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Investimenti, Piazza Affari corre trainata da risiko bancario e dividendi. I gestori riescono a inseguirla?
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Investimenti, Piazza Affari corre trainata da risiko bancario e dividendi. I gestori riescono a inseguirla?

14 febbraio 2025, 20:00

La corsa dei titoli finanziari, il fermento di Tim, la ripartenza del lusso: in questo inizio di 2025 tra la borsa milanese e il mercato è in atto una luna di miele. Ecco come cavalcarla in portafoglio

Piazza Affari è in grande fermento in questo inizio di 2025. E come spesso succede quando si parla della borsa milanese, le protagoniste assolute sono le banche. Mai nella storia era successo che i più grandi istituti di credito quotati (salvo il più grande di tutti, Intesa Sanpaolo) siano in qualche modo, da predatori o da prede, coinvolti nel risiko bancario. Unicredit ha lanciato un’ops su Banco Bpm, che a sua volta ha in corso un’offerta su Anima. Poi è stata la volta del Montepaschi, con il fulmine a ciel sereno lanciato sul mercato tramite l’ops su Mediobanca. E ancora, l’ultima arrivata: Bper, che con una mossa a sorpresa ha avviato l’offerta sulla Popolare di Sondrio.

Non solo risiko

Se la partita sul risiko è serratissima e prevedere le prossime mosse quasi un’impresa da indovini, al contempo questo fermento si sta riflettendo sulla borsa. Da inizio anno il Ftse Mib (composto per oltre un terzo della sua capitalizzazione da titoli bancari) cresce di oltre l’8%, e ha superato quota 37.500 punti, trainato dalle banche (Unicredit +22%, Mediobanca +18%, Banco Bpm +14%) ma non solo: Tim, che le ultime indiscrezioni danno in sposa niente meno che a Poste Italiane, è salita del 23% da inizio anno. Tra i migliori della classe c’è poi Iveco (+54%), ai massimi storici dopo l’apertura del dossier per lo spin-off della difesa, e il lusso con Moncler a +19% e Brunello Cucinelli a +18%.

Fondi o Etf?

Insomma, Piazza Affari è in grande fermento e questo nonostante la piaga dei delisting: la Consob ha calcolato in un suo recente studio che dal 2018 al 2024 ci sono stati 84 fuoriuscite dal mercato a fronte di sole 50 ammissioni. Chi volesse scommettere sulla crescita delle quotate milanesi avrebbe comunque varie opzioni, oltre all’acquisto di singoli titoli. La tabella in pagina elaborata da Fida mostra una selezione di fondi a gestione attiva su Pizza Affari per rendimento da gennaio: la loro performance media è del 6%, che passa al 22% a un anno e al 36% a tre, con commissioni medie dell’1,42%. Visto che la borsa sta correndo molto, a onor del vero va precisato che nessun comparto attivo riesce finora a battere il mercato, e quindi le controparti passive (gli Etf) per rendimento da inizio anno. E anche a tre anni la missione è ardua: a fronte dei migliori Etf in crescita del 61%, i migliori comparti attivi presenti in tabella arrivano al 46%.

La forza dei fondamentali

«I fondi azionari Italia sulle large e mid cap», osserva Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida, hanno messo a segno un rendimento annuo del 14,96%, mentre la categoria value ha registrato una performance ancora più marcata, del 20,21%». Questi dati, evidenzia l’esperta, «oltre a confermare l’attrattività dell’azionario italiano, sottolineano come le strategie basate su valutazioni fondamentali abbiano premiato gli investitori nel contesto attuale». In confronto infatti «gli azionari Germania hanno avuto un rendimento di 14,54%, mentre i fondi dedicati alla Francia sono rimasti in territorio negativo con un -1,15% a un anno».

A caccia di dividendi bancari

Con il comparto Sisf Italian Equity Schroders mette a segno una performance da inizio 2025 del 6,2%, che sfiora il 39% a tre anni, con costi inferiori alla media (commisioni dell’1,25%). Le banche saranno ancora protagoniste per il gestore del comparto, Timothy Pedroni: «La preferenza dovrebbe andare ai titoli finanziari visti gli ampi dividendi e i buyback in cui si sono impegnati, che dovrebbero sostenere il settore anche in caso di un allentamento della politica monetaria più rapido del previsto», sottolinea. Attenzione però a una seconda chiave di lettura: «La correlazione positiva tra il calo dei tassi della Bce e la sovraperformance delle small cap», osserva il money manager, «invita ad aumentare l'esposizione alle aziende a piccola e media capitalizzazione all'interno dei portafogli».

Valutazioni a sconto e rischio opa

Il gruppo Intesa Sanpaolo è attivo nell’asset class con quattro comparti in tabella: Azioni Italia (+6% da gennaio, costi dell’1,8%) e EF Equity Italy Smart Volatility (+5,6%), che fanno capo a Eurizon, e Interfund Equity Italy e Fonditalia Equity Italy di Fideuram Am (Ireland). Francesco De Astis, head of Italian equity di Eurizon e gestore del comparto Azioni Italia, oltre alle banche è interessato ai titoli del risparmio, «che grazie alla discesa dei tassi è destinato a beneficiare di maggiori flussi verso il gestito». Focus poi sul settore della difesa, che può «beneficiare dell’ulteriore incremento della spesa militare da parte dei Paesi Ue». Attenzione però, al contempo, al lato oscuro delle basse valutazioni di Piazza Affari: «La sottovalutazione di una larga parte delle quotate», specifica De Astis, «trova conferma nel gran numero di opa a cui stiamo assistendo nel corso degli ultimi anni, in diversi casi non motivata da obiettivi di cambio di controllo, ma solo finalizzata al delisting delle società target».

La nicchia della sanità privata

Euromobiliare Am Sgr (gruppo Credem) con il fondo Azioni Italiane mette a segno nel 2025 una performance del 5,6% e arriva sopra il 44% a tre anni, anche se con i costi più elevati in tabella: 2,1%. Anche il portfolio manager del gruppo, Massimo Aloi, ha come prima scelta i titoli finanziari, considerando anche che «il ritorno per gli azionisti rimane interessante, grazie a politiche di dividendi e programmi di buyback ancora molto generosi». Attenzione però anche a un comparto più di nicchia, quello dei servizi sanitari privati: «Il forte trend di crescita è sostenuto dalla difficoltà del sistema pubblico nel garantire prestazioni tempestive, favorendo così la domanda privata». Il settore è inoltre «caratterizzato da un intenso consolidamento, con opportunità per operatori ben posizionati». Fari puntati infine sulla carta dei dividendi: «Il listino italiano nel suo complesso offre un dividend yield elevato, che si aggira intorno al 5%», conclude Aloi. (riproduzione riservata)



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