skin track

Intelligenza artificiale, la minaccia per l’informazione e la democrazia è evidente e già immanente. Lo dimostra il Wall Street Journal
Orsi & Tori Leggi dopo

Intelligenza artificiale, la minaccia per l’informazione e la democrazia è evidente e già immanente. Lo dimostra il Wall Street Journal

15 dicembre 2023, 20:22 Ultimo aggiornamento: 20:24

Un lungo reportage del media americano segnala le fortissime preoccupazioni per l’introduzione, da parte di Google, dell’IA generativa nel suo motore di ricerca. Che farebbe calare il traffico veicolato ai siti dei media tra il 20% e il 40%, per di più avendo allenato il suo modello con i dati degli editori stessi, gratis | Investimenti, l’Intelligenza Artificiale è un buon affare? Ecco quali sono i titoli più promettenti secondo gli analisti

Credo sia ovvio per tutti coloro che sanno leggere (e ahimè anche per quelli, e nel mondo non sono pochi, che non sanno leggere) che l’informazione sia il pane quotidiano della mente e della democrazia.

Per gli abitanti della terra, molte grandi scoperte hanno creato sia vantaggi che svantaggi, comunque sempre hanno cambiato il loro modo di vivere, di sapere, di conoscere, di organizzarsi anche politicamente.

Quanto sta avvenendo con l’Intelligenza artificiale (ormai per tutti IA) generativa è paragonabile a una di quelle grandissime evoluzioni e involuzioni provocate dalle scoperte tecnologiche. Basta ricordarne una: il motore a scoppio che ha popolato le strade del mondo di automobili e veicoli a due ruote, creando vantaggi enormi per la mobilità, ma anche gli svantaggi ecologici che stiamo vivendo. Tuttavia, il motore a scoppio non ha intaccato la democrazia, che giova ripeterlo è parola che deriva dal greco dèmos, popolo, e kràtos, potere. Non sarà purtroppo la stessa cosa per la IA, anzi.

E per spiegarlo ai lettori, per una volta mi permetto di far scrivere in Orsi&Tori i colleghi giornalisti del nostro partner Wall Street Journal, che giovedì 14 hanno pubblicato un articolo più che illuminante dedicato all’uso di IA generativa da parte di Google, il motore di ricerca che non c’è possessore di un device che non abbia usato almeno una volta.

L’esperimento di The Atlantic con la AI

di Keach Hagey, Miles Kruppa e Alexandra Bruell, The Wall Street Journal

Poco dopo il lancio di ChatGpt, il media americano Atlantic ha stilato una lista delle maggiori minacce che l’intelligenza artificiale generativa (IA) può rappresentare per la sua testata, che ha 166 anni. Al primo posto: l’adozione di questa tecnologia da parte di Google. Circa il 40% del traffico web della rivista proviene da ricerche effettuate su Google, che portano alla scoperta di link su cui gli utenti fanno clic. Una task force di Atlantic ha analizzato cosa potrebbe accadere se Google integrasse l’intelligenza artificiale nella ricerca. Ha scoperto che il 75% delle volte la ricerca alimentata dall’intelligenza artificiale fornirebbe probabilmente una risposta completa alla domanda dell’utente e il sito di Atlantic perderebbe il traffico che altrimenti avrebbe ottenuto.

La minaccia diventa reale

Quella che una volta era una minaccia ipotetica è ora molto reale. Da maggio, Google sta testando un prodotto di intelligenza artificiale denominato Search Generative Experience su un gruppo di circa 10 milioni di utenti e ha manifestato l’intenzione di inserirlo nel cuore del suo motore di ricerca principale.

L’integrazione dell’intelligenza artificiale da parte di Google sta mettendo in luce per i media, e quindi per la democrazia, i rischi di affidarsi alle grandi aziende tecnologiche per veicolare i propri contenuti ai lettori e agli spettatori. Gli editori sono già alle prese con un forte calo del traffico proveniente dai siti di social media, dato che Meta e X, l’ex Twitter, si sono ritirati dalla distribuzione di notizie.

Per quanto grave sia il calo dei social media, la ricerca generativa alimentata dall’intelligenza artificiale di Google è la vera minaccia per gli editori e la democrazia. In tutto il mondo dei media, Google, avendo potuto operare per molti anni senza nessuna limitazione di legge, genera quasi il 40% del traffico degli editori, rappresentando la quota maggiore dei loro referral cioè dei rinvii, secondo un’analisi di Wall Street Journal sui dati della società di misurazione Similarweb.

«L’IA e i modelli linguistici di grandi dimensioni hanno il potenziale per distruggere il giornalismo e i brand media così come li conosciamo», ha dichiarato Mathias Dopfner, presidente e amministratore delegato di Axel Springer, la grande casa editrice tedesca, riferendosi alla tecnologia che rende possibile l’IA generativa. La sua azienda, uno dei maggiori editori europei e proprietaria delle testate statunitensi Politico e Business Insider, ha annunciato questa settimana un accordo per concedere in licenza i propri contenuti allo specialista di IA generativa OpenAI.

Sebbene Google affermi che la forma finale del suo prodotto di intelligenza artificiale sia ancora lontana dall’essere definita, gli editori hanno visto abbastanza per stimare che perderanno tra il 20% e il 40% del loro traffico generato da Google, se qualcosa di simile alle recenti iterazioni si diffonderà su larga scala. Interpellati, in Google hanno dichiarato di dare priorità all’invio di traffico agli editori.

L’ascesa dell’intelligenza artificiale è l’ultimo e più inquietante capitolo del lungo e difficile matrimonio tra Google e gli editori, che sono stati legati l’uno all’altro da una transazione di base: Google aiuta gli editori a farsi trovare dai lettori e gli editori forniscono a Google informazioni (milioni di pagine di contenuti web) per rendere utile il suo motore di ricerca.

Che cosa sostengono gli editori sulla AI in Google

Secondo gli editori, l’adozione dell’intelligenza artificiale nella ricerca da parte di Google rischia di far saltare questo delicato equilibrio, aumentando drasticamente la possibilità che le ricerche degli utenti non portino poi a cliccare sui link che li portano ai siti degli editori. La cosa più preoccupante per il mondo degli editori è che la ricerca AI di Google sia stata addestrata, in buona parte, sui loro contenuti e su altro materiale proveniente da tutto il web, senza alcun pagamento per l’utilizzo.

Google ritiene che tutto ciò che è disponibile su Internet sia adatto all’addestramento di modelli di intelligenza artificiale. L’azienda cita una giurisprudenza che consentirebbe l’utilizzo di porzioni di un’opera protetta da copyright senza autorizzazione per casi come la critica, la cronaca o la ricerca.

Come tenere in vita il motore di ricerca

Le nuove funzioni di ricerca sono anche un gioco di equilibri per Google, che si è mosso rapidamente per rimodellare il suo prodotto di punta in risposta alla crescente popolarità di chatbot come ChatGPT. Le modifiche rischiano di danneggiare ulteriormente i proprietari di siti web che producono materiale scritto, che è vitale sia per il motore di ricerca di Google che per i suoi potenti modelli di intelligenza artificiale.

«Se Google ammazza troppi editori, non potrà costruire l’Llm (Large language model), spiega uno dei maggiori consulenti per i media digitali Matthew Goldstein, che è stato uno dei primi a lanciare l’allarme sul potenziale impatto dell’IA sulle attività degli editori.

Liz Reid, vicepresidente di Google che si occupa del motore di ricerca, ha dichiarato che l’azienda è impegnata nel veicolare traffico agli editori web. Ha dichiarato che Google ha avuto più colloqui con gli editori di quanto non faccia di solito dopo aver introdotto modifiche sostanziali alla ricerca, perché «si tratta del cambiamento più significativo nell’evoluzione dello spazio web». Ma non ha fornito alcuna tempistica per l’introduzione più ampia da parte di Google dello strumento di ricerca potenziato dall’intelligenza artificiale.

«Qualsiasi tentativo di stimare l’impatto sul traffico del nostro esperimento Sge (Search generative experience) è del tutto speculativo in questa fase, poiché continuiamo a evolvere rapidamente l’esperienza utente e il suo design, compreso il modo in cui vengono visualizzati i link, e monitoriamo attentamente i dati interni dei nostri test», ha dichiarato la Reid.

Il tavolo tra Google e gli editori 

Tutto questo ha portato Google e gli editori a intavolare un confronto sempre più complesso. In alcuni incontri, Google sta presentando i potenziali vantaggi di altri strumenti di intelligenza artificiale che sta costruendo, tra cui uno che aiuterebbe a scrivere e pubblicare articoli di cronaca, secondo quanto riferito da persone che hanno familiarità con la questione. Molte testate giornalistiche, da BuzzFeed a Gannett, proprietario di Usa Today, stanno già sperimentando strumenti di IA.

Allo stesso tempo, gli editori stanno cercando di ottenere da Google rassicurazioni sulla protezione delle loro attività da uno strumento di ricerca alimentato dall’IA che probabilmente ridurrà il loro traffico, e stanno chiarendo che si aspettano di essere pagati per i contenuti utilizzati nell’addestramento dell’IA.

Alcuni editori, tra cui News Corp (proprietario del Wall Street Journal) e il New York Times, hanno già rapporti commerciali con Google. Ma l’amministratore delegato di News Corp, Robert Thomson, ha espresso le sue preoccupazioni riguardo all’IA, tra cui la presenza di possibili contenuti distorti o inaccurati, la sostituzione di posti di lavoro e l’uso di contenuti degli editori senza autorizzazione.

«L’editoria digitale sta entrando in un periodo di trasformazione ed è sotto attacco», ha dichiarato Ross Levinsohn, ex amministratore delegato del Gruppo Arena, che pubblica Sports Illustrated, The Street, Parade e altre testate.

Barry Diller, presidente di InterActiveCorp (Iac) che controlla Expedia.com, sostiene che tutte le principali aziende di IA, tra cui Google e i suoi concorrenti come OpenAI, hanno promesso che continueranno a veicolare traffico ai siti degli editori. « Ma parlando con noi e con altri editori sono stati molto chiari: non sanno davvero come lo faranno», ha detto Diller.

Secondo Similarweb (il sistema che consente di monitorare il traffico che genera un sito web), molte delle testate di Iac, come Brides, Investopedia e Spruce, ricevono più dell’80% del loro traffico da Google.

I manager di Iac si sono incontrati con i dirigenti di Google alla conferenza organizzata da Allen & Company a Sun Valley, Idaho, lo scorso luglio, per discutere di AI. Durante l’incontro, secondo le fonti del WSJ, Google ha detto agli editori che non è in grado di rintracciare direttamente quali siano le fonti dietro i risultati dei sistemi di IA, nonostante i recenti progressi tecnologici.

«Al momento, è tutto dichiaratamente concilianteZ, ha detto Diller a proposito del tono che Google e altre aziende tecnologiche hanno assunto negli incontri con gli editori sull’IA. Ciononostante, alla conferenza a porte chiuse Newsgeist di quest’anno a Phoenix, un evento annuale organizzato da Google e dalla Knight Foundation per gli editori che in passato è stato caratterizzato dall’aver servito cocktail con nomi come «The Angry Editor» e «Missed Deadline», l’atmosfera era meno allegra rispetto agli anni precedenti. In alcune sessioni, i manager dell’editoria si sono lamentati dello strumento di ricerca IA, affermando che avrebbe privato gli editori del traffico e quindi dei ricavi.

Google ha iniziato a distribuire questo strumento lo scorso maggio, consentendo agli utenti di partecipare ai test. Utilizzando un’interfaccia di chat in grado di comprendere le domande più lunghe in linguaggio naturale, mira a fornire quelle che definisce snapchat, o sintesi delle risposte, invece delle risposte più pesanti in termini di link che vengono tradizionalmente fornite nei risultati di ricerca.

All’inizio, Google non includeva i link all’interno delle risposte, ma li inseriva in riquadri a destra del passaggio. In seguito, ha aggiunto righe con i link, in seguito ai feedback dei primi utenti. Alcune versioni più recenti richiedono agli utenti di fare clic su un pulsante per espandere il riepilogo prima di ottenere i link. Google non descrive i link come materiale di partenza, ma piuttosto come conferma della precisione dei suoi sommari.

Durante la recente visita del Presidente cinese Xi Jinping a San Francisco, il software di ricerca dell’intelligenza artificiale di Google ha risposto alla domanda «Che cosa ha detto il Presidente Xi?» con due citazioni dal suo discorso di apertura. Gli utenti dovevano cliccare su una piccola freccia rossa per ottenere la risposta e vedere il link del report di Cnbc da cui erano state tratte le dichiarazioni. Il report della Cnbc si trovava anche all’estrema destra dello schermo in un riquadro con un’immagine.

La stessa query nel normale motore di ricerca di Google ha fatto emergere un’altra citazione delle dichiarazioni di Xi, ma il suo link all’articolo di Nbc news si trovava ben sotto il paragrafo in cima a un lungo elenco di notizie provenienti da altre fonti come Cnn e Pbs (il Public broadcasting service).

La Reid di Google ha dichiarato che l’intelligenza artificiale è il futuro della ricerca e si aspetta che il suo nuovo strumento porti a un numero maggiore di interrogazioni: «Quello delle richieste di informazioni nel mondo non è un numero fisso, in realtà cresce man mano che le informazioni diventano più accessibili, più facili e più potenti da comprendere». Sottolineando che i test hanno suggerito che l’intelligenza artificiale non sia lo strumento giusto per rispondere a ogni tipo di domanda.

Alcuni editori si stanno concentrando sulla questione legale, ovvero se Google o un’azienda di IA abbiano il diritto di appropriarsi dei loro contenuti senza autorizzazione. Molti editori stanno scegliendo di inserire un codice nei loro siti web per prevenire gli strumenti di intelligenza artificiale dal fare il pieno dei loro contenuti. Ma bloccare Google è spinoso, perché gli editori devono consentire l’accesso ai contenuti dei loro siti per essere indicizzati dal suo motore di ricerca e quindi visibili agli utenti che cercano i loro contenuti. Per alcuni protagonisti del mondo dell’editoria, la politica di Google contiene una minaccia implicita: lasciateci fare il training sui vostri contenuti o sarà difficile trovarvi su Internet.

Alla fine dello scorso settembre, Google ha annunciato di offrire agli editori un nuovo strumento chiamato Google-Extended, che avrebbe permesso alle case editrici di esentare i loro contenuti dall’addestramento in alcuni strumenti di Google AI. Tuttavia, tale esenzione non si applica alla ricerca alimentata dall’IA, una mossa che è diventata un punto di contesa tra gli editori e Google. Una portavoce di Google ha confermato la procedura e ha dichiarato che l’IA è da tempo parte integrante del motore di ricerca dell’azienda.

Conclusione evidente dell’articolo è che la minaccia per l’industria dell’informazione dell’applicazione dell’AI è evidente e già immanente. E nessuno dimentica cosa è stato scoperto e recentemente condannato dall’Antitrust americano, presieduto dalla bravissima Lina Khan. Ha scoperto che Google e Apple avevano un accordo segreto. Google pagava 30 miliardi di dollari all’anno perché nei device di Apple la scelta del motore di ricerca fosse in automatico quella di Google. Chissà come Steve Jobs si stia rigirando nella tomba. Sommando il tutto, appare inevitabile che, per proteggere i cittadini, le autorità così come ha già fatto la Ue, pongano regole rigide e profonde all’uso della AI. Ma il problema è che l’avanzamento dell’AI è continuo e quindi le autorità avranno sempre più bisogno di esperti almeno bravi come quelli che vanno controllati. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza