70 punti base, mentre quello tra Oat e Bund viaggia intorno ai 75. Morale: l’Italia è oggi percepita dalle agenzie di rating come più affidabile di Parigi.
Una terra di crescita e opportunità, insomma. La stessa Piazza Affari, seppur orfana di ipo di peso, si sta consolidando sempre più come polo finanziario del Mediterraneo: e i francesi vogliono approfittarne. Secondo i dati Aifi, nel decennio 2014-2023 gli operatori francesi hanno superato gli anglosassoni nel numero di operazioni realizzate in Italia. Accanto ai colossi Pai, Ardian, Tikehau ed Eurazeo, si trovano Abenex, Andera Partners, Capza, Eiffel Investment Group, Siparex e nuovi arrivi come Montefiore Investment, Ring Capital e Sienna Private Equity.
Tra gli espatriati più convinti c’è Yoël Zaoui, membro del board di Prada trasferitosi da Londra a Milano: «La città offre un mercato dinamico e un settore finanziario solido», ha detto al quotidiano francese. I gestori di fondi convergono peraltro su un punto: il sistema imprenditoriale offre un portafoglio diversificato e di qualità, fatto di piccole imprese e aziende di media dimensione nei settori manifatturiero, moda, lusso, food & beverage, tecnologia, ma anche startup ad alto potenziale.
«Il mid-market è il nuovo Eldorado», sostiene Stefano Zavattaro di Capza Italia, «soprattutto da quando le banche tradizionali hanno ridotto la loro presenza in questa fascia». Le pmi italiane, come noto, sono spesso ben gestite ma sottocapitalizzate o senza successori, e quindi sempre più aperte ai finanziamenti internazionali. Un’occasione d’oro per gli operatori del mid market transalpini, e non solo.
Il capitolo più determinante è la tassazione. Il regime fiscale per gli espatriati è a oggi un enorme incentivo: consente infatti a chi non è stato residente fiscale in Italia nei due anni precedenti il trasferimento di beneficiare di un'aliquota ridotta del 30% sul 70% del reddito da lavoro dipendente.
Per manager ben retribuiti, il risparmio rispetto alla tassazione francese può essere enorme. Per i patrimoni molto elevati inoltre la flat tax che è stata innalzata a 300 mila euro nel 2026 permette di limitare fortemente l’imposizione sugli asset globali. Il boom di richieste lo conferma: gli iscritti al Consolato francese di Milano, conclude Les Echos, sono cresciuti da 18.220 nel 2021 a 21.045 nel 2024. (riproduzione riservata)