Per i fondi Esg i tempi si fanno sempre più difficili in Europa. Dopo il boom del periodo Covid, i comparti che utilizzano criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance per orientare i propri investimenti hanno dovuto affrontare una fase di riflessione per via del boom dei titoli della difesa che mal si adattano ai loro profili etici. E’ arrivata nel frattempo una stretta da parte delle autorità per limitare una proliferazione incontrollata di questa tipologia di strumenti. Che hanno raggiunto asset per 6.400 miliardi di euro, pari a oltre il 59% del mercato europeo dei fondi.
In base al Regolamento Ue relativo all'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (Sfdr) del marzo 2021, gli asset manager devono fornire maggiori informazioni sui rischi di sostenibilità e sull'impatto dei loro prodotti venduti in Europa. Il livello di divulgazione dipende dall’obiettivo di sostenibilità dei prodotti, ovvero, se sono classificati ai sensi della Sfdr come articolo 8, cioè fondi con criteri Esg meno stringenti, o articolo 9, più severi. I fondi privi di caratteristiche ambientali, sociali e di governance (Esg) sono classificati come articolo 6. Inoltre, in vista della scadenza del 21 maggio scorso, i gestori si sono affrettati a conformarsi alle linee guida dell’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) sui fondi che utilizzano termini legati all’Esg o alla sostenibilità nei loro nomi.
Alla luce di questi cambiamenti normativi, un nuovo report di Morningstar fornisce un aggiornamento sul panorama dei fondi articolo 8 e articolo 9 alla fine di giugno 2025, con un focus su nuovi prodotti, raccolta e cambiamenti di nome. Un’analisi che conferma il momento poco brillante per il settore. Nel secondo trimestre, i fondi di nuova emissione classificati come articolo 8 e articolo 9 hanno rappresentato il 43% di tutti i fondi lanciati nell’Ue, in netto calo rispetto al 48% del trimestre precedente, confermando una tendenza al ribasso rispetto al 2024. Inoltre sempre il periodo aprile-giugno 2025 ha registrato la chiusura di 148 fondi articolo 8 e articolo 9, in aumento rispetto alle 119 chiusure osservate nel trimestre precedente.
Una dinamica che ha influenzato anche la raccolta: nei tre mesi, i prodotti articolo 8 hanno registrato flussi netti per 43 miliardi, in diminuzione rispetto agli 52 miliardi del trimestre precedente. I comparti articolo 9 hanno avuto deflussi per il settimo trimestre consecutivo, anche se i riscatti si sono limitati a 1,3 miliardi, in miglioramento rispetto agli 8 miliardi del primo trimestre. I fondi articolo 6 hanno continuato a dominare i flussi, con 82 miliardi di sottoscrizioni nette nel secondo trimestre, sebbene in calo significativo rispetto al trimestre precedente.
Quanto alle ridenominazioni, dopo un primo trimestre già intenso, l’attività di cambiare etichetta ai fondi, prosegue Morningstar, ha raggiunto un nuovo picco nel secondo trimestre, per allinearsi, come si accennava, al termine del 21 maggio. Le linee guida dell’Esma puntano a proteggere gli investitori dal rischio di greenwashing e a fornire standard minimi per i fondi che utilizzano termini Esg specifici nei loro nomi. Le società di gestione dovevano adeguarsi ai nuovi requisiti o cambiare il nome del fondo per garantirne la conformità.
Ebbene, tra aprile e giugno scorsi Morningstar ha identificato 602 fondi articolo 8 e articolo 9 che sono stati ridenominati, inclusi 382 che hanno rimosso termini legati all’Esg, 193 che li hanno sostituiti e 27 che li hanno aggiunti. Negli ultimi 18 mesi, Morningstar stima che almeno 1.278 fondi siano stati ribattezzati, pari a circa il 28% dei fondi soggetti alle linee guida Esma sui nomi dei prodotti. In particolare, di questi, circa 390 fondi articolo 8 e articolo 9 che avevano il termine specifico Esg nel loro nome lo hanno sostituito con un altro termine correlato all’Esg oppure lo hanno rimosso del tutto.
Nel frattempo, nel tentativo di cavalcare il rally delle azioni legate alla guerra, i fondi azionari europei attivi classificati come articolo 8 hanno quadruplicato la loro esposizione alle aziende del settore della difesa dal 2022, raggiungendo in media il 2,5%, riducendo così il divario con i fondi articolo 6 (3,3%), mentre i fondi azionari europei articolo 9 hanno mantenuto una quasi totale assenza di esposizione al settore. (riproduzione riservata)