Il mercato azionario giapponese non sta passando uno dei suoi momenti migliori: dall’inizio di quest’anno il Nikkei 225, il principale indice della borsa di Tokyo, sta perdendo più del 6%. E anche su un orizzonte di un anno risulta tra gli indici più fiacchi a livello mondiale, avendo perso più del 5,5% del suo valore.
Varie ragioni hanno concorso alla debolezza del mercato giapponese negli ultimi mesi: la preoccupazione di una recessione negli Stati Uniti, uno dei principali partner commerciali nel Paese, lo yen debole, le politiche monetarie restrittive della Bank of Japan, che lo scorso gennaio ha alzato i tassi dallo 0,25% allo 0,5%, al livello più alto degli ultimi 17 anni, in scia a un’inflazione insolitamente elevata per il Giappone. A dicembre quella core è infatti arrivata al 3%.
A credere ancora nelle opportunità del mercato giapponese è però il più grande investitore di tutti i tempi, Warren Buffett, che con la sua holding Berkshire Hathaway sta facendo incetta di azioni nipponiche. Lo scorso mese, nella sua consueta lettera agli investitori, l’Oracolo di Omaha ha comunicato di voler incrementare le sue quote nei titoli del Paese. E poi è passato dalla teoria alla pratica: Berkshire Hathaway nelle scorse settimane ha aumentato le partecipazioni nei cinque maggiori conglomerati quotati in borsa in Giappone, cioè Mitsubishi, Marubeni, Mitsui, Itochu e Sumitomo. Tutte e cinque le partecipazioni si avvicinano ora al 10%.
Per gli investitori italiani che volessero scommettere sul mercato azionario giapponese ci sono vari prodotti di risparmio gestito dedicati. La classifica Fida riunisce i 10 migliori per rendimento da inizio anno: tutti loro riescono a muoversi in territorio positivo, battendo il Nikkei 225 (e quindi anche i relativi Etf), con una performance media del 3,7%, che passa al 10,7% a un anno e al 12,9% su una prospettiva triennale. Attenzione però ai costi elevati: tutti i prodotti in graduatoria hanno commissioni di gestione sopra l’1%, con punte dell’1,6% e una media dell’1,38%.
«Con oltre 250 comparti», spiega l’analista finanziaria di Fida, Monica Zerbinati, «i fondi che investono in Giappone rappresentano il 3% del totale dei fondi azionari disponibili alla clientela retail italiana: l’88% è esposto a large cap, il 12% alle piccole capitalizzazioni». Altra caratteristica interessante dei fondi attivi focalizzati sul Giappone è l’allineamento delle strategie di investimento ai cicli economici: più aggressivi nelle fasi di ottimismo del mercato, più cauti nelle fasi di incertezza. «Le tendenze più recenti, dal 2020 al 2024», prosegue Zerbinati, «riflettono un adattamento al contesto globale di bassa crescita e incertezza geopolitica, con particolare attenzione all'integrazione di criteri Esg e alla resilienza in mercati volatili».
A guidare la graduatoria Fida è un comparto della società di gestione scozzese Baillie Gifford: si tratta del fondo Worldwide Japanese, che nel 2025 cresce del 5,7% (anche se perde il 3,8% su una prospettiva triennale), con costi dell’1,5%. Thomas Patchett, investment specialist Japanese equities della società di gestione, apprezza la stabilità del Giappone, un mercato che «offre politiche stabili, prevedibili e imparziali, consentendo alle aziende di investire con fiducia, in netto contrasto con la politica polarizzata e i crescenti segnali di imperialismo all’estero». Attenzione anche all’opportunità offerta dalle valutazioni. «Il mercato giapponese», analizza il money manager, «è scambiato a un rapporto prezzo/fatturato di uno, rispetto a oltre tre dell’S&P 500, offrendo un’attrattiva significativa in termini di valutazione». Ma per Patchett «esistono opportunità ancora maggiori in alcune aree, come ad esempio Rakuten, scambiata a 0,8 il fatturato nonostante il modello di business diversificato». Questo potenziale di rivalutazione, «unito al miglioramento dei ritorni grazie a buyback e dividendi, offre ulteriori margini di crescita degli utili». Altri titoli da tenere d’occhio? «Sony, che sta sfruttando le proprie proprietà intellettuali su tre settori dell'intrattenimento, cioè musica, cinema e videogiochi», e Eisai, «leader nel trattamento dell’Alzheimer con Leqembi, il primo farmaco al mondo di questo tipo che offre un potenziale a lungo termine», conclude il money manager.
Con il fondo Japan Equity Bnp Paribas Asset Management mette a segno da inizio 2025 una performance del 3,2%, che vola al 24,9% a tre anni con costi dell’1,5%. «Il mercato giapponese sembra relativamente sottovalutato, rappresentando una potenziale opportunità per gli investitori», spiegano gli esperti della società di gestione. Questo vale soprattutto per una serie di fattori tra cui «beni di consumo, ben posizionati per capitalizzare il boom del turismo e l'aumento della spesa dei consumatori trainato dalla crescita dei salari», settore tecnologico, «in particolare le aziende di semiconduttori, visto che è in corso una forte domanda globale di tecnologia avanzata», e finanza, «un settore sano e pietra miliare di un'economia in ripresa». Da considerare però ai rischi: «L'aumento dei costi di costruzione e i potenziali aumenti dei tassi di interesse da parte della Banca del Giappone», concludono i money manager, «potrebbero avere un impatto su alcuni settori, in particolare quello immobiliare e delle costruzioni».
Mfs Im si approccia all’asset class con il fondo Meridian Japan Equity Fund (+2,9% nel 2025, costi dell’1,05% che ne fanno il comparto più economico in graduatoria Fida). Akira Fuse, institutional equity portfolio manager, segnala che «una delle grandi differenze del mercato azionario giapponese rispetto agli altri più importanti è l'inefficienza». A causa del basso interesse verso questo mercato negli ultimi 20 anni, prosegue il money manager, «osserviamo che il Giappone non è ben coperto dagli analisti di settore». Un mercato «pieno di anomalie che offre ai selezionatori attivi di titoli la possibilità di generare buoni rendimenti», prosegue Fuse, che analizza anche un altro aspetto interessante per chi volesse entrare ora nei titoli nipponici: «Il miglioramento della corporate governance grazie agli sforzi concertati di governo, autorità finanziarie e investitori». (riproduzione riservata)