Conto alla rovescia per la Milan Fashion Week, l’evento più atteso nel mondo della moda (italiana e non solo) che tra martedì 25 febbraio e lunedì 3 marzo porterà sulle passerelle della metropoli il Gotha delle maison mondiali. E chissà che tra le passerella non si nasconda anche, tra la folla di fotografi e appassionati, anche qualche investitore, ingolosito dalla ripartenza dei titoli del lusso in portafoglio.
Dopo più di due anni col freno a mano tirato infatti le società quotate del comparto moda stanno rialzando la testa. Moncler, il colosso italiano del settore, nel 2025 sta crescendo del 31%: e la scorsa settimana, in occasione della pubblicazione dei conti 2024 chiusi sopra i 3 miliardi di ricavi (e oltre le attese degli analisti), la società di Remo Ruffini ha guadagnato in una sola seduta di borsa più del 9% di capitalizzazione, superando anche per pochi minuti il tetto dei 70 euro (ora scambia intorno ai 65).
Ma la festa di Moncler è condivisa dagli altri: da gennaio il gigante francese Lvmh cresce di oltre il 12%, Brunello Cucinelli sale del 18%, Prada del 9,7%, Kering del 18%, Tapestry del 34%.
Varie concause hanno contribuito alla forza dei titoli del lusso in quest’inizio di 2025 e, ancor prima, già dalla seconda metà dello scorso anno. Da una parte la (parziale) ripartenza del mercato cinese, tradizionalmente primario per il comparto. Dall’altra la resilienza dei consumi, soprattutto negli Stati Uniti, che sembrerebbe finora scongiurare il rischio di una recessione. «Il 2025 mostra segnali di ripresa», conferma Giacomo Saibene, portfolio manager di Quaestio Sgr. «La prima trimestrale ad aver stupito è stata quella di Richemont, con una crescita superiore del 10% rispetto alle aspettative, poi seguita da altre notizie positive, come ad esempio Moncler». La reazione del mercato, aggiunge il money manager, «è stata di un re-pricing dei multipli di settore: Hermes è passata da un rapporto prezzo utili di 49 a 58, Lvmh da 22 a 25, Moncler da 21 a 27. Ora siamo nella situazione sfidante in cui il mercato sconta già ottime prospettive per l’anno in corso».
Nella sua consueta classifica Fida propone 10 fondi a gestione attiva che scommettono sui titoli del lusso: la loro performance media da inizio 2025 è del 6,5%, con punte dell’11,6%. Si passa quindi al +20% medio su un orizzonto annuo e al +24% su una prospettiva triennale. Attenzione ai costi di questi comparti: la loro media (piuttosto alta anche per i fondi comuni) è dell’1,6%, ma ci sono anche fondi che arrivano sopra il 2,2% di commissioni.
Il settore dei beni di consumo secondari (che include il lusso, ndr) si dimostra non solo resistente, ma capace di navigare le acque turbolente dell’inflazione, alimentato da un pubblico che, pur tra mille difficoltà, non rinuncia alla qualità e al prestigio», osserva Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida, che fa notare come a dicembre dello scorso anno (in pieno periodo Black Friday-Natale) i comparti della categoria «si sono distinti come la terza asset class per rendimento a un mese, con un incremento superiore al 6%, superando oltre 250 altre categorie di investimento». Paradossalmente lo scorso anno i comparti sui beni secondari hanno più che doppiato per rendimento quelli sui beni essenziali o primari (23% contro 11%). «Tuttavia, questa performance è accompagnata da una maggiore volatilità e rischi», conclude Zerbinati. «I fondi sui beni secondari hanno registrato una volatilità annuale di circa 11%, superiore al 6% dei beni primari».
Gam apre la graduatoria Fida con il comparto Multistock Luxury Brands Equity: +11,6% di performance nel 2025, con commissioni dell’1,6%, allineate alla media dell’asset class. Flavio Cereda, co-investment manager del comparto, invita alla cautela, sia in Cina sia negli Usa: «Pensiamo che i consumi di lusso in Cina siano sottoposti a una notevole pressione e non prevediamo una ripresa significativa nel 2025, con un’inclinazione positiva verso la seconda metà dell’anno, data la facilità dei confronti». Mentre negli Stati Uniti «l’incertezza sull’esito della possibile implementazione dei dazi aggiunge volatilità». Come cavalcare l’incertezza? Il money manager oggi cerca di «individuare le opportunità nei nomi in cui abbiamo un’elevata convinzione» e di scovare «nomi quotati negli Stati Uniti per acquisire una maggiore esposizione».
Con i comparti Thematics Subscription Economy N/A e Thematics Subscription Economy R/A Thematics Am (affiliata di Natixis Im) mette a segno da inizio anno performance del 6,3% e 6,2%, anche se con commissioni diverse: 1,3% il primo fondo, 2% il secondo. «Negli ultimi anni i nomi del lusso hanno mostrato di essere altamente segmentati», osserva il co-gestore, Walid Azar Atallah. La crescita di un titolo oggi, secondo il money manager, dipende più che altro «da quanto un marchio sia da considerare premium rispetto a un altro». In questo senso, titoli che hanno spiccato il volo negli ultimi mesi sono Ferrari e Hermès. «Sebbene l'elevata dipendenza dei marchi di lusso dalla Cina avrebbe dovuto frenare lo slancio degli affari in tutto il settore, sembra che i portafogli degli investitori con un elevato patrimonio siano abbastanza ampi da sostenere i consumi di fascia alta», aggiunge Atallah. «Se guardiamo ad Hermès, oltre il 55% dei suoi ricavi proviene dall'Asia, e in particolare dalla Cina, ma la sua esclusiva strategia, come quella di Ferrari, si rivolge solo a un gruppo selezionato di persone, quelle che fanno già parte dell'ecosistema del marchio e dispongono di un'estrema ricchezza, pronta a essere spesa quando necessario».
Anche Pictet Asset Management si approccia all’asset class con il comparto Premium Brands (+6,3% nel 2025, anche se con costi del 2,3%). I contributi maggiori alla performance da inizio anno, sotottolinea il team di gestione, «sono giunti dai titoli del lusso come Richemont, Hermès e Moncler, che hanno beneficiato dei miglioramenti dei trend settoriali». da Starbucks che «migliorato la fiducia degli investitori nella svolta del marchio condotta dal nuovo ceo Brian Niccol», e da Essilorluxottica, «aiutata dai commenti favorevoli del ceo di Meta Mark Zuckerberg in merito alla categoria degli occhiali intelligenti». Ipotizzando che i consumi possano crescere ancora, i money manager stanno esplorando nuove nicchie: hanno di recente aperto una posizione sul titolo «Sprouts Farmers Market, catena Usa di prodotti naturali e organici, nota per gli articoli di alta qualità», e su Garmin, «leader nell’innovazione degli smartwatch, ben posizionato per sfruttare i trend di lungo termine a livello di attività outdoor grazie a una robusta pipeline di prodotti per il 2025». (riproduzione riservata)