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Investire ancora in intelligenza artificiale? Sì, ma ora bisogna selezionare i titoli giusti: le scelte dei gestori

09 gennaio 2026, 21:00 Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2026, 12:35

I money manager cercano alternative contro il rischio bolla. Non necesarriamente nel mercato Usa

L’incognita di portafoglio maggiore in questo inizio di 2026 riguarda la tenuta dei titoli tech e dell’intelligenza artificiale. L’indice Msci World Technology in dollari tratta a quasi 26 volte gli utili attesi, ben più delle 20 volte dell’Msci World: numeri che evocano quelli delle valutazioni gonfiate della bolla dot-com di inizio anni Duemila. Secondo Marco Piersimoni, co-head of multi asset Euro di Pictet Asset Management, si tratta però di «un paragone fuorviante. Allora si investiva in idee e promesse di rivoluzione tecnologica, oggi si investe in profitti. Le grandi società tecnologiche generano flussi di cassa enormi e sono finanziariamente solide».

I fondi per investire in tecnologie a AI

Per approcciarsi al settore tecnologico globale ci sono anche vari fondi attivi: la classifica elaborata da Fida ne riunisce dieci, ordinati per rendimento nell’ultimo anno. La loro performance media è del 20,5%, con punte sopra il 37%: niente male se si considera che nelle stesso lasso di tempo l’indice Msci World Technology in euro (affossato dall’effetto cambio con il dollaro) ha guadagnato appena l’8%. La performance dei fondi in tabella sale al 97% medio in un’ottica triennale, ma scende al 76% su una prospettiva quinquennale (in mezzo c’è stato il 2022, un anno nero per i mercati azionari). Il tutto con costi medi dell’1,7%, che arrivano anche al 2,7%: si tratta di profili commissionali piuttosto elevati.

Ora è tempo di cercare un ritorno sugli investimenti

Tra i primi fondi per rendimento annuo spicca il Next Generation Mobility di Neuberger Berman, con una performance del 21,2% (e costi dell’1,7%). Si tratta, come suggerisce il nome, di un comparto verticale all’interno del più vasto settore tecnologico, che cerca di catturare opportunità nel più vasto megatrend dei trasporti del futuro.

Parlando più in generale delle prospettive per il settore tech Rebekah McMillan, associate portfolio manager multi-asset, segnala i rischi della cascata di investmenti in AI: «Il ciclo è ancora agli inizi, ma è ad alta intensità di capitale e caratterizzato da un'offerta limitata». Gli investimenti in conto capitale (capex) dei cosiddetti hyperscaler «sono in forte aumento, finanziati in gran parte dal flusso di cassa attuale, ma l'aumento delle emissioni e debiti nel settore aggiunge un rischio di finanziamento se i rendimenti deludono o i mercati dei capitali si restringono durante la transizione da una narrativa basata sugli investimenti in conto capitale a una basata sul ritorno sugli investimenti».

La carta delle infrastrutture AI

Tra i fondi in graduatoria Fida c’è anche il Global Technology di Columbia Threadneedle Investments, che nell’ultimo anno ha messo a segno una performance del 20%, peraltro con i costi più bassi della rosa (0,85% annuo). Paul Wick, gestore del comparto, ritiene che oggi «il modo più solido per cogliere il potenziale dell’intelligenza artificiale all’interno dei mercati quotati» sia quello «dell’infrastruttura AI, un segmento dove la sola spesa per i data center cloud statunitensi da parte dei principali operatori dovrebbe superare quest’anno i 415 miliardi di dollari, con un incremento del 64% su base annua».

Occhi puntati anche sul settore delle apparecchiature per semiconduttori, dove il money manager mantiene «una visione positiva su titoli come Lam Research, Applied Materials e Teradyne per la loro forza nei sistemi di produzione e nei test, mentre Broadcom rimane un leader riconosciuto nei circuiti integrati».

Obiettivo redditività

Il fondo International Technology di AllianceBernstein ha realizzato lo scorso anno un rendimento del 16,2%, con costi del 2%. In merito ai titoli AI, oggi «la selettività diventa cruciale», osserva Lei Qiu, gestore del comparto. «La capacità di un’azienda di mantenere pricing power e generare profitti sarà il vero discriminante». Quali sono le caratteristiche dei titoli a cui guardare ora? «Cerchiamo sia società con proprietà intellettuale fortemente differenziata, sia franchise consolidati che sfruttano l’AI per rafforzare vantaggi competitivi già esistenti. In entrambi i casi, è essenziale che esista un percorso credibile verso la redditività», osserva il money manager.

Uno sguardo a Oriente

Con il comparto Sustainable Future Connectivity Fineco Asset Management (Fam) ha messo a segno nell’ultimo anno una performance del 16%, seppur con i costi più elevati di tutta la classica Fida (2,65%). Nel suo outlook per il 2026 Lorenzo Di Pietrantonio, responsabile investimenti della società di gestione, invita a rivolgere lo sguardo verso Oriente, e in particolare alla Cina. «Nel 2026 potrebbero esserci ulteriori margini di apprezzamento per l’azionario del Dragone, sostenuti dalla leadership tecnologica di molte aziende e da valutazioni tuttora inferiori rispetto ai mercati sviluppati». In tutto ciò, aggiunge il money manager, la Cina ha dimostrato di saper essere competitiva nella partita dell’AI, «anche alla luce delle capacità del Paese di competere limitando i costi».

Come evitare la iper-concentrazione

Tra gli strategist l’umore generale è abbastanza chiaro: il rischio di una bolla non dovrebbe esserci, almeno per ora, ma è comunque opportuno pensare alle alternative. In altre parole: evitare una iper-concentrazione di portafoglio in pochi nomi del tech Usa, legati nella maggior parte dei casi al trend dell’intelligenza artificiale. Lo ricordano anche da Invesco Strategy & Insights: «Riteniamo che il tema AI possa proseguire, ma i rendimenti dovrebbero dipendere sempre più dalla crescita degli utili piuttosto che da valutazioni in aumento». Nel frattempo, segnalano i money manager, «preferiamo ribilanciare i portafogli per gestire al meglio l’aumento dei rischi di concentrazione e di valutazione. Evidenziamo inoltre altre opportunità legate all’AI con valutazioni più interessanti, in particolare tra i titoli tecnologici cinesi». (riproduzione riservata)



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