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Investimenti, gli strumenti e le mosse da fare in portafoglio per iniziare il 2026 al meglio
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Investimenti, gli strumenti e le mosse da fare in portafoglio per iniziare il 2026 al meglio

di Carlo Giuro
02 gennaio 2026, 21:00

Dalla pianificazione per obiettivi alle polizze, dalla previdenza complementare ai pac, le regole pratiche per un check up di inizio anno al proprio denaro

L’inizio del nuovo anno è sempre un momento di riflessione e di ripartenza, anche nell’ambito dei propri investimenti. È infatti una buona occasione per fare un check up al portafoglio e alla pianificazione in una fase in cui, come ha recentemente sottolineato il commissario Ue all'Economia Valdis Dombrovskis, l’unica certezza è che l'incertezza rimarrà la normalità del prossimo futuro.

Il primo, fondamentale punto è capire perché si investe. Secondo la recente indagine Acri Ipsos il risparmio in Italia è percepito come strumento di tutela individuale (per il 77% dei risparmiatori). Chi sceglie di investire lo fa prevalentemente perché ha in mente un progetto futuro (22%), oppure per accrescere il valore del capitale (21%), o difenderlo dall’inflazione (19%), nonché per tutelare i propri familiari in futuro (11%).

Il momento zero: individuare gli obiettivi

Andando al check up vero e proprio, il momento zero della pianificazione consiste nell’individuare i propri obiettivi, dal far fronte agli imprevisti al mettere da parte per i figli, al passaggio intergenerazionale, alla pensione integrativa. A ogni finalità da perseguire vanno associati l’orizzonte temporale di riferimento, le risorse finanziarie da destinare con la modalità di versamento e lo strumento finanziario e assicurativo da utilizzare.

Tra gli obiettivi rientra anche quello, spesso colpevolmente ignorato, di fronteggiare le avversità e gli imprevisti. La strategia difensiva comunemente adottata dal risparmiatore è ricorrere, per questo scopo, a una consistente liquidità lasciata sui conti correnti. Si è però così esposti all’inflazione e si sconta il costo opportunità, rinunciando ai rendimenti superiori che si potrebbero conseguire se si scegliessero investimenti alternativi.

Il vero costo del denaro non investito

Secondo una stima riportata nel quinto Osservatorio Edufin di Pictet Asset Management e Finer Finance Explorer, negli ultimi 20 anni il costo dell’eccessiva prudenza ha fatto perdere agli italiani il 7% della ricchezza reale di partenza. Come sottolineato da Daniele Cammilli, head of marketing della società di gestione, «il carovita, insieme a inflazione e tassi più alti, incide sulla regolarità del risparmio, accentuando quella che possiamo definire ansia finanziaria, ovvero la difficoltà di far fronte a spese fisse o straordinarie». Sul fronte degli investimenti, queste preoccupazioni alimentano «il focus sul breve termine, spingendo gli italiani a privilegiare strumenti più sicuri, aumentando la liquidità sui conti correnti e la preferenza per i titoli di Stato». La sensazione di sicurezza però, aggiunge l’esperto, «è soltanto apparente: queste scelte spesso non contribuiscono a costruire serenità economica di lungo periodo», perché non portano a includere in portafoglio «anche strumenti azionari, cruciali per l’aumento della ricchezza nel lungo termine».

Occorre allora utilizzare soluzioni più efficienti ed efficaci per soddisfare il bisogno, anche psicologico, di sicurezza. Come sottolinea l’Ania le polizze assicurative danni possono essere strumenti liberatori di liquidità immobilizzata. Il risparmiatore può mantenere in forma liquida quanto gli serve per gestire il corrente ma per i rischi temuti può fare ricorso alle polizze assicurative (casa, salute, responsabilità civile) evitando di accantonare un ingente e improduttivo risparmio precauzionale.

Il secondo step: la costruzione del capitale

Il passaggio successivo consiste nella costruzione effettiva del capitale. La domanda principale è la seguente: come modellare un tesoretto da destinare ai figli o da utilizzare per altre finalità, come ad esempio comprare casa in un orizzonte temporale individuato? Una soluzione che può essere sicuramente utilizzata è rappresentata dai fondi comuni di investimento sia in unica soluzione che con la formula del piano di accumulo.

Il portafoglio gestito va poi adeguatamente diversificato bilanciando la componente azionaria con quella obbligazionaria. Come ha recentemente sottolineato la Banca d’Italia nel rapporto sulla stabilità finanziaria, dalla scorsa primavera i prezzi delle attività più rischiose sono notevolmente saliti e la volatilità è tornata su livelli molto bassi nei mercati finanziari internazionali, nonostante la perdurante incertezza e le tensioni geopolitiche. Il rischio di correzioni improvvise è però aumentato.

Nel comparto azionario può essere interessante valutare la sottoscrizione di fondi tematici per intercettare i trend strutturali che stanno ridisegnando l’economia globale e che rappresentano potenziali motori di forte crescita nel medio lungo termine.

Si tratta dei cosiddetti megatrend, che vanno dalla demografia all’intelligenza artificiale alla transizione energetica, dalle infrastrutture verdi alla difesa, fino ai materiali strategici necessari per la doppia transizione digitale e ambientale. Per la parte obbligazionaria è opportuna invece una buona diversificazione sugli emittenti dell’Eurozona, così da esporsi il meno possibile all’effetto cambio con il dollaro Usa (un autentico distruttore di ricchezza per gli investitori in euro nel corso del 2025).

Il potere dei piani di accumulo

Per quel che riguarda l’utilizzo dei piani di accumulo, il pac permette di attivare un efficace meccanismo di diversificazione temporale favorendo al contempo una metodicità del risparmio, particolarmente utile se si considera che, come sottolineato ancora una volta dal rapporto di Pictet Am, il 52% degli italiani riesce a risparmiare ma senza una pianificazione regolare.

Si può anche attivare un pac investendo negli Etf passivi che replicano l'andamento di un indice di mercato e consentono di diversificare i propri investimenti a basso costo e anche per somme contenute. Sempre guardando all’investimento rateale interessante è anche l’utilizzo di Pir (Piani Individuali di Risparmio), che consentono di investire con un’attenzione particolare allo sviluppo economico godendo al contempo di un trattamento fiscale agevolato. Va anche sottolineato come lo strumento potrebbe avere un ulteriore sviluppo e ulteriori agevolazioni nel prossimo futuro in considerazione della recente raccomandazione sui conti di risparmio e investimento della Commissione Europea.

Il ruolo delle polizze Vita

Per costruire un capitale possono essere poi utilizzate le polizze Vita sia a premio unico che in forma rateale. In relazione al profilo di rischio e rendimento si possono utilizzare in primo luogo le polizze rivalutabili, che investono in un fondo a gestione separata che, come sottolinea l’ultimo bollettino statistico dell’Ivass, confermano la capacità di generare stabilità anche in una fase di mercato caratterizzata da incertezza e moderata volatilità. L’Ivass evidenzia inoltre come, tra settembre 2023 e settembre 2025, si sia osservato un aumento delle performance medie attese dei contratti rivalutabili.

Altra possibilità è rappresentata dalle unit linked, soluzioni più dinamiche, che investono in fondi interni le cui prestazioni sono direttamente collegate con fondi di investimento, e dalle polizze multiramo che abbinano l’investimento in fondi interni a quello nella gestione separata.

Non va dimenticato inoltre che polizze sono un efficace strumento di passaggio generazionale. Attraverso un utilizzo equilibrato delle figure contrattuali (contraente, assicurato, beneficiario) consentono infatti di calibrare la trasmissione ereditaria. Come sottolinea ancora l’Ivass nel Quaderno sulla fiscalità dei prodotti assicurativi vita in alcuni Paesi europei, Italia, Francia, Portogallo riservano un regime di favore ai capitali corrisposti in caso di decesso, nel caso italiano prevedendo che non sono assoggettati all’imposta sulle successioni.

E per finire: la previdenza complementare

Nel check up di inizio anno non può poi mancare la pianificazione previdenziale, controllando la propria situazione pensionistica e l’andamento del proprio fondo pensione se ne si sia già dotati. In caso contrario è opportuno sottoscriverne uno considerando anche il proprio status lavorativo. Se si è dipendenti è consigliabile il fondo chiuso settoriale o aziendale per acquisire il diritto al contributo datoriale, se si è autonomi o professionisti il fondo pensione aperto o il pip. È ancora importante evidenziare i rilevanti benefici fiscali che sono riconosciuti dalla normativa italiana al risparmio previdenziale. (riproduzione riservata)



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