«Non sono nel campo della bolla. Le infrastrutture per l’intelligenza artificiale su cui si sta investendo faranno nascere le prossime Google e Amazon. Dopo tre anni di rialzi di borsa impressionanti, il trend è ancora sano ma le correzioni potranno essere anche profonde. La sorpresa più pericolosa potrebbe essere l’infazione».
Tommaso Corcos, responsabile della struttura Wealth Management Divisions di Intesa Sanpaolo, ha fatto il punto con Class Cnbc sull’anno dei mercati finanziari, sui rischi che potrebbero emergere nel 2026 e sulle strategie del gruppo per far crescere il risparmio gestito, rafforzando il ruolo della consulenza e delle sinergie tra asset management, private banking e assicurazioni.
Domanda. Corcos, lei per capire come sarà il 2026 è appena andato in Cina. Quale idea si è fatto?
Risposta. La cosa che colpisce di più è l'accelerazione del livello tecnologico, la disponibilità di capitale, di materiale e di risorse umane di altissima qualità. Ho incontrato una quindicina di aziende, dall'automotive al biotech, dai robot umanoidi alle piattaforme. Dietro la loro velocità ci sono una regia unica e una strategia molto diversa rispetto a quella americana. I cinesi spingono l’AI in tutti i settori che reputano chiave, per facilitare la penetrazione. Gli americani sono più concentrati sulle piattaforme. Penso che sarà uno dei temi dominanti del nuovo anno.
D. E dall’anno che si sta chiudendo che cosa ha imparato?
R. È stato un anno straordinariamente positivo. I mercati hanno fatto molto meglio di quanto ci si potesse attendere in un contesto geopolitico complesso. Le tensioni sono state evidenti, per la nuova competizione globale e la pressione della Cina sul settore manifatturiero. Mi ha sorpreso in particolare la forza delle borse europee, che hanno sovraperformato anche Wall Street.
D. Oggi è tutto caro?
R. Alcuni mercati sono certamente costosi e i multipli sono elevati, ma dietro c’è una crescita degli utili significativa, soprattutto negli Stati Uniti. Dove c’è maggiore visibilità sulla crescita è naturale che i prezzi riflettano questa aspettativa.
D. I titoli dell’AI stanno rallentando. Oracle e Broadcom hanno battuto le stime ma sono crollate. Gli investitori sono spaventati dal livello di investimenti. Primi segnali di bolla che si sgonfia?
R. No, non credo che siamo in una bolla. I paragoni con il 2000 sono fuorvianti. Allora si costruirono infrastrutture che sembravano sovradimensionate, ma che hanno poi dato vita ai grandi player di oggi. Oggi vediamo un’accelerazione tecnologica reale, con investimenti enormi che stanno creando le basi per una nuova fase di sviluppo legata all’intelligenza artificiale.
D. Non teme un eccesso di investimenti rispetto alla domanda reale?
R. Il punto è che oggi competono molte piattaforme, ma storicamente sappiamo che alla fine ne sopravviveranno poche. Le infrastrutture resteranno, mentre le aziende cambieranno. Non vedo però un disallineamento drammatico tra investimenti e crescita potenziale.
D. Resta ottimista sulle azioni anche per il 2026?
R. Sì, pur sapendo che dopo tre anni eccezionali sono possibili correzioni anche violente. Il trend di fondo resta sano. I rischi principali sono un ritorno dell’inflazione e un cambio di scenario sui tassi.
D. I tassi potrebbero tornare a salire?
R. Sulla parte lunga della curva stiamo già vedendo un riavvicinamento ai massimi del range. Il mercato oggi sconta circa 50 punti base di tagli Fed, ma molto dipenderà dall’andamento dell’economia e dell’inflazione.
D. Altro rischio: investitori troppo esposti e poca liquidità.
R. È vero. I livelli di cash sono bassi e questo può amplificare eventuali correzioni, soprattutto tra gli investitori istituzionali.
D. Il Btp continua a sorprendere, con lo spread sotto 70 punti. C’è ancora spazio di discesa?
R. Lo spazio c’è, anche se più limitato. È una performance legata anche alla credibilità del percorso di consolidamento del debito. Il Paese, pur con difficoltà, sta andando nella direzione giusta.
D. Resta il nodo dei 1.800 miliardi fermi sui conti correnti. Perché è così difficile attivarli?
R. Manca coerenza tra obiettivi e orizzonte temporale. Se si investe per la pensione non ha senso controllare il rendimento ogni settimana. Oggi circa il 30% delle attività finanziarie degli italiani è in liquidità, con una perdita significativa di potere d’acquisto negli ultimi dieci anni. Serve educazione finanziaria e un corretto inquadramento dei bisogni, inclusa la protezione assicurativa.
D. Come si chiude l’anno per le divisioni Wealth Mangement di Intesa Sanpaolo?
R. Molto bene. Asset management, private banking e assicurazioni hanno performato tutte positivamente e le sinergie tra le divisioni stanno funzionando. Ci stiamo avvicinando alla soglia dei mille miliardi di masse, un traguardo anche simbolico.
D. La crescita futura passerà da operazioni straordinarie?
R. Il nostro consigliere delegato Carlo Messina si è già espresso in maniera chiara: in questo momento non ci sono operazioni sul tavolo. Il gruppo è focalizzato sul rafforzamento delle sinergie interne e sulla crescita internazionale, in particolare in Lussemburgo e Svizzera, dove vediamo opportunità interessanti.
D. Intanto state preparando il nuovo piano industriale. Che posto avrà il wealth management?
R. Previdenza, protezione e consulenza integrata saranno pilastri fondamentali. In un contesto complesso come quello attuale la capacità di accompagnare clienti e imprenditori con una visione a 360 gradi farà la differenza. (riproduzione riservata)