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Il ruolo della Cina per l’economia e per tenere a bada Putin
Orsi & Tori Leggi dopo

Il ruolo della Cina per l’economia e per tenere a bada Putin

08 marzo 2024, 20:00

È in corso a Pechino Il Congresso nazionale del Popolo, un appuntamento cruciale sia per l’economia mondiale sia per gli equilibri geopolitici, mai come ora estremamente fragili. L’Italia ha da 700 anni buoni rapporti con la Cina, nel nome di Marco Polo. Sarebbe saggio metterli a frutto

Emmanuel Macron vuole mettersi alla guida dell’Europa per sconfiggere la Russia.

Al Congresso del Popolo a Pechino è in corso la sfida del rilancio economico.

Ola Källenius, presidente di Mercedes-Benz, chiede che la Ue non vari misure protezionistiche contro la Cina.

Dal 24 gennaio e fino alla fine di maggio, è in corso la più grande esercitazione militare che la Nato abbia mai tenuto dalla fine della guerra fredda. E secondo gli esperti di guerra, è quanto mai urgente che le armi della Nato siano rapidamente spostabili in Europa in base al piano d’azione soprannominato «Schengen militare» in base a un progetto affidato alla guida dei Paesi Bassi.

Appare vano ogni tentativo di negoziare una tregua nella guerra di Israele contro Hamas ma di fatto contro i cittadini palestinesi, con oltre 35 mila morti, oltre a larga parte degli ostaggi israeliani catturati da Hamas già morti o con scarse probabilità di ritornare a casa.

Le navi militari italiane sono nel canale di Suez dove devono abbattere droni diretti contro le navi da trasporto e quelle militari che sono lì per difendere il traffico commerciale dagli attacchi degli Houthi.

La Corte suprema federale americana abilita Donald Trump a candidarsi alla presidenza con una sorprendente unanimità, quindi con anche con il voto favorevole dei giudici non di nomina repubblicana ma democratica, ancorché in minoranza.

E il partito democratico americano che non mostra nessuna intenzione di mettere in pista un candidato meno fisicamente precario dell’attuale presidente Joe Biden….

Un mondo pieno di minacce

L’elenco delle minacce e dei rischi in cui il mondo si trova oggi potrebbe continuare a lungo, ma già quanto descritto basta a far capire in quale situazione drammatica si trovi sia l’occidente che l’oriente e soprattutto quanto sia fondamentale che il congresso a Pechino si concluda con decisioni sagge, sedando il clima di incertezza che regna anche nel paese più grande del mondo.

Ciò che più deve interessare gli italiani e gli europei sono le manovre in atto della Nato. Tutto è cominciato dopo il vertice dell’anno scorso a Vilnius. Da allora la Nato ha lavorato perché siano in un allerta permanente 300 mila soldati, in modo da essere in grado di far fronte a un attacco da qualsiasi parte provenga. Per la semplice ragione che il fronte da difendere da parte della Nato è più vasto di sempre, da quando è finita la guerra fredda.

Ma anche in campo militare domina la burocrazia e da dopo la Guerra fredda le varie forze armate esistenti in Europa sono rimaste invischiate in regole nazionali, come i requisiti doganali, ma hanno avuto difficoltà con i mezzi di trasporto e con la capacità di resistenza dei binari e dei ponti rispetto, per esempio, al peso dell’apparato di difesa.

La riorganizzazione è cominciata fin dal 2014, cioè da quando la Russia si è annessa la Crimea. Ma è stato necessario attendere il 2016 perché si raggiungesse un’intesa fra Nato e Ue. È così nato il piano d’azione appunto battezzato «Schengen militare», dal trattato di Schengen che ha favorito la libera circolazione nella Ue, iniziata già nel 1958 quando Germania, Francia e Paesi Bassi concordarono di eliminare progressivamente i controlli alle loro frontiere e di garantire la libera circolazione per tutti i cittadini firmatari anche degli altri paesi dell’Unione.

L’allarme dalla Russia

A rendere difficile la messa in pratica di Schengen militare è stata la dotazione necessaria, per la quale la Commissione europea aveva stanziato 6,5 miliardi di euro per realizzare 95 progetti necessari; alla fine, dopo le discussioni fra gli stati membri, la cifra stanziata è stata di 1,7 miliardi di euro, da farsi bastare dal 2021 al 2027.

A far scattare l’allarme è stato l’attacco della Russia all’Ucraina e naturalmente e per questo è stato preparato un piano articolato che riguarda la riforma normativa, la sicurezza dei sistemi di trasporto, i corridoi, gli accordi dedicati. E la Ue a gennaio ha dovuto stanziare altri 810 milioni di euro per progetti che rendano più agevole il trasporto delle truppe con le loro armi e attrezzature. Il tutto in accordo con Gran Bretagna, Usa, Norvegia e Canada, cioè con i componenti della Nato fuori dell’Europa.

Si è mossa anche la Polonia che con la Germania e l’Olanda si sono attivati per creare i corridoi utili al transito delle truppe Nato dai porti del Mare del Nord.

Le operazioni sono vigilate dal generale americano Ben Hodges, il quale ha comandato che lo spostamento di truppe da Rotterdam al confine con la Polonia possa avvenire massimo in 90 ore. Comunque, in un tempo inferiore a quello che potrebbero impiegare i russi.

In questa preparazione di ogni evenienza, il generale Hodges ha raccomandato che, come sta avvenendo in Ucraina, sia possibile disporre di treni con vagoni ferroviari adatti per il trasporto dei carri armati. Non è difficile immaginare il disappunto del generale quando ha scoperto che da parte delle ferrovie tedesche, in caso di emergenza, potrebbero mettere a disposizione solo il 10% dei carri necessari.

Ma sono molte altre le lacune che sono state riscontrate. Una brigata corazzata in genere dispone di almeno 50 carri armati e pertanto deve disporre di alcuni milioni di metri quadrati per poter operare in sicurezza ed efficienza. C’è poi il problema dell’immagazzinamento di armi e munizioni: secondo il generale Hodges, la Nato non si sta preparando in maniera adeguata in termini di spazi da destinare all’immagazzinamento di armi e munizioni.

Da questo punto di vista, l’esperienza che viene dall’Ucraina, pur nella tragedia della guerra, si sta rivelando preziosa. Un altro generale della Nato ha dichiarato letteralmente nei giorni scorsi: «Serve assolutamente una difesa aerea molto più consistente e lo stesso vale per la difesa missilistica. Proprio per questo chiediamo agli alleati ciò che non ha avuto eguali negli ultimi 10 anni».

La guerra in Europa è ancora possibile

Credo che queste notizie, che MF-Milano Finanza ha raccolto da fonti autorevoli, facciano comprendere in maniera inequivocabile che la guerra sia possibile anche in Europa. C’è da domandarsi quindi che cosa occorre fare, al di là delle irrequietezze (ma forse anche del realismo) di Macron e degli altri fattori negativi concomitanti, per evitare la guerra, che ormai è sparsa quasi in tutto il globo in maniera più o meno acuta.

Dando per scontato che la situazione politica americana sia del tutto incontrollabile almeno fino alle prossime elezioni; e lo stesso, di conseguenza, per il resto del mondo occidentale e che tuttavia da essa dipenda in buona misura il destino di tutto il mondo, l’Europa e l’Italia non posso, non devono, rimanere immobili.

L’unico Paese che può fermare la Russia non è certo la Turchia bensì la Cina. Per comprenderlo, vale la pena ricordare che per decenni e decenni i rapporti fra Unione Sovietica e Cina sono stati pessimi. Ho già ricordato in queste pagine che nell’intervista a Deng Xiaoping, padre migliore della nuova Cina fiaccata dalla fame più nera, non esitò a dire che l’allora capo dell’Urss, Nikita Krusciov, non aveva dato il minimo aiuto alla Cina, anzi. L’alleanza fra i due grandi paesi a base comunista è scoccata solo dopo che il presidente Barack Obama impose sanzioni economiche alla Russia dopo l’annessione della Crimea, che era legata all’Ucraina. Nel suo discorso del ’22 all’Università di Stanford, Obama fece decisamente ammenda per quella scelta, dichiarando apertamente di aver ignorato che l’85-90% della popolazione della Crimea era russa. Da quel momento delle sanzioni, devo ripetere, la Russia e la Cina hanno preso a vedersi mensilmente e alternativamente a Pechino e a Mosca, prendendo decisioni importanti come quella di regolare i loro commerci non più in dollari ma nella rispettiva moneta o a fare grandi progetti aeronautici e un regolare scambio di informazioni tecnologiche. Così, in sintonia, è anche ripartita una sorta di strategia antiamericana e quindi antieuropea.

Il ruolo dell’Italia

Non è certo per questo che l’Italia governata da Giorgia Meloni non ha esitato a disdettare la partecipazione alla Via della Seta o Belt & Road, ideata dal presidente Xi Jinping. È toccato al vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani andare a Pechino a formalizzare l’uscita dal progetto, tuttavia precisando bene che l’Italia vuole comunque aumentare fortemente le relazioni con la Cina. E ciò potrà avvenire anche grazie all’ambasciatore Massimo Ambrosetti, che conosce bene la Cina, avendo avuto il primo incarico all’estero negli anni 90 come numero due dell’addetto commerciale all’ambasciata di Pechino. Il ministro Tajani e quindi l’ambasciatore si avvantaggiano anche dell’aiuto del consigliere del ministro, il professor David Bergami, che è distaccato al ministero dal vertice di EY.

E mai come il 2024 è un terreno favorevole per stringere sempre più legami con la Cina. Cade infatti l’anniversario dei 700 anni della morte di Marco Polo, un legame indissolubile fra Italia e Cina.

Il programma pubblico reciproco per le celebrazioni è già molto intenso e ha preso avvio a Venezia dal 9 gennaio. Nel nome di Marco Polo, che unì con il suo straordinario viaggio Italia e Cina, è possibile non solo valorizzare gli aspetti culturali ma anche quelli economici e, non simbolicamente, anche sul piano politico. Oltre all’azione del ministro Tajani, è molto attivo nello sviluppo delle relazioni economiche, che inevitabilmente favoriscono quelle politiche, anche il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso. E come gruppo di informazione anche Class editori, attraverso le partnership con Xinhua News, il grande gruppo della vecchia agenzia Nuova Cina e il suo Ceis (China economic information service); poi con China media group, che riunisce televisione e radio pubbliche, con la quale Class editori produce la trasmissione Cargo; e, da pochi mesi, la partnership con il gruppo Il Quotidiano del popolo e il controllato quotidiano economico Global Times.

L’anniversario di Marco Polo è un’occasione che non può essere sprecata, perché l’Italia ha enorme bisogno di far crescere l’interscambio con la Cina dal lato delle esportazioni. Non è infatti un caso che il presidente della Mercedes chieda al suo Paese e all’Europa di non mettere barriere contro i flussi commerciali con la Cina.

L’economia cinese non si trova nella migliore forma, ma 1,5 miliardi di cinesi sono un target che è pareggiato solo dalla popolazione dell’India. Con una differenza: che larga parte della popolazione indiana ha un livello di reddito inferiore a quello dei cinesi.

Il sistema produttivo italiano deve mobilitarsi

Quindi, accanto ai programmi ufficiali e culturali già decisi per la celebrazione dei 700 anni di Marco Polo, è necessaria una mobilitazione del sistema produttivo italiano. Dovrebbe avvenire per molti settori quanto è stato realizzato dal settore farmaceutico e medicale, che nel 2023 ha raggiunto un fatturato di quasi 5 miliardi di euro. Per questo è giusta la visione del ministro del Made in Italy, di creare un clima e iniziative favorevoli ai prodotti italiani. Come Marco Polo ha fatto scoprire alla Cina di 700 anni fa che esisteva Venezia e l’Italia, ora Marco Polo è una sorta di passepartout da usare con abilità e determinazione. E nessuno come il ministro Urso sa quanto l’Italia abbia bisogno di conquistare spazio sul più grande mercato del mondo.

PS: Intelligenza artificiale e borsa

P.S. L’intelligenza artificiale sta diventando un moltiplicatore del valore in Borsa delle società che la usano. È passato un anno dalla prima release di Chat Gpt e insieme alle giuste polemiche che ha provocato da parte soprattutto dei media (il New York Times ha denunciato Open AI, la società proprietaria di Chat Gpt) ha anche generato incredibili rialzi in borsa di alcune società che hanno preso a usarla. È il caso di Nvidia, che progetta chip per usare l’intelligenza generativa, e che nel quarto trimestre ha avuto una crescita spettacolare, arrivando a 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Come della Cina, darà difficile per il mondo fare a meno dell’AI.

E il ddl Capitali?

PP.SS. Pare che il sottosegretario di Stato al Ministero dell’economia e delle finanze, Federico Freni, stia costituendo una commissione di esperti per la Riforma del Tuf (prevista nella legge delega nel Ddl capitali) che finora risulta composta solo da professori. Nessuno spazio alle associazioni degli intermediari e dei protagonisti dei mercati. È un grave autogol. Il Testo unico della Finanza per anni è stato chiamato legge Draghi, perché fu una commissione tecnica, fatta di giuristi ma anche uomini di mercato e presieduta dall’allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi, a ispirarlo. E lo stesso Draghi conosceva già allora in modo approfondito i mercati finanziari e le loro dinamiche. Anche sotto diverse bandiere politiche, la competenza e l’esperienza di chi vive ogni giorno le dinamiche dei mercati deve essere sempre tenuta in alta, altissima considerazione. (riproduzione riservata)



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