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Il passo di addio di una coraggiosa ragazza americana contro i colossi del tech
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Il passo di addio di una coraggiosa ragazza americana contro i colossi del tech

10 gennaio 2025, 19:30

Lina Khan, giovanissima docente nominata tre anni da da Biden al vertice dell’Antitrust americano, sta per essere avvicendata da una nomina trumpiana. È bene leggere la sua ultima intervista in carica per comprendere i rischi legati al crescente potere dei magnati dei social media

A parte Donald Trump, Elon Musk, Mark Zuckerberg convertito al trumpismo e via dicendo, ci sono due notizie meno clamorose, una buona e una cattiva, che arrivano dagli Usa e che da sole fanno capire quanto incerto sia il futuro dei cittadini del mondo e quindi anche di noi italiani

La prima, buona: sta andando avanti la causa intentata quasi un anno fa dal sindaco di New York, Eric Adams, contro Facebook, TikTok, YouTube, Google e Snapchat, tutti social network che, a giudizio di tutta la municipalità più importante del mondo, peggiorano lo stato di salute mentale dei minori e adolescenti, usando tecniche manipolatorie per renderli dipendenti dalla piattaforma: depressione, ansia e disturbi dell’apprendimento.

La manipolazione dei minori

La denuncia sottolinea proprio l’intenzionalità delle aziende proprietarie nel progettare social per manipolare e rendere dipendenti i minori e gli adolescenti. Ciò avviene attraverso l’uso di algoritmi per generare contenuti che trattengono gli utenti per ore sulle piattaforme incoraggiandone l’uso compulsivo, come avviene con il gioco d’azzardo, che creano il desiderio di «like e cuoricini», come si dice sulla rete, e il contemporaneo bombardamento con flussi continui e personalizzati di contenuti e pubblicità. L’azione legale chiede quindi che la condotta dei proprietarie delle piattaforme social come Google, Meta, ByteDance e Snap sia dichiarata dalla Corte un problema collettivo da eliminare e che le società paghino un forte risarcimento in denaro ancora non quantificato Infatti, la città di New York spende all’anno più di 100 milioni di dollari in programmi e servizi dedicati alla salute mentale dei più giovani, dando consulenze ai genitori per ansia o depressione e per sviluppare programmi sugli effetti dei social e su come evitare la dipendenza.

Evviva il sindaco di New York, il primo che si preoccupa concretamente degli effetti dei social sui giovani anche se ha potuto fare solo causa per risarcimento dei danni economici della città perché non ha poteri di regolamentazione; ma l’iniziativa dovrebbe essere una lezione per parlamenti e governi sempre più condizionati dal potere promozionale dei social. I cui proprietari ormai, dopo le elezioni americane, sono di fatto arrivati alla Casa Bianca, se si pensa anche solo a Musk, integrale alla nuova amministrazione, e a Zuckerberg che solo pochi mesi fa si mostrava vicino al partito democratico e ora flirta con il governo.

In genere, quello che succede negli Usa, non passano molti mesi e viene imitato in Europa. Speriamo che qualche sindaco sia spinto a imitare Adams.

Una pessima notizia

La notizia cattiva, anzi pessima, sono le inevitabili dimissioni dalla presidenza dell’antitrust americano della giovanissima Lina Khan, nominata meno di tre anni fa dal presidente uscente, Joe Biden proprio per combattere il potere enorme di giganti del digitale. E la giovane professoressa universitaria aveva ottenuto un grande risultato mettendo sotto inchiesta e scoprendo l’accordo secondo il quale Google versava ogni anno 30 miliardi di dollari ad Apple perché in tutti gli iPhone prodotti venisse inserito, come nativo, il software dello stesso Google, determinando così un condizionamento violento dei possessori del telefono.

Prima di lasciare l’incarico, la professoressa Khan è stata intervistata dai colleghi di Cnbc e la nostra Class Cnbc ha mandato in onda l’intervista, che per chi non l’ha seguita sullo schermo televisivo o su quello degli Smartphone, vale la pena di leggere. Eccola.

D. Partiamo dalla notizia di Meta, che ha deciso di eliminare il fact checking, cioè la verifica dei fatti e delle fonti, affidato a terze parti a favore delle «community notes» come X (in pratica, la piena libertà di scrittura, ndr). Cosa ne pensa?

R. Quali siano le regole fondamentale del dibattito online è la domanda delle domande.

Un’economia in cui le regole sono definite da una singola società o addirittura dalle decisioni di un singolo dirigente è agli antipodi delle nostre leggi antimonopolio e antitrust.

Viviamo in un’economia che è stata rinvigorita dalla forte competizione e oggi ci sono preoccupazioni bipartisan in Congresso sulla concentrazione del controllo dei gatekeeper (cioè, di chi ha la possibilità di dare o negare l‘accesso web, ndr).

Le decisioni di una società o di singoli individui non dovrebbero poter avere un impatto così estremo sul dibattito online. Abbiamo in corso una causa, il processo che vede l’Antitrust (Ftc) contro Facebook inizierà a primavera, riteniamo che alcune acquisizioni precedenti siano state illegali.

D. Che cosa pensa del rapporto tra i Big del Tech e il presidente eletto Donald Trump? C’è stato un vero e proprio pellegrinaggio dei Ceo a Mar-a-Lago

R. Il focus del mio lavoro è sempre stato assicurarmi che l’enforcement della legge avvenisse senza alcun tipo di favoritismo. Come dicevo, ci sono molte preoccupazioni riguardo ai gatekeeper e alle loro posizioni dominanti. Ma credo che le nomine del presidente eletto Trump siano state fatte con la visione di voler mantenere una linea dura nei confronti delle società tecnologiche.

D. Pensa davvero che lo farà, considerando i milioni di dollari di donazioni ricevuti per la campagna elettorale?

R. Non posso prevedere cosa farà chi sarà al mio posto. In questi anni l’Ftc ha avuto molto successo: prendete per esempio i casi di Amazon o Facebook. È naturale che queste società cercheranno di negoziare in qualche modo o trovare vie di fuga dalle loro responsabilità. Spero che non succeda ma non posso prevederlo, spero venga mantenuta la linea dura. Il nostro approccio di enforcement è stato molto rigoroso, siamo stati diverse volte in corte. Abbiamo rivendicato nuove linee guida per le fusioni mentre in passato si pensava che anche accordi illegali potessero in qualche modo andare in porto attraverso il disinvestimento di alcune parti o asset delle società. È il caso, per esempio, delle fusioni verticali. Abbiamo bloccato molti accordi, molte acquisizioni, molti tentativi di private equity.

D. Si rischia di fare un passo indietro?

R. Sì, certo. Ma come avete visto anche le Corti federali si sono mostrate d’accordo con il nostro approccio rigoroso; quindi, credo che anche le società abbiano preso consapevolezza di che cosa significhi oggi violare le regole.

D. C’è qualcosa che avrebbe fatto in modo diverso in questi quattro anni?

R. Avrei voluto avere più tempo. Nel mio lavoro sono stata ispirata da Jim Miller, il presidente dell’Ftc durante la presidenza Reagan, un uomo di grande visione che è riuscito a cambiare in maniera strutturale le regole di protezione dei consumatori. Certo, forse avrei fatto alcune cose diversamente, ma abbiamo ottenuto vittorie strutturali importanti agendo sempre con la priorità di difendere gli interessi degli americani e dei lavoratori che venivano minacciati da alcune operazioni. Credo ci sia un riconoscimento a livello federale del lavoro che ha fatto l’Ftc. Le decisioni sono sempre difficili, pensiamo al bilanciamento delle perdite, al rispetto delle regole, al loro adattamento, alle risorse e al budget dell’Ftc rispetto ad alcuni grandi casi che abbiamo affrontato. Abbiamo usato tutti gli strumenti a nostra disposizione, avremmo voluto fare alcune cose più velocemente, come nel caso di Google e Amazon dove la partita è ancora aperta.

D. E per quanto riguarda l’intelligenza artificiale invece? Molte regole sono anacronistiche rispetto all’evoluzione attuale…

R. Seguiamo con attenzione le operazioni che hanno come oggetto nuovi incumbent, start-up, stiamo cercando di capire come evolveranno se ci sono investimenti che interferiscono con un decision making indipendente o che limitano le possibilità di proteggere i consumatori.

D. Ci sono annunci in arrivo?

R. Stiamo cercando di fare tutto il possibile per rendere la transizione con il nuovo Presidente della Ftc, Andrew Ferguson, il più semplice possibile ma utilizzeremo gli ultimi giorni a disposizione per l’enforcement delle nostre regole. L’inaugurazione sarà quando sarà e fino ad allora l’amministrazione è in carica e continueremo a fare il nostro lavoro.

D. Come gestirà l’Ftc Andrew Ferguson?

R. L’Ftc è stata molto attiva negli ultimi anni, spero segua questa linea. Spero che non la indebolisca o faccia passi indietro.

D. Intanto Biden ha bloccato il tentativo di acquisizione di US Steel da parte dei giapponesi, cosa ne pensa?

R. L’Ftc ha avuto un ruolo nel cercare di identificare le implicazioni di sicurezza, c’è stata una presa di coscienza che un consolidamento estremo può portare rischi e mettere a rischio la sicurezza strategica. Pensate per esempio al settore della difesa, alla manifattura degli aerei, bisogna essere consapevoli delle conseguenze dei processi di consolidamento domestico e internazionale.

D. Ci sono molti miliardari oggi, da Bezos a Musk, che hanno le mani in pasta in molti dossier. È pericoloso?

R. È una domanda molto importante. Storicamente abbiamo avuto separazioni strutturali, pensate per esempio a banche e commercio, a chi fornisce il credito o alla necessità di non entrare in conflitto con altri business. Dobbiamo riattivare alcuni di quei principi, soprattutto nelle industrie e nelle infrastrutture. Se non vogliamo perdere la democrazia.

Cosa c’è dietro le risposte pacate di Khan

Dietro la pacatezza delle risposte di Lina Khan, ci sono bombe innescate che dagli Usa si stanno trasferendo in altri Paesi inclusa l’Italia. Come anticipano l’ultima domanda e l’ultima risposta. Sarebbe inutile citare i microsatelliti di Musk o gli accordi di Zuckerberg con imprenditori italiani. E non è neutra la notizia che proprio ora John Elkann sia entrato nel Consiglio di amministrazione di Meta, l’editore di Facebook che il sindaco di New York ha denunciato.

È sicuramente importante per l’Italia non essere tagliati fuori dal progresso della tecnologia digitale, ma sarebbe necessario che, prima ancora che vari accordi portino l’ultima tecnologia americana in Europa, proprio l’Italia si facesse attiva nel non far approvare normative che osano condizionare la democrazia. Non è sbagliato che la presidente Giorgia Meloni abbia contatti con chi nella tecnologia è avanti a tutti, ma senza entrare nella polemica sui microsatelliti di Musk, è necessario che prima ancora di giungere all’introduzione in Italia di queste tecnologie siano approvare norme che tutelano l’indipendenza dell’Italia e la sicurezza dei cittadini.

Mentre scrivo questi auspici capisco di fare la parte dell’illuso. Ma nella patria del diritto è quello che dovrebbe avvenire, se non fosse che il conflitto disastroso fra politica e magistratura sia la mina innescata più grave proprio per la democrazia. Proprio per la condivisibile intraprendenza della presidente Meloni nell’avere contatti diretti con la svolta insita nell’ascesa alla Casa Bianca di Donald Trump, si deve sperare che la sua (di Meloni) intelligenza e correttezza prenda il meglio, sbarrando la strada al peggio. L’iniziativa del sindaco di New York non va dimenticata.

Anche Donald Trump ha un cuore

Anche Donald Trump ha un cuore. L’ho incontrato più volte, come ho già avuto occasione di scrivere, da Sirio Maccioni, al suo ristorante Le Cirque di New York. E a Le Cirque Trump fece la sua prima cena di raccolta di fondi per la sua prima elezione. Quando Sirio è mancato, nell’aprile 2020 Trump era alla Casa Bianca e sapevo che aveva scritto una lettera alla famiglia. Eccola, tradotta in italiano.

Cara famiglia Maccioni,

Siamo stati profondamente addolorati nell’apprendere della scomparsa del nostro caro amico Sirio. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con voi e con i vostri cari in questo momento di dolore.

Nel corso della sua storica carriera, Sirio ha ridefinito l’esperienza culinaria. I suoi ristoranti e la straordinaria esperienza che ne deriva sono stati parte di momenti significativi e memorabili per tante famiglie e persone. Nel dolore per la perdita di un marito devoto e di un padre amorevole, ci auguriamo che possiate trovare conforto nel sapere che l’eredità di Sirio e il suo spirito vibrante e accogliente continueranno a vivere nei suoi ristoranti in tutto il mondo.

Che Dio vi benedica e vi protegga sempre.

Con le nostre più sentite condoglianze, Donald e Melania Trump.

Speriamo che nel suo secondo mandato Trump riesca a esprimere anche nella politica questi suoi sentimenti. (riproduzione riservata)



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