A giorni l’Intelligenza Artificiale potrebbe esprimere la terza startup al mondo per valore. Si tratta di OpenAI, la società guidata da Sam Altman, che secondo Bloomberg starebbe per chiudere un round di finanziamenti con una valutazione stimata di 86 miliardi di dollari. Ma il valore dell’azienda potrebbe presto raggiungere i 100 miliardi. Numeri che la renderebbero, appunto, il terzo unicorno dopo ByteDance (225 miliardi di dollari) e SpaceX (150 miliardi) nella classifica di Cb Insights. Quando questo giornale viene chiuso, venerdì 5 gennaio, non sono disponibili ulteriori aggiornamenti sulle operazioni di OpenAI. In ogni caso la startup di Altman, finanziata da Microsoft con 13 miliardi di dollari lo scorso anno, è in buona compagnia.
OpenAI ha concorrenza innanzitutto in casa. Negli Usa hanno infatti sede anche Anthropic e Databricks, oltre a InflectionAI. La prima nel 2023 ha raccolto oltre 7 miliardi di dollari con Google e Amazon che si sono impegnati a finanziarla, rispettivamente, con 2 e 4 miliardi. In più, secondo The Information, Anthropic avrebbe aperto a dicembre le trattative per un round da 750 milioni di dollari che dovrebbe valutarla circa 18 miliardi.
Databricks, invece, ha portato a casa più di 4 miliardi di dollari e ne vale 43. La società è partner di Microsoft e di Google Cloud, ma anche del colosso dei chip Nvidia. Le grandi startup di AI sono, quindi, legate a doppio filo alle big tech e nel 2023 sono riuscite a raccogliere molti fondi nonostante la fase non favorevole del venture capital americano: secondo i dati di PitchBook, le società di venture capital Usa lo scorso anno hanno raccolto 67 miliardi di dollari, il 60% in meno del 2022 e il minimo dal 2017.
Nonostante lo strapotere della Sillicon Valley, ci sono aspiranti unicorni anche fuori dagli Usa. In Cina la startup 01.AI avrebbe raggiunto una valutazione da 1 miliardo di dollari secondo Reuters. E in Europa almeno due realtà potrebbero sfidare le americane. La prima è la francese Mistral che in meno di un anno di vita ha raccolto circa 500 milioni di euro e ha una valutazione che il Financial Times ha stimato in quasi 2 miliardi. La società ha tra i suoi investitori la big statunitense Salesforce. La seconda è la tedesca Aleph Alpha che al momento pare rimasta fuori dai radar delle big tech: a novembre ha concluso un round da mezzo miliardo guidato da Innovation Park Artificial Intelligence (Ipai), Bosch Ventures e Schwarz Group.
L’Italia, a differenza di Francia e Germania, non ha ancora un campione nazionale dell’Intelligenza Artificiale. Non si vedono, quindi, round di finanziamento da capogiro con lo zampino delle big tech nell’ecosistema italiano. Ma ci sono startup di dimensioni minori che ambiscono a crescere. Tra queste Webidoo, digital company milanese, che forse produce l’esperimento più simile a un «ChatGpt all’italiana»: si chiama Welpy ed è un assistente di marketing per pmi. Webidoo ha raccolto 6 milioni di euro nel 2021 e ha in corso un round che punta a ottenere fino a 10 milioni.
Ma le startup italiane spesso non si lanciano nell’addestramento (estremamente costoso) di nuovi ChatGpt. Piuttosto offrono prodotti di AI diversi che consentono loro di posizionarsi in segmenti ancora poco presidiati e ad alto potenziale di crescita. È il caso, ad esempio, di Aindo, startup del Sissa di Trieste specializzata nell’elaborazione di dati sintetici puliti, sicuri e a prova di privacy. La società, che da martedì 9 a venerdì12 sarà al padiglione Italia del Ces di Las Vegas, finora ha raccolto 9 milioni di euro in due round. Il secondo, a ottobre, ha fruttato 6 milioni e il ceo e co-fondatore Daniele Panfilo lo definisce un «round di mezzo»: «Al momento del round fatturavamo circa mezzo milione, ora vogliamo accelerare per essere appetibili, nel giro di un paio d’anni, per un grande round internazionale», spiega Panfilo.
Grandi ambizioni alimentano anche l’esperienza di Hodlie, startup genovese che tre mesi fa ha lanciato una piattaforma di AI che gestisce in modo al 100% autonomo, contenendo il più possibile rischio e volatilità, i portafogli di criptovalute dei clienti. Al momento Hodlie ha più di 1.700 utenti, masse in gestione per oltre 600 mila euro e un tasso di crescita mensile che oscilla intorno al 70%. Il semestre scorso la società ha chiuso un primo round da 200 mila euro per avviare il team, ora composto da 11 persone, e al momento è in trattativa per un nuovo round nell’ordine dei milioni. «Vogliamo cercare di riprodurre, anche se in un contesto diverso, il modello delle startup della Sillicon Valley per crescere in fretta», spiega il ceo e co-founder Gianluca Sommariva. «Il nostro obiettivo è superare il miliardo di masse in gestione entro il 2027». (riproduzione riservata)