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Il decennio perduto della Cina per gli investitori è già avvenuto
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Il decennio perduto della Cina per gli investitori è già avvenuto

di James Mackintosh
21 luglio 2023, 16:20 Ultimo aggiornamento: 17:38

Le speranze che la riapertura post-pandemica potesse innescare una rapida crescita economica sono crollate

La deflazione incombe, la forza lavoro si riduce e invecchia, il boom immobiliare si è trasformato in un fallimento lasciando in eredità un forte indebitamento, e i consumatori ricchi di liquidità non spendono. Ci sono molti paragoni tra l’economia cinese di oggi che fatica e il Giappone all’inizio del suo “decennio perduto”. Gli investitori in Cina hanno già avuto un “decennio perduto” o di più. I prezzi delle azioni domestiche sono inferiori a quelli del 2007 e gli utili per azione sono gli stessi del 2013.

La Cina è diventata vecchia prima di diventare ricca

Non c’è da stupirsi, dunque, se i titoli cinesi siano tra i più economici al mondo. La domanda è se la crisi, enfatizzata da una recente serie di dati economici deboli, sia eccessiva. La Cina è bloccata in una trappola del reddito medio, aggravata dall’essere invecchiata prima di diventare ricca, oppure può uscire da questo periodo buio con una popolazione ben istruita e innovativa in grado di lasciarsi alle spalle i problemi, una volta che la confusione post-pandemica sarà diminuita? Per capire il problema, bisogna tornare alle basi.

Come si ottiene la crescita

La crescita si ottiene solo con tre punti: più persone, più capitale o un migliore utilizzo dei lavoratori e del capitale, ossia maggiore produttività. La Cina non avrà a disposizione più lavoratori, in quanto la popolazione ha iniziato a ridursi l’anno scorso. L’aumento del capitale ha condotto l’economia verso i problemi attuali, poiché le aziende e i governi hanno preso in prestito troppi soldi per costruire.

Rimane il punto della produttività. I visitatori americani della splendente metropoli di Shanghai che prendono il treno ad alta velocità verso Pechino e pagano tutto con il cellulare rimarranno affascinati dalla tecnologia. Tuttavia, la produttività è ovunque tranne che nelle statistiche, dove è in calo da più di un decennio dopo uno straordinario periodo di crescita in seguito all’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) nel 2001. Gli utili deboli e i prezzi bassi delle azioni sono la naturale conseguenza di una produttività debole, e il Governo sta ostacolando il miglioramento. Il bisogno di un miglioramento si evince dalla situazione attuale: il mese scorso l’inflazione ha toccato lo zero, e i dati mensili sono in diminuzione da cinque mesi consecutivi, il periodo più lungo dal 2003.

La bassa inflazione indica una ripresa debole

L’attuale inflazione della Cina, che esclude i prezzi dei generi alimentari e dell’energia in rapido calo, è stata più bassa solo durante la pandemia da Covid-19 e durante la crisi finanziaria mondiale del 2008-2009, secondo i dati a partire dal 2008. La crescita economica nel secondo trimestre del 2023 è stata di appena il 3,2% annualizzato, inferiore a qualsiasi altro periodo che va dalla crisi finanziaria alla pandemia.

Le speranze che la riapertura post-pandemica potesse condurre a un ritorno a una rapida crescita economica sono crollate. L’aspetto positivo dell’economia è che la riapertura è ancora agli inizi e i segnali di ripresa sono appena iniziati. «Molti stranieri non si capiscono quanto sia recente l’uscita dal periodo traumatico di Covid-19,» ha dichiarato Andy Rothman, Investment Strategist di Matthews Asia. «È una tragedia ancora fresca nella memoria della gente» che sottolinea l’aumento della spesa in bar e ristoranti come segno che una ripresa guidata dai consumatori è in corso. Come “fabbrica del mondo”, anche la Cina sta risentendo della debolezza post-pandemica della domanda di prodotti manifatturieri, il che spiega il crollo delle esportazioni del 12% il mese scorso. Il pericolo è che questo sia solo l’inizio. I problemi dovuti al post-pandemia della Cina si aggiungono agli squilibri dell’economia di lunga data.

Edilizia improduttiva

In sostanza, la Cina ha preso in prestito e investito troppo in attività improduttive come l’edilizia abitativa, reprimendo al contempo i consumi. Mentre il boom speculativo dell’edilizia era in corso, si è vantata dei dati di crescita. Ora che il boom è terminato, il 25%-30% dell’economia dedicato all’edilizia e alle spese correlate rappresenta un grosso freno. È esattamente qui che la Cina potrebbe trasformarsi nel Giappone. Se il Governo continua a concedere prestiti a costruttori in difficoltà come Evergrande facendo finta che stiano andando bene, si trasformeranno in automi, sprecando risorse economiche.

Se tali società dovessero essere costrette a ristrutturarsi e a chiudere, non pagherebbero i prestiti, imponendo di conseguenza perdite ai finanziatori e riducendo temporaneamente la crescita, ma liberando lavoratori e capitali da reimpiegare in aree più produttive. Una sofferenza a breve termine sarebbe accettata in cambio di un guadagno a lungo termine. Il Giappone ha scelto il primo modello, distribuendo le conseguenze della bolla su decenni di crescita debole, piuttosto che uno shock breve e brusco che avrebbe potuto portare alla distruzione creativa e a un nuovo modello economico.

I vantaggi della Cina

La Cina dispone di alcuni vantaggi, come sottolinea George Magnus, ex capo economista di Ubs e associato al China Centre dell’Università di Oxford. Le grandi banche sono di proprietà dello Stato, quindi, a differenza del Giappone, non vacilleranno. La popolazione è molto più giovane di quella giapponese, sebbene la contrazione della forza lavoro.

Inoltre, la Cina ha ancora un grande potenziale di crescita, anche solo per il fatto che la sua popolazione è al passo con il resto del mondo, dato che rimane molto più povera di quanto lo fosse il Giappone quando la bolla speculativa scoppiò nel 1990. Infine, ha la lezione del Giappone da cui imparare e i suoi economisti hanno dedicato molto tempo a studiarla da quando il People’s Daily, il giornale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ha pubblicato nel 2016 un articolo di opinione anonimo che ne avver-tiva i pericoli.

Purtroppo, però, non ha agito. Stephen Roach, ex Presidente di Morgan Stanley Asia e Senior Fellow del Paul Tsai China Center della Yale Law School, ha detto che da allora la Cina ha discusso molto sul passare a una crescita trainata dai consumi, ma non ha fatto molto. «La crescita veloce del debito che preoccupava tanto [l’autore anonimo] nel 2016, è in realtà aumentata in modo significativo nei sette anni successivi,» ha affermato.

La Cina deve smetterla di buttare il problema sul debito e incoraggiare i consumi interni e una maggiore produttività. Tuttavia, da un punto di vista politico, non è facile dire alle persone che gli appartamenti che hanno pagato durante la bolla potrebbero non essere mai completati, lasciare che i costruttori ben collegati falliscano o ritirare il sostegno agli esportatori.

Gli ultimi anni hanno condotto a un giro di vite sull’istruzione privata e sui settori più produttivi dell’alta tecnologia, e una lotta con gli Stati Uniti che ha portato a restrizioni sulle importazioni di microchip. I Tori sperano che il recente allentamento delle restrizioni sul Gruppo di e-commerce Alibaba segnali un passo indietro più ampio da parte del Governo e che il Presidente Xi Jinping voglia finalmente aumentare la produttività, ottenendo così una crescita economica migliore. L’esperienza suggerisce agli investitori di non farsi troppe illusioni. (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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