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L’Europa deve costruirsi l’autonomia strategica: un investimento che rende anche il 20%. Ecco i fondi specializzati e a cosa stare attenti
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L’Europa deve costruirsi l’autonomia strategica: un investimento che rende anche il 20%. Ecco i fondi specializzati e a cosa stare attenti

12 dicembre 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2025, 12:01

I gestori europei iniziano a scommettere sui maxi piani Ue per conquistare autonomia nei settori strategici, con fondi che hanno reso fino al 20% nel 2025. Dentro c’è anche molta Italia. Ma attenzione alla composizione

La miglior difesa è l’attacco. Nel duello economico tra Usa e Ue si impone una legge non scritta: chi teme di perdere peso sferra l’assalto per primo. In altre parole quando la concorrenza globale si fa serrata, a guidare le strategie politiche non è sempre la forza, ma la paura di restare indietro.

Trump e Musk all’attacco

E nell’ultima settimana l’offensiva Usa contro l’Ue ha raggiunto livelli mai visti dopo che Elon Musk, il proprietario del social media X (l’ex Twitter), a seguito della multa da 120 milioni di euro inflitta dalla Commissione europea per violazione delle regole digitali (Digital services Act), ha chiesto che l'Ue venga abolita sostendo che non è più una democrazia. Trump gli ha fatto eco aggiungendo che la sanzione della Commissione «è stata cattiva» e che l'Europa «sta andando in una brutta direzione».

Una svolta storica

Una presa di posizione che mette sempre più in crisi la storica alleanza tra Usa ed Ue ma che sta anche dando all’Europa l’occasione per rinnovarsi. «In un mondo trasformato dagli shock geopolitici e dalle rivalità tecnologiche, l'Europa si trova ad affrontare una questione semplice ma urgente: può continuare a essere padrona del proprio destino?» si chiede Anthony Penel, gestore del fondo Mission Europa di Edmond de Rothschild Am. Il fatto è che «le recenti dinamiche geopolitiche – dalle politiche di Trump alla guerra in Ucraina, fino al riemergere delle tensioni commerciali – hanno evidenziato la dipendenza dell’Europa da grandi attori internazionali i cui interessi non sempre coincidono con quelli del continente», aggiunge Raphael Thuin, head of capital market strategies di Tikehau Capital, «e questa maggiore consapevolezza si sta traducendo in un’ingente allocazione di capitali volta a rafforzare la resilienza e l’autonomia dell’Europa nei settori strategici. Storicamente, l’allineamento dei portafogli ai programmi di stimolo fiscale e di spesa pubblica ha spesso sostenuto performance strutturali nel lungo periodo».

Il gestore punta sull’Europa

In questo contesto arriva l’appoggio dei gestori dei grandi fondi europei, da Société Générale, fino a Amundi, Invesco e Dws, che nelle loro strategie per il 2026 puntano sulle borse europee che offrono valutazioni e spazi di rialzo maggiori rispetto a Wall Street. Ma di recente alcuni asset manager europei hanno anche lanciato fondi ad hoc proprio per cavalcare il tema della sovranità dell’Ue. Si tratta di comparti azionari che espongono i portafogli sulle aziende che favoriscono la spinta dell’Europa verso una maggiore autonomia e stabilità nei settori chiave per proteggere i propri interessi geopolitici, economici e tecnologici ispirandosi all’agenda europea da oltre mille miliardi di euro per gli investimenti in queste aree.

Ancora nuovi lanci

L’ultimo arrivato sul mercato, il 4 dicembre, è il fondo European Autonomy Equity di Candriam che investe in cinque pilastri: tecnologia, innovazione sanitaria, transizione energetica, aerospazio e difesa, materiali strategici. «L'era della globalizzazione guidata dagli Usa sta cedendo il passo a un mondo caratterizzato da una crescente competizione di potere, dal nazionalismo economico e da crescenti tensioni geopolitiche», osserva Johan Van der Biest, capo dell’azionario tematico di Candriam. «Le guerre commerciali, i cambiamenti nelle alleanze energetiche e il rafforzamento di politiche industriali nazionali non sono più eventi episodici. Per gli investitori questo segna un cambiamento critico che si sta verificando in modo diverso nelle varie regioni. In Europa, la frammentazione geopolitica ha rafforzato la spinta verso l'autonomia strategica. Non si tratta di una scelta ideologica, che rischia di sfociare nell’isolazionismo ma di una reale necessità economica per ridurre la dipendenza dall’esterno e promuovendo al contempo l'innovazione e la leadership industriale».

I maxi programmi di investimento

Il gestore ricorda che il «piano Draghi ha rafforzato iniziative come l’Eu Chips Act, il RePowerEu e Horizon Europe che canalizzano ingenti risorse nel rafforzamento di settori chiave. Se si considerano anche i programmi europei più ampi, come REarm Europe, InvestEu e alcuni punti del NextGenerationEu, il finanziamento totale legato all'autonomia strategica supera 1,5 mila miliardi». Dall'inizio del 2025, aggiunge Damien Mariette, gestore del European Strategic Autonomy di Cpr Am (gruppo Amundi, pioniere del segmento avendo lanciato il fondo nel marzo del 2023)  che nel 2025 ha reso il 20%, «il tema ha subito un'accelerazione grazie a numerose iniziative di rilievo: InvestAI, un'iniziativa sostenuta dalla Commissione per mobilitare circa 200 miliardi di euro e costruire gigafactory e infrastrutture per l'IA, ReArm Europe / Readiness 2030, un programma su larga scala per rafforzare le capacità di difesa e aumentare i budget destinati alla difesa. Tali piani creano una domanda sostenuta, migliorano la sostenibilità economica dei progetti e riducono i percorsi di adozione commerciale».

Un megatrend di lungo periodo

Tutto questo, secondo Van der Biest, «permette di identificare opportunità di investimento a lungo termine in settori quali infrastrutture, industrie strategiche, difesa e materiali critici». In pratica, «la sovranità europea è un megatrend strutturale e di lungo periodo, con un potenziale di performance significativo per gli investitori», fa eco il gestore di Tikehau Capital che nel 2024 ha lanciato il Tikehau European Sovereignty, con focus ai filoni di difesa, competitività tecnologica, infrastrutture critiche, autonomia sanitaria, rinascita industriale (+15% nel 2025). «European Sovereignty investe anche in Italia perché il tessuto industriale italiano, insieme alla presenza di diversi grandi gruppi innovativi, in particolare nei settori della difesa e dell’autonomia industriale, rende il Paese una componente rilevante del nostro universo», dice Thuin.

I prossimi temi

Guardando al futuro, la sovranità continuerà ad evolversi oltre la sola difesa. «Dopo una forte attenzione del mercato alle società legate alla sicurezza, stanno emergendo nuovi temi: le necessità di energia, il completamento dell'Unione bancaria e la creazione di una vera e propria Unione del risparmio e degli investimenti. Le fusioni bancarie transfrontaliere a lungo discusse, ma raramente realizzate, potrebbero finalmente prendere piede per ridurre la frammentazione e creare istituzioni di dimensione europea», afferma il gestore del fondo Mission Europa di Edmond de Rothschild Am, avviato lo scorso giugno.

I titoli in portafoglio

Guardando il suo portafoglio si nota che l'Italia occupa un posto di rilievo in questo comparto. «Oltre al suo ruolo storico di firmataria fondatrice del Trattato di Roma, ospita attori chiave nei settori della difesa, delle infrastrutture energetiche e dell'aerospaziale. Aziende come Leonardo, Terna o Avio dimostrano come l'Italia contribuisca alla sovranità tecnologica e strategica dell'Europa. Il fondo è quindi sovrappesato sull'Italia rispetto all’indice Msci Europe», prosegue Penel.

Oltre ai titoli italiani, tra le partecipazioni significative del veicolo di Edmond de Rothschild Am figurano «Asml, pietra miliare dell'autonomia tecnologica europea, Dassault Aviation, produttore del caccia Rafale, e la svedese Saab, operatore integrato nel settore della difesa», dice Penel.

I rischi per il risaprmiatore

Mentre nel comparto di Amundi spiccano Asml, Banco Santander, Prysmian, Siemens, Airbus, Allianz, Infineon, Compagnie de Saint Gobain, Unicredit e Commerzbank. Nel caso di Tikehau European Sovereignty Fund tra le azioni più rappresentate ci sono Asml, Sap, Rheinmetall, Schneider, Airbus, Gaz Transport, Roche, Safran, Legrand e Iberdrola. Ora la sfida per i risparmiatori è però selezionare i fondi che diano una esposizione il più fedele possibile a queste tematiche strategiche, un obiettivo che i gestori dichiarano sulla carta di voler raggiungere.

I motivi per investire

Perché un investitore dovrebbe mettere in portafoglio un veicolo di questo tipo? «Sebbene riteniamo che i titoli tech Usa continueranno ad avere un ruolo molto rilevante nei portafogli, crediamo al tempo stesso che investire in aziende europee, attive in settori chiave e strategici, possa apportare un importante elemento di diversificazione. In questo modo, gli investitori possono mitigare il rischio che deriva da un’eccessiva concentrazione attorno a pochi nomi e a un solo settore», afferma Van der Biest. E il momento non potrebbe essere più critico: «L'Unione europea si trova a un punto di svolta in cui i prossimi 20 anni potrebbero determinare la sua rilevanza globale. Senza progressi decisivi in materia di difesa, innovazione ed energia sicura e accessibile», sostiene Penel «l'Europa rischia di scivolare in una condizione di dipendenza strategica. Ma agendo ora, può consolidare un modello di resilienza e rinnovata competitività in grado di affrontare le sfide del secolo. Questo segna l'inizio di una nuova fase nella costruzione europea, in cui le istituzioni e i governi nazionali si muovono insieme per ricostruire la sicurezza, la capacità energetica, l'innovazione e la forza finanziaria». (riproduzione riservata)



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