Da tempo sono in molti a chiedersi dove sta andando Unicredit nel risparmio gestito in una fase in cui le commissioni sono tornate a essere una voce di ricavi importante per compensare il calo del margine da interessi. La domanda è rimasta in sottofondo per mesi, ma è riemersa con forza nei giorni scorsi dopo la notizia che la banca guidata dal ceo Andrea Orcel starebbe accelerando la fine del suo accordo di distribuzione della durata di dieci anni (scadrà nel 2027) siglato con Amundi. Nel 2017 l’allora numero uno della banca, Jean Pierre Mustier, aveva venduto ai francesi la controllata dell’asset management Pioneer, e due anni dopo Fineco.
Oggi Unicredit quindi non ha più una casa di gestione interna nè una rete di wealth manager. Ma con i tassi in calo lo scenario attuale impone un forte focus sulle commissioni del risparmio gestito: possedere una fabbrica prodotti permette quindi di aver un maggior controllo sui margini rispetto a un accordo di collocamento. Non a caso Intesa Sanpaolo si è tenuta sempre stretta le fabbriche prodotto e oggi ha un polo di gestione che è primo in Italia per masse.
Per ora Orcel è partito con le assicurazioni vita in Italia, acquisendo prima dell’estate il controllo delle joint venture con Cnp Assurances e Allianz. Se per le polizze il ceo ha scelto la strada dell’internalizzazione, per il risparmio gestito, invece, non è ancora chiara la posizione: la costruzione di una società di gestione interna o l’avvio di nuovi accordi di collocamento esterni al posto di Amundi. Ma ci sono alcuni indizi che propendono per la prima ipotesi. Nel 2023 Unicredit ha dato vita in Irlanda con Azimut alla sgr Nova. Un’alleanza che sta decollando proprio adesso.
I rapporti tra Orcel e Pietro Giuliani, presidente e artefice del successo di Azimut, sono di lunghissima data e risalgono ai primi anni 2000 quando il banchiere in Merrill Lynch aveva lavorato alla quotazione in Borsa del gruppo di risparmio. Una sintonia che, senza escludere alcuno scenario, potrebbe favorire uno sviluppo della partnership attraverso un’offerta su tutto il gruppo Azimut che capitalizza 4,9 miliardi di euro. Giuliani troverebbe un naturale approdo per la creatura che ha gestito per oltre 30 anni. Orcel potrebbe mettere a segno velocemente un’operazione in un’azienda che vanta una presenza in 19 Paesi nel mondo. (riproduzione riservata)