«Lasceresti che strumenti di intelligenza artificiale come ChatGpt intervengano nel tuo portafoglio di investimento?». Questa la semplice domanda che il broker eToro ha rivolto a un campione di 11 mila investitori individuali in 13 Paesi del mondo, di cui 1.000 in Italia.
La risposta fa sicuramente riflettere: il 13% del campione complessivo ha dichiarato che già sta usando ChatGpt e simili per costruire i suoi investimenti, e il 40% che intende farlo in futuro. Si tratta del 53% del totale, in crescita di tre punti rispetto alla rilevazione dello scorso anno.
Se si analizza lo spaccato per singole classi di età si rilevano i dati più interessanti. Ad esempio, le statistiche sulla Gen Z, cioè i giovanissimi tra i 18 e i 27 anni: un quinto di loro sta già usando ChatGpt come “gestore” per costruire il portafoglio, e il 44% lo vuole fare in futuro. Risultato: due giovani investitori su tre usano o hanno intenzione di usare l’AI per le loro scelte finanziarie.
Ma quali sono le motivazioni che spingono a usare i chatbot per il proprio portafoglio? Il 41% di coloro che abbracciano le possibilità offerte dall’AI dichiarano che questa tecnologia rappresenti il futuro degli investimenti, oltre a riconoscerle la capacità di prendere decisioni migliori rispetto a quanto facciano loro (23%) o addirittura i grandi gestori (28%). Inoltre, permette loro di risparmiare tempo nelle ricerche (22%) e soldi di commissioni (23%).
Insomma, dallo studio del broker emergono due aspetti molto significativi: gli investitori individuali (soprattutto i giovanissimi) hanno sempre minore fiducia nei professionisti degli investimenti, e al tempo stesso vogliono evitare di pagare loro costi eccessivi, tra parcelle e commissioni dei prodotti di investimento.
Ma ChatGpt è davvero la soluzione? È indubbio che rispetto al primi tempi, quando il chatbot di OpenAI consigliava di mettere il 20% di bitcoin in un portafoglio a medio rischio (qui la simulazione condotta da MF-Milano Finanza), la tecnologia ha fatto passi da gigante, e ora l’algoritmo riesce a elaborare indicazioni di investimento abbastanza equilibrate. Ma i problemi restano: codici Isin sbagliati, ticker degli Etf inesistenti, oltre a una certa compiacenza (se le domande non vengono formulate in modo adeguato) nell’assecondare l’utente.
Anche per questo motivo il gruppo Class Editori (cui fa capo MF-Milano Finanza) ha risposto lanciando sul mercato il suo chatbot MF Gpt. Un software di intelligenza artificiale generativa che, attingendo a 40 anni di contenuti di MF-Milano Finanza, dell’agenzia MF-Newswires e delle tv Class Cnbc, Class Tv Moda e Up tv, oltre alle elaborazioni del Centro studi finanziari interno, dati finanziari come gli andamenti dei titoli in borsa e informazioni derivanti dalla partnership con il Wall Street Journal, fornisce agli utenti informazioni finanziarie di qualità, verificate (e verificabili tramite le fonti, sempre indicate in modo chiaro) e in grado di assisterli davvero nelle loro decisioni di investimento, senza le trappole di un chatbot generalista.
D’altronde, anche i più critici riconoscono all’AI un merito: quello di consentire anche a persone con un livello basso di alfabetizzazione finanziaria di accedere a spiegazioni e concetti altrimenti difficili da assimilare. Come riassume Massimo Citoni, country head di eToro in Italia: «Quella che prima era una potenziale narrativa si sta affermando: sempre più risparmiatori retail stanno prendendo consapevolezza della capacità dell’AI di abbattere le barriere che precludevano l’accesso a informazioni di qualità, permettendo così di prendere decisioni più consapevoli».
Al contempo, ricorda il manager, «dobbiamo ricordare sempre che la tecnologia non può sostituire totalmente il fattore umano e che le decisioni prese devono essere comprese. Per questo riteniamo che sia importante continuare a lavorare affinché ci sia una maggiore educazione finanziaria e quindi una maggiore consapevolezza da parte degli investitori». (riproduzione riservata)