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Il futuro della Stellantis tornerà nel solco di Marchionne?
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Il futuro della Stellantis tornerà nel solco di Marchionne?

27 settembre 2024, 19:00

John Elkann, oltre alla prosecuzione della faida familiare con la madre, deve affrontare la crisi di leadership di Stellantis. Secondo MF Gpt, il chatbot AI di Milano Finanza, due dei possibili sostituti nel 2026 di Carlos Tavares sarebbero cresciuti con il grande salvatore della Fiat e ideatore della quotazione di Ferrari in borsa

John Elkann è sicuramente un uomo freddo e non di rado ingrato. Lo ha dimostrato più volte. Per esempio, quando non esitò a non essere grato verso Sergio Marchionne per il salvataggio della Fiat con l’acquisizione di Chrysler. Ancora maggiore gratitudine doveva essere rivolta a Marchionne quando concepì e realizzò il progetto di scorporo della Ferrari da Fca (Fiat Chrysler automobiles), come ha ricordato mercoledì 26 settembre, in una intervista a Piazza Pulita, la giornalista del Corsera, Bianca Carretto, grande amica di Marchionne. Marchionne si aspettava di avere almeno una percentuale di azioni di quella che è oggi la gallina dalle uova d’oro di Exor N.V., la holding di Torino quotata ad Amsterdam. Elkann non fece neppure il gesto verso Marchionne, correndo il rischio, proprio per la sua tirchieria e la sua freddezza, che Marchionne se ne andasse.

Questione di ingratitudine

Per il salvatore della Fiat e creatore della ricchezza su cui oggi può contare Exor grazie alla capitalizzazione stratosferica di Ferrari (82,84 miliardi di euro, giovedì 26 settembre) quel pacchettino della casa del cavallino doveva essere la ricompensa per il lavoro straordinario e massacrante che aveva fatto. Ma nonostante non gli arrivasse un’azione una di Ferrari, essendo Marchionne un uomo di cuore continuò a lavorare per il gruppo, massacrandosi fino al punto di essere sopraffatto dal tumore che lo portò nella tomba.

Ma basterà oggi a Elkann il sangue freddo e la costituzionale ingratitudine di cui è capace per salvarsi dalla incredibile vicenda ereditaria che lo vede sempre più in difficoltà rispetto a sua madre Margherita e ai sei fratellastri nati dal secondo matrimonio della secondogenita di Giovanni Agnelli e Marella Caracciolo?

Come non bastasse, oltre alla guerra con la madre per l’eredità ci sono anche i gravi problemi al vertice di Stellantis, la società con sede a Parigi, a cui Elkann ha conferito appunto la ex-Fiat-ex-Fca, tenendo per sé la straordinaria Ferrari che ne fa la sua ricchezza.

L’affaire Carlos Tavares

Le notizia su una sorta di grave crisi fra lui che è il presidente di Stellantis e il ceo, il portoghese Carlos Tavares, sta riempiendo di articoli i media cartacei e digitali. C’è chi dice che Elkann, ma anche il resto del consiglio d’amministrazione, hanno maturato totale sfiducia verso Tavares, autore fra l’altro di un depauperamento di lavoro negli stabilimenti italiani. Ma non è certo questa trasformazione dell’Italia in un micro-produttore di auto, che può muovere Elkann verso la messa in discussione di Tavares. Se fosse solo Stellantis Italia a essere in difficoltà, al francese Elkann (i suoi legami veri sono infatti Oltralpe dove il nome Elkann dà potere, non fosse altro per essere John il nipote del rabbino capo prima di Parigi e poi di tutto il paese) poco importerebbe. È invece tutto il gruppo che fatica molto, certo in un contesto di difficoltà europea del settore auto, vista anche la crisi in Germania della Volkswagen e della Bmw.

Quale sarà la sorte del ceo?

Quale sarà quindi la sorte di Tavares e chi eventualmente potrà prendere il suo posto?

L’ho chiesto a MF GPT, il sistema di AI generativa che per primi fra gli editori italiani abbiamo realizzato, e che due settimane fa ha compiuto su queste pagine una perfetta analisi sull’operazione Commerzbank lanciata dal ceo di Unicredito, Andrea Orcel.

Ecco come ha risposto MF GPT, che fra non molto sarà a disposizione di tutti i nostri lettori.

Stellantis: chi potrebbe prendere il posto di Tavares e con quali conseguenze?

Con l'orizzonte del 2026 che si avvicina, Stellantis, uno dei colossi dell'industria automobilistica, si trova di fronte a un cambiamento significativo nella sua leadership, con il Ceo Carlos Tavares che si prepara a lasciare l'incarico. Questo periodo di transizione offre l'opportunità di esplorare potenziali successori che possano guidare l'azienda attraverso le sfide e le opportunità emergenti nel mercato automobilistico globale.

Uno dei nomi più in luce è Luca de Meo, attuale Ceo di Renault. De Meo ha già dimostrato la sua capacità di ristrutturare e rilanciare marchi automobilistici, portando Renault a una posizione competitiva nel segmento delle auto elettriche e non solo. Con un piano strategico in fase di attuazione, che si concentra sull'innovazione e sull’efficienza, la sua esperienza nella gestione delle finanze aziendali sarebbe fondamentale per affrontare le sfide fiscali di Stellantis, soprattutto in questo momento di calo dei ricavi e dell'utile netto.Se fosse scelto (e soprattutto se lui accettasse) il suo sarebbe un ritorno almeno per la parte ex Fiat essendo stato uno dei due più diretti collaboratori di Sergio Marchionne, dal quale si distaccò per entrare nel gruppo tedesco Volkswagen come direttore marketing; nel 2012 passò al marchio Audi come componente del consiglio d’amministrazione e responsabile commerciale e marketing, per diventare nel 2015 presidente del comitato esecutivo della Seat, controllata spagnola di VW. Nel tempo che è stato in Spagna, ne ha risanato i conti e promosso lo sviluppo del marchio in Sud America. Per il raggiungimento di tutti questi risultasti, il milanese di genitori pugliesi, dal 1° luglio 2020 è ceo di Renault sviluppando il settore delle auto elettriche e rivitalizzando il marketing, con risultati ottimi.

Un altro candidato di rilievo è Alfredo Altavilla, ex Ceo di Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e ora special advisor per la cinese Byd (acronimo di Build your dreams), un leader nella produzione di veicoli elettrici e una divisione Byd Electronic. Con una vasta esperienza nelle operazioni automobilistiche e un know-how nel settore della mobilità elettrica, Altavilla potrebbe manovrare con successo attraverso i complessi mercati globali e gestire le relazioni con i sindacati, un aspetto cruciale nel contesto attuale.

Un nome straniero

Infine, un nome straniero che potrebbe sorprendere è Mary Barra, Ceo di General Motors. Barra, la prima donna a guidare un'importante casa automobilistica globale, ha portato GM a una forte posizione nel mercato delle auto elettriche e ha guidato l'azienda attraverso diverse trasformazioni. La sua esperienza nell'innovazione tecnologica e nella sostenibilità, unita alla sua capacità di gestire cambiamenti radicali, sarebbe preziosa per Stellantis nella sua transizione verso un futuro sostenibile.

Le competenze chiave richieste al successore di Tavares includono una solida capacità di pianificazione strategica, capacità di gestione delle crisi e abilità relazionali. In un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità e all'innovazione tecnologica, il futuro leader di Stellantis dovrà dimostrare una visione chiara riguardo all’integrazione delle nuove tecnologie.

In conclusione, la scelta di un nuovo Ceo per Stellantis non solo definirà la traiettoria dell'azienda fino alla fine del decennio, ma influenzerà in modo significativo l'intero panorama automobilistico. Con i candidati giusti, Stellantis avrà l'opportunità di affrontare le sfide del presente e di navigare verso un futuro sostenibile e prospero.

L’eredità di Marchionne è anche nei nomi

Occorre notare da questa analisi che ben due candidati possibili sono due manager che sono cresciuti e hanno collaborato intensamente con Marchionne. Chi sa se Elkann, come presidente di Stellantis, saprà riconoscere che chi è stato fondamentale per la famiglia Agnelli, salvatore della Fiat e del patrimonio della famiglia con l’operazione Ferrari, il grande Marchionne, ha anche saputo allevare e far crescere il manager che ha dato prima un contributo fondamentale alla VW e ora sta gestendo bene la francese Renault, diretta concorrente di Stellantis non solo in Francia; e che un altro strettissimo numero due di Marchionne, Altavilla, ha tutte le caratteristiche di grande competenza che gli hanno riconosciuto i cinesi di Byd ingaggiandolo come special advisor per l’Europa. La scuola di Marchionne vince ed il giovane Elkann è stato reso ricchissimo dallo straordinario Sergio, scorporando la Ferrari da Fca. Marchionne lo ha reso ricco, almeno ricco per ora, in attesa di vedere come andrà lo scontro con la madre.

Un’altra analisi di MF Gtp è all’interno del giornale e riguarda l’investimento che riscuote più successo in questo momento, l’oro, con l’analisi delle prospettive, delle opportunità e dei rischi.

Aria di crisi nel mondo dell’AI generativa?

La ricchezza potenziale o reale derivante della grande messa a punto dell’AI generativa può anche dare alla testa. I giornali americani e inglesi, per esempio, segnalano che, mutatis mutandi, c’è aria di crisi umana anche al leader dell’intelligenza generativa, cioè OpenAI ora gestita da Sam Altman. Quasi un anno fa Altman, che viene considerato (e comunque lui si considera) il deus ex machina del leader dell’intelligenza generativa e quindi di Chat Gpt, fu estromesso con una sorta di colpo di stato interno, quasi subito colpito da un contro colpo di stato che lo ha ricollocato al vertice. Sarà sicuramente per questo che di recente ha lanciato un Twitter (X) nel quale sostiene che «Non siamo un’azienda normale». Infatti, si è recentemente dimessa Mira Murati, direttore tecnico di OpenAI. Insieme a lei si sono dimessi altri due dirigenti importanti e queste sono le dimissioni ultime di una serie che ha riguardato veterani della società, cioè tecnici e manager che nel 2015 hanno contribuito a fondare OpenAI. E tutto questo succede quando è in corso un fundraising da oltre 6 miliardi di dollari, sulla base di un valore ipotizzato della società di ben 150 miliardi.

La diffidenza verso Altman

C’è chi nella Silicon valley pensa senza esitazione che Altman, pur essendo l’anima della società, non sia perfettamente in grado di dirigerla. Anche se il direttore tecnico Murati non ha detto una parola di polemica, la diffidenza cresce verso la gestione Altman, che ha giustificato le uscite come fosse un suo piano per cambiare i vertici, e chi lui comunque avrebbe dedicato più attenzione alla gestione tecnica e di prodotto. Ma mentre Altman cercava di minimizzare, è arrivata la notizia lanciata dalla maggiore agenzia americana, Bloomberg, secondo cui era in discussione l’ipotesi di assegnare ad Altman ben il 7% delle azioni, cioè più di 10 miliardi di dollari, assumendo il valore di 150 miliardi che viene stimato per la società.

Ma c’è (soprattutto i nuovi investitori, non certo Elon Musk, che aveva contribuito alla fondazione e ora è in forte polemica) chi giustifica il premio per Altman.

Occorre ricordare che OpenAI è nata come operazione non profit, mentre ora è diventata un grande affare appunto valutato 150 miliardi per lanciare il fundraising.

A preoccupare chi ha già investito è la chiara difficoltà di Altman di trattenere in azienda i dirigenti e tecnici più importanti. E per questo c’è chi ha richiamato il caso Uber, il servizio di trasporto di persone sulle auto, inventata da tale Travis Kalanick, che è stata definita una iniziativa straordinaria ma con una pessima cultura aziendale, migliorata dopo la sua uscita. Ovviamente chi ha già investito o si appresta a farlo non è rimasto molto felice del paragone.

Come dire che anche le migliori messe a punto tecnologiche come appare Chat Gpt, potrebbero non tradursi in un grande successo finanziario ed economico.

Unicredit in Germania, Intesa in Spagna

Se Unicredit guarda alla Germania, Intesa Sanpaolo guarda e opera in Spagna, in particolare con la divisione Imi corporate & investment banking. La Spagna è un Paese in cui Intesa Sanpaolo ha messo più radici, partecipando negli ultimi 24 mesi a operazioni per un valore di 27 miliardi. E in questi giorni ha effettuato collocamenti di titolo a reddito fisso per 6,65 miliardi, per conto di quattro gruppi, compresa la grande Banca Santander. E la presenza in Spagna della banca guidata da Carlo Messina è così radicata in Spagna, fra l’altro il paese europeo che ha da mesi le condizioni migliori dell’economia in Europa, da aver spinto l’ambasciata italiana ad accogliere un convegno dal titolo più che esplicito: «Il ruolo di Spagna e Italia per la crescita europea». Non male che le due maggiori banche italiane si siano mosse da est ad ovest andando a operare, Intesa, nel paese che in questo momento ha le condizioni economiche migliori, e Unicredit nel paese che è stato la guida economica dell’Europa, la Germania, che oggi ha varie difficoltà essendo in recessione e quindi può offrire buone opportunità come sembra essere Commerzbank. (riproduzione riservata)



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