Negli ultimi anni per i gestori attivi battere i grandi indici azionari globali è stata un’impresa assai ardua. Basti pensare che un Etf sul più grande paniere di azioni dei mercati sviluppati, l’Msci World, nella sua versione in euro è cresciuto di quasi il 90% negli ultimi cinque anni.
Quest’anno però, complice l’effetto cambio (la gran parte dell’indice è denominata in dollari Usa), l’Etf in questione è in positivo solo del 6%. Un’opportunità per i tanti gestori attivi che provano a sfidarlo con i prodotti di risparmio gestito dedicati. E infatti, come si nota nella classifica Fida che raccoglie una selezione di comparti dedicati, la loro performance media da inizio anno è superiore al 33%, con punte sopra il 54%, anche se con costi dell’1,6%, sensibilmente più alte delle versioni indicizzate (che si aggirano intorno allo 0,2%).
L’opportunità offerta dall’azionario globale è stata colta anche dagli investitori italiani, tradizionalmente più restii a scommettere sulle borse, come ha ricordato in occasione della presentazione dell’outlook per il 2026 Alessandro Marolda, senior advisor di Natixis Im: «In modo molto simile al 2024, nonostante il mercato azionario fosse in rialzo, c’era poca voglia di investire in azioni, con la sola eccezione dei titoli globali».
La minaccia più grande adesso, secondo il money manager, «è la concentrazione negli indici azionari globali»: nell’Msci World, per esempio, la tecnologia pesa attualmente quasi un terzo di tutto l’indice. E questo potrebbe costituire un problema se, per esempio, dovesse scoppiare una bolla legata all’AI. Attualmente peraltro l’Msci World (condizionato dalla forte presenza di aziende tech americane) tratta a circa 20 volte gli utili attesi, decisamente più caro rispetto a un azionario emergente (p/e atteso di circa 14) e delle azioni europee (che trattano a meno di 15 volte gli utili stimati).
I gestori azionari globali che stanno fin qui battendo il mercato, seppur solo nel breve periodo (la performance media dei fondi in tabella a tre anni è del 44%, ben inferiore al 90% dell’Msci World) puntano sulle strategie più variegate: da quelle più sbilanciate verso uno specifico tema (come le energie pulite) e quelle che invece scommettono su specifiche nicchie dei mercati mondiali come i titoli legati alle infrastrutture.
Tra chi invece scommette su portafogli più generalisti c’è per esempio Amundi, che in graduatoria Fida compare con il comparto Global Equity mette a segno da gennaio una performance del 30,6%, seppur con costi piuttosto elevati e pari al 2,4%. Marco Pirondini, chief investment officer di Pioneer Investments e lead portfolio manager di Amundi Funds Global Equity, spiega che il comparto «cerca di cogliere le inefficienze dei mercati e conseguire buoni risultati aggiustati per il rischio in diverse condizioni di mercato». Dove si individuano oggi queste sacche di crescita potenziale? Primo, «nei i settori delle infrastrutture di trasporto, dei sistemi energetici e delle costruzioni, che beneficeranno del programma di spesa del governo tedesco e dei recenti incentivi fiscali negli Usa. Secondo, «l’estrazione dell’oro, sia come protezione dall’inflazione sia per la forte domanda di oro di banche centrali e consumatori». E terzo, «le banche che, nonostante il recente apprezzamento in borsa, in molti casi appaiono ancora sottovalutate e, soprattutto negli Usa, potranno essere supportate dalla deregolamentazione e da un contesto favorevole a fusioni e acquisizioni».
Con il fondo Meridian Contrarian Value Mfs Im combina insieme un approccio di tipo value (ricerca di titoli sottovalutati) e contrarian rispetto al consenso di mercato. Nel 2025 ha fin qui realizzato una performance del 28,6%, con commissioni annue dell’1%. «Il fondo mira a sfruttare le inefficienze del mercato azionario globale concentrandosi su aree in cui il sentiment del mercato ha reagito in modo eccessivo a problemi di breve termine, interpretandoli erroneamente come problemi strutturali a lungo termine», evidenzia il team di Mfs Meridian Fund – Contrarian Capital. A titolo di esempio, attualmente i money manager stanno individuando «interessanti opportunità in settori come quello degli alcolici europei, dove le preoccupazioni relative ai dazi commerciali e alla moderazione dei consumi hanno pesato sulle valutazioni». Queste aziende, spiegano i gestori, «sono in linea con i criteri del comparto, basati su solidi fondamentali e potere di determinare i prezzi, con valutazioni convenienti».
Dal canto suo Fideuram Asset Management (Ireland) si approccia all’asset class con il comparto Fonditalia Equity Gem Innovators (+28,4% da gennaio e commissioni dello 0,9%, le più basse della graduatoria) che, a differenza degli altri casi analizzati finora, si concentra invece sui mercati emergenti di tutto il mondo. Davide Perinati, senior portfolio manager, punta a individuare «alcuni macro-temi che, crediamo, rappresenteranno l’innovazione negli emergenti nel lungo periodo». Tra i più rilevanti ci sono oggi, oltre all’intelligenza artificiale, «robotica, mobilità del futuro, città intelligenti, transizione energetica, fintech, genomica e biotecnologie. Selezioniamo società che per leadership tecnologica, vantaggio competitivo, qualità del management e fondamentali finanziari possono diventare i leader del futuro». A livello di rischi, per il money manager «il ritorno sugli investimenti miliardari in intelligenza artificiale è la principale incognita». Tuttavia, conclude, «le valutazioni dei settori innovativi emergenti non hanno ancora raggiunto livelli estremi e Taiwan, Cina, Brasile e Sudest Asiatico offrono ulteriore potenziale rialzista». (riproduzione riservata)