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Il petrolio non rende più? Ecco le alternative a sconto tra le azioni energetiche
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Il petrolio non rende più? Ecco le alternative a sconto tra le azioni energetiche

10 ottobre 2025, 20:00

Rendimenti magri dal greggio: così i gestori si spostano su gas e uranio. Ecco come investirci

Che fine ha fatto il petrolio nei mercati e, di riflesso, nei portafogli d’investimento? Nonostante il conflitto in Medio Oriente, che da mesi coinvolge o minaccia di coinvolgere i principali Paesi produttori a livello globale, il prezzo dell’oro nero è strutturalmente basso e non accenna a risalire. Da inizio anno i future sul Wti hanno perso il 12% del loro valore, quelli sul Brent circa l’11%.

Il mondo dell’energia però non si limita al petrolio: ci sono tante altre risorse che possono essere incluse in un portafoglio di investimento, anche a livello azionario, scommettendo sui titoli della filiera. Due esempi su tutti: gli Etf sull’idrogeno, secondo quanto calcolato da JustEtf, da inizio anno registrano una performance massima del 77% (e mediana del 33%). Quelli sull’uranio arrivano a un picco dell’80% (con mediana al 59%)..

Il caso dell’uranio

Proprio l’uranio è un caso di investimento interessante per Marco Mencini, head of research di Plenisfer Sgr. «Nel 2025 il fabbisogno è stimato in circa 195 milioni di libbre, contro una produzione primaria di 155-160 milioni. Una forbice di oltre 30 milioni di libbre che non può essere colmata rapidamente visto che l’apertura di nuove miniere richiede fino a 15 anni e prezzi stabilmente più elevati». E mentre l’offerta è «estremamente rigida, la domanda è destinata ad aumentare: sono 63 gli impianti nucleari in costruzione a livello globale», sottolinea il money manager, che guarda anche alle valutazioni: «Il prezzo attuale di circa 80 dollari è ancora lontano dai massimi storici aggiustati per l’inflazione, pari a oltre 180 dollari, e offre quindi un punto d’ingresso interessante in un ciclo destinato a proseguire».

Investire in energia con le azioni

Per chi volesse esporsi al tema dell’energia Fida censisce  i 10 comparti a gestione attiva con le migliori performance da inizio anno. Il rendimento medio è dell’8,5% (massimo sopra il 21%), che passa al 6,5% a un anno e sfiora il 20% in prospettiva triennale. Il tutto con costi abbastanza significativi, e pari all’1,55% medio annuo.

Il comparto azionario energia, spiega l’analista finanziaria di Fida, Monica Zerbinati, «si conferma un terreno fertile per chi cerca esposizione a un settore ciclico ma capace di offrire ritorni robusti nel medio-lungo termine, con un +158% a cinque anni e rendimenti annualizzati vicini al 17%, sostenuti da una volatilità alta ma gestibile, intorno al 20%». Ben diversa, aggiunge, la traiettoria del petrolio come commodity, «che pur mostrando guadagni imponenti (+135% a cinque anni, ndr) resta un investimento schizofrenico, fatto di oscillazioni violente, con volatilità oltre il 30% e indicatori di efficienza poco incoraggianti».

L’alternativa del gas

Con il comparto Azionario Energia Raiffeisen sfiora il 14% da inizio 2025, seppur con commissioni pari al 2%. Hannes Loacker, gestore azionario mercati sviluppati, non prevede un aumento significativo dei prezzi del petrolio nei prossimi 12 mesi, per via dei recenti aumenti della produzione da parte dei Paesi produttori, riuniti nell’Opec+.

Per questo il money manager vede «un potenziale maggiore nelle grandi società integrate, in particolare quelle con un'elevata quota di ricavi derivanti dal gas naturale liequefatto, rispetto ai produttori di petrolio puri o alle società di servizi petroliferi». Al contempo, per chi stesse valutando di investire nelle rinnovabili, «riteniamo che qui vi siano le maggiori opportunità a lungo termine, grazie anche alle valutazioni attualmente ragionevoli», conclude il gestore.

L’opportunità dei data center per l’AI

Con il fondo Global Natural Resources Equity T. Rowe Price arriva a rendere il 4,6% da inizio anno, con costi dell’1,6%. Anche Rick del los Reyes, sector portfolio manager, sta cercando alternative al più tradizionale petrolio. «Il gas naturale, ad esempio, dovrebbe registrare una forte crescita della domanda grazie all'aumento del fabbisogno energetico dei data center utilizzati per alimentare l'intelligenza artificiale», segnala. E poi «ci sono anche minerali che presentano dinamiche di domanda e offerta che potrebbero favorire un aumento dei prezzi in futuro. Il rame, l'uranio e le terre rare ne sono un buon esempio».

Nel più vasto mondo delle risorse, attenzione anche a non trascurare il potenziale del legname. «Si è verificato un significativo consolidamento e gli operatori rimasti hanno razionalizzato la capacità produttiva. Ciò dovrebbe tradursi in una maggiore redditività in futuro», afferma de los Reyes.

Uno sguardo alle valutazioni

Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) si approccia all’asset class con il fondo Azioni Energia e Materie Prime che, pur essendo leggermente sotto la parità da inizio 2025, guadagna più del 17% a tre anni (1,8% le commissioni). Maria Luisa Medaglia, gestore del fondo, è interessata in particolare al gas: «Grazie alle minori emissioni di anidride carbonica, è percepito come una fonte più adatta alla transizione energetica e capace di sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che richiede grandi quantità di energia». In particolare, evidenzia la money manager, «guardiamo alle aziende che offrono infrastrutture per il trasporto, stoccaggio e lavorazione del gas, nonché le società di servizi produttrici di apparecchiature energetiche».

Infine, uno sguardo alle valutazioni: «Il comparto energetico tratta ad ampio sconto su più metriche rispetto al mercato nel suo complesso, offre un dividend yield più elevato e una leva più contenuta. Il profilo di crescita offerto dalle società più legate alla tematica del gas ne giustifica le valutazioni più ricche, ma comunque più appetibili rispetto a quelle di mercato». (riproduzione riservata)



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