Torna l’ora dell’Imu e, con i cambiamenti apportati al sistema fiscale, per chi si accinge a pagare l’imposta sulla casa ci sono delle novità. Si avvicina innanzitutto il termine ultimo, lunedì 16 giugno, entro il quale andrà versato l’acconto dell’imposta per il 2025.
L’imposta va pagata sulle seconde case ma non sulla prima, a meno che l’unità immobiliare principale sia accatastata come casa di pregio (abitazioni signorili in categorie A/1, ville e castelli in categoria A/8 e A/9). Sono esenti anche le pertinenze ma solo una per ogni categoria: quindi una cantina o un box relativi alla prima casa. L’Imu va pagata invece su immobili o pertinenze in affitto e su quelli non utilizzati in prima persona. Sono poi esenti anche altre categorie specifiche, come le case popolari, gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibiti ad abitazione principale dei soci assegnatari, e i fabbricati utilizzati come alloggi sociali.
Dopo l’acconto di giugno, il saldo dell’imposta si pagherà invece entro il prossimo 16 dicembre. Per i proprietari di immobili è comunque possibile pagare in un’unica soluzione entro il 16 giugno, mentre fanno eccezione gli enti non commerciali che effettuano il versamento in tre rate.
La prima rata è pari all’imposta dovuta per il primo semestre applicando l’aliquota e la detrazione dei dodici mesi dell’anno precedente. Il versamento della seconda rata a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno va eseguito, a conguaglio, sulla base delle aliquote risultanti dal prospetto di quelle nuove per l’anno in corso (che forma parte integrante delle delibere comunali) pubblicato sul portale del Dipartimento politiche fiscali del Mef entro il 28 ottobre.
La sostanziale novità di quest’anno è relativa infatti ai comuni, i quali non possono più diversificare liberamente le aliquote dell’Imu, ma possono solo fissarle sulla base di fattispecie tipizzate che sono indicate nel prospetto da allegare alla delibera. Attenzione però, fanno notare da Confedilizia, nel caso in cui il comune non avesse provveduto a deliberare le aliquote per l’anno 2025, per il calcolo del saldo Imu non varrà più la regola che saranno da utilizzare le aliquote valide per l’anno precedente, ma si dovrà determinare l’imposta dovuta applicando le aliquote di base stabilite dalla legge. Queste ultime continueranno a essere applicate fino a quando il comune non approverà una prima delibera secondo le nuove modalità introdotte a partire da quest’anno.
«La tassazione patrimoniale sugli immobili è un peso per chi se ne deve fare carico», evidenzia il presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ricordando che la richiesta al governo è di iniziare a ragionare su come si possa ridurre. «Proposte specifiche possono spaziare dall’azzeramento dell’Imu solo per alcuni immobili, all’estensione della cedolare secca al 10% in tutta Italia», prosegue Spaziani Testa.
I 25 milioni di proprietari italiani che si troveranno a pagare l’Imposta Municipale Propria genereranno un gettito complessivo annuo di oltre 19 miliardi secondo i calcoli della Uil. Si può però contare su alcune esenzioni, agevolazioni e riduzioni previste. Gli immobili ad esempio concessi in locazione con contratti a canone concordato beneficiano di una riduzione del 25% sull’Imu. Mentre gli immobili dichiarati inagibili o inabitabili sono soggetti a una riduzione del 50% della base imponibile ai fini dell’imposta.
È prevista inoltre una riduzione del 50% della base imponibile per gli immobili concessi in comodato d’uso gratuito a parenti in linea retta di primo grado, come genitori-figli, ma ad alcune condizioni: che l’immobile sia utilizzato come abitazione principale dal familiare, che il contratto di comodato sia regolarmente registrato, che il comodante possieda al massimo due immobili a uso abitativo nello stesso comune e che il comodante sia residente e dimori abitualmente nello stesso comune dell’immobile concesso.
Per usufruire delle agevolazioni è necessario che il proprietario alleghi alla dichiarazione dell’Imu la documentazione relativa ad esempio al contratto di comodato, locazioni a canone concordato o l’attestazione di inagibilità.
Ma quanto costerà l’Imu quest’anno? I calcoli delle tabelle in pagina, elaborati dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscale Previdenziali, Immigrazione della Uil, mostrano i costi comune per comune sia per le seconde case, che per le case di lusso, che per le pertinenze.
I dati sono stati elaborati seguendo la normativa vigente, sulla base di una rendita media calcolata sugli estimi catastali di ogni provincia, rivalutata del 5%, e poi moltiplicata per il suo coefficiente, a cui sono state applicate le aliquote estrapolate dalle delibere comunali.
Milano, Roma e Venezia sono le tre città con i costi più alti per i costi di seconde case e di lusso. In fondo alla classifica, come città meno care per le seconde abitazioni si posizionano Palermo, Pesaro e Cosenza. Quest’ultima insieme ad Agrigento e Caltanissetta sono i tre comuni meno cari per le abitazioni principali di lusso. (riproduzione riservata)