Il nuovo presidente argentino Javier Milei ha dichiarato di voler lanciare una rivoluzione a favore del libero mercato nell’economia del Paese, da tempo in difficoltà, attraverso il taglio di migliaia di posti di lavoro statali e la semplificazione delle normative in vari settori, dalle procedure di divorzio al prezzo del latte. Tuttavia, dopo meno di due mesi alla guida della terza economia più grande dell’America Latina, Milei, che si autodefinisce anarco-capitalista, si trova già ad affrontare oppositori sia nelle strade che nel Congresso, dove alcune sue riforme sono state bloccate. Attualmente, il tasso di inflazione dell’Argentina è il più alto al mondo e supera persino quello del Venezuela.
In un’intervista al Wall Street Journal, Milei ha dichiarato che non rinuncerà alla promessa elettorale di scuotere l’economia controllata dallo Stato, nonostante le potenziali conseguenze negative nel breve termine. «Non c’è un piano B», ha dichiarato presso la Casa Rosada, il palazzo presidenziale di colore rosa nel centro di Buenos Aires. «Non c’è spazio per i sentimenti, per le emozioni. Non mi posso permettere questo lusso. Ci sono 47 milioni di persone che attendono risposte», ha aggiunto.
L’inflazione argentina, attestata al 211%, è prossima a raggiungere il suo picco, ha anticipato Milei, prevedendo che «entro due anni l’avremo sicuramente abbattuta». Nell’ultimo mese, la banca centrale ha incrementato le sue riserve di valuta estera, un tempo esaurite, di 5 miliardi di dollari.
Milei ha avviato il processo di abolizione delle normative che da tempo soffocano le imprese, tra cui i controlli sui prezzi dei prodotti alimentari e le restrizioni sugli affitti che hanno provocato una crisi degli alloggi. Il neo presidente ha inoltre promulgato centinaia di modifiche e presentato al Congresso una legge Omnibus mirata a ridurre il ruolo dello Stato nell’economia. «Questo rappresenta solo una frazione delle riforme che intendiamo proporre; una volta approvate queste leggi, siamo pronti a presentare ulteriori proposte», ha dichiarato Milei.
Dimostrare un miglioramento dell’economia è essenziale se Milei vuole evitare i disordini che si sono verificati durante la crisi finanziaria argentina del 2001-02, che ha portato a un susseguirsi di cinque presidenti in due settimane e a rivolte che hanno causato più di 30 morti.
Milei, 53 anni, seduto su una sedia dorata nel suo sontuoso ufficio presidenziale, ha liquidato come «sciocchezze» le preoccupazioni sulla sua capacità di attuare il programma. Ha affermato che avrà successo dove i suoi predecessori hanno fallito perché è un economista «iperortodosso e libertario». «Sono ancora un outsider», ha sottolineato. «Interpreto il mio mandato come un lavoro. Mi è stato assegnato il compito di mettere ordine nell’economia». Milei potrebbe beneficiare di alcuni fattori favorevoli: le previsioni indicano un abbondante raccolto di grano per quest’anno e l’apertura di un nuovo gasdotto per il gas naturale dovrebbe ridurre i costi energetici.
Milei considera l’Occidente come l’alleato naturale dell’Argentina, un’inversione di tendenza rispetto ai suoi predecessori che si erano schierati sempre più con i rivali degli Stati Uniti, dalla Russia alla Cina al Venezuela. I Paesi che Milei prende come modello includono l’Irlanda, l’Australia e la Nuova Zelanda. Ha dichiarato di ispirarsi al profeta biblico Mosè e a Margaret Thatcher, un’affermazione insolita per un argentino, specialmente alla luce della guerra delle Falkland del 1982 tra la Gran Bretagna e la giunta militare che governava l’Argentina. Milei ha affermato che lui e il segretario di Stato britannico per gli Affari Esteri, David Cameron, avranno «un rapporto adulto» per discutere delle divergenze territoriali.
«L’Argentina deve tornare in Occidente, ma allo stesso tempo deve far notare all’Occidente che si è allontanato dalla retta via, proprio come ho fatto io al World Economic Forum», ha detto Milei, facendo riferimento a un discorso tenuto all’inizio del mese a Davos, in Svizzera, che ha ricevuto gli elogi di Elon Musk e dell’ex presidente Donald Trump.
Nonostante abbia deciso che l’Argentina non accetterà l’invito a entrare nel gruppo dei Brics, che comprende Cina e Russia, Milei ha negato di aver «rotto» i legami con la Cina, uno dei principali partner commerciali dell’Argentina: «È vero che non stringerò alleanze con i comunisti, ma è necessario separare le questioni geopolitiche da quelle commerciali»
Il presidente ha poi sottolineato che l’Argentina necessita di investimenti stranieri per assicurare una ripresa più rapida dell’economia e ha annunciato la sua volontà di proseguire con i piani di privatizzazione delle imprese statali. «Venderò tutto ciò che posso vendere al più presto», ha dichiarato, precisando che la vendita della quota di maggioranza dell’Argentina nella compagnia energetica statale Ypf, espropriata nel 2012, non è più una priorità, poiché comporterebbe «una grande perdita di valore per gli argentini». (riproduzione riservata)
