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Azionario inglese in portafoglio: guida alla scelta
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Investimenti, ha ancora senso mettere la borsa di Londra in portafoglio? Come scegliere tra valutazioni e dividendi

31 ottobre 2025, 20:00

Nel fermento dei grandi indici azionari sviluppati, dalle borse americane che macinano continui record a quelle dell’Eurozona che corrono trainate da banche e difesa, il mercato azionario inglese è un po’ uscito dai riflettori. Eppure, seppur senza troppi clamori, la borsa di Londra sta vivendo un 2025 tutt’altro che in sordina: tanto che da inizio anno l’indice Ftse 100 (denominato in sterline) è cresciuto finora di oltre il 18%, con performance importanti dei titoli finanziari, dalle banche alle assicurazioni al risparmio gestito.

Le variabili in gioco

A livello macroeconomico il Regno Unito resta un rebus: l’incognita maggiore è l’inflazione elevata. Ma a sorpresa, quella di settembre non è cresciuta come si aspettavano gli economisti, ed è rimasta al 3,8% contro attese del 4%.

Questo elemento, se confermato nelle prossime letture, potrebbe favorire gli investimenti azionari, come spiega Jonathan Drexel, portfolio manager e senior portfolio analyst di Allspring: «Il Regno Unito dovrebbe beneficiare del ciclo di riduzione dei tassi, con ulteriori tagli da parte della Bank of England previsti nei prossimi mesi». Considerata «la significativa esposizione del mercato britannico ai titoli finanziari, esso è ben posizionato per beneficiare dei tassi di interesse più bassi che migliorerebbero la domanda di credito», precisa il money manager.

Come investire: rendimenti e costi

Per chi volesse approcciarsi alla borsa di Londra con i fondi azionari le opportunità non mancano. La tabella in basso, elaborata da Fida, mostra i primi dieci comparti per performance da inizio anno. Il loro rendimento medio (in euro) è del 10,2%, che passa all’8,6% a un anno e sopra il 45% in prospettiva triennale.

Il tutto con costi tutto sommato contenuti per i fondi attivi: le commissioni annue medie sono dello 0,8%, con minimi dello 0,1% e massimi dell’1,5%.Una certa attenzione, quando si investe nella borsa britannica, va prestata al cambio: a titolo di esempio, il più grande Etf sul Ftse 100 per masse in gestione (un prodotto di iShares-BlackRock) da inizio anno rende il 15,6% per investitori in euro e il 21% per quelli in sterlina. Per quelli in dollaro, vista la debolezza del biglietto verde, arriva addirittura al 30%.

Il ruolo di Londra in portafoglio

Ma che ruolo ha l’azionario inglese in portafoglio? «Nel panorama dei mercati sviluppati, Londra occupa una posizione ambigua, marginale in termini di crescita, ma solida in termini di equilibrio rischio-rendimento», evidenzia Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida. «Con un rendimento annualizzato decennale compreso fra il 2,8% e il 4,7% a seconda della capitalizzazione di borsa, a fronte di una volatilità intorno al 15%, la piazza britannica mostra una regolarità che la distingue tanto dalle oscillazioni dei mercati nordici quanto dalle pulsioni speculative dei listini continentali», aggiunge.

Insomma, «il suo difetto strutturale, cioè la cronica sottoperformance rispetto ai mercati europei e statunitensi, è anche la sua virtù, poiché rende Londra un diversificatore naturale all’interno di portafogli costruiti su logiche di stabilità e difesa del capitale».

Tra basse valutazioni e dividendi golosi

Con il comparto UK Select Artemis occupa la prima posizione in classifica Fida, con un rendimento del 15,4% nel 2025 che passa al 20,7% sull’orizzonte di un anno, con commissioni dello 0,8%. Come spiega Ed Legget, co-manager del fondo, negli ultimi anni l’azionario inglese ha vissuto una metamorfosi. «Oggi aziende come Relx, Rolls-Royce, Experian e Lseg figurano tra le 20 più grandi, e di conseguenza il mercato ha un’esposizione minore ai settori a bassa crescita, come materiali e tlc». Ma nonostante ciò, prosegue, gli indici «continuano a essere scambiati con uno sconto rispetto ai concorrenti globali, a meno di 13 volte gli utili attesi per il 2026».

Interessante poi l’aspetto delle distribuzioni: «Il dividend yield prospettico di circa il 3,6% e il rendimento totale da distribuzione, comprensivo di buyback, superiore al 5,5%, rimangono significativamente più alti rispetto ad altri mercati sviluppati». Dove si orienta il gestore oggi a livello settoriale? «Continuiamo ad apprezzare le banche, più economiche rispetto alle loro controparti dei mercati sviluppati e che, a causa delle loro politiche di copertura dei tassi d’interesse molto prudenti, non hanno ancora beneficiato appieno degli aumenti dei tassi d’interesse degli ultimi tre anni». Interessanti infine «alcuni settori orientati ai consumi dove, grazie a una riduzione della capacità produttiva dopo il Covid, molte aziende leader sono emerse dalla pandemia con quote di mercato e rendimenti più elevati».

Uno sguardo alle mid-cap

Dal canto suo Columbia Threadneedle Management si approccia all’asset class con il fondo CT (Lux) Uk Equity Income, che da inizio anno rende il 4,8% e supera il 47,5% a tre anni, con costi dello 0,75%. Jeremy Smith, head of UK equities, è interessato oggi dai «titoli ciclici domestici come immobiliari, costruttori edili e retailer, perché dovrebbero beneficiare di tassi di finanziamento più bassi, di un miglioramento della fiducia dei consumatori, di una rivalutazione delle valutazioni e di una crescita reale dei salari».

Per il money manager anche le mid-cap, riunite nell’indice Ftse 250, possono dare belle soddisfazioni, se maneggiate con cura: «Le prospettive rimangono solide, sostenute da valutazioni interessanti e dalla prospettiva di ulteriori tagli dei tassi, pur tenendo conto della necessità di contrastare l’inflazione». Per Smith, allo stato attuale il mercato infglese può essere un buon banco di prova per testare anche «un approccio contrarian, concentrandosi su fondamentali bottom-up e gestione responsabile della qualità». (riproduzione riservata)



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