Scegliere azioni con alti dividendi è una strategia collaudata, ma concentrarsi solo su questo parametro rischia di dare un quadro parziale. Le aziende, infatti, restituiscono capitale agli azionisti non solo tramite dividendi, ma anche attraverso riacquisti di azioni (buyback) o riduzione del debito. Lo shareholder yield totale, che combina queste voci, offre una misura più completa. Un esempio è General Motors: con un dividendo dell’1% e riacquisti per 8 miliardi di dollari (pari al 14% del valore di mercato), raggiunge un rendimento complessivo del 15%. Tuttavia, parte di questi ritorni non è sostenuta dagli utili netti, il che può renderli rischiosi.
Gli analisti segnalano dieci titoli dell’S&P 500 che coniugano shareholder yield elevato e utili in grado di sostenerlo: Comcast, Molson Coors, General Mills, Kraft Heinz, Hp, Devon Energy, Eog Resources, Lennar, Halliburton ed Eastman Chemical. In media, offrono dividendi al 4% e uno shareholder yield complessivo oltre il 9%, a fronte di valutazioni basse (10 volte gli utili stimati 2026, contro le 22 volte dell’S&P 500). Tuttavia, nel 2024 hanno perso in media il 14% a fronte di un +13% dell’indice, complice l’interesse quasi esclusivo degli investitori per i titoli legati all’intelligenza artificiale.
Mentre i grandi titoli tecnologici dominano e sostengono l’S&P 500, con rendimenti molto bassi, le azioni a forte shareholder yield rappresentano un’opzione interessante per chi guarda al lungo periodo. Etf come WisdomTree U.S. Value o Cambria Shareholder Yield offrono un rendimento complessivo tra il 3,5% e il 7%. I riacquisti, inoltre, riducono le azioni in circolazione e possono sostenere i prezzi. Per chi cerca reddito nel tempo, acquistare titoli solidi che restituiscono capitale agli azionisti a valutazioni convenienti è raramente una scelta sbagliata. (riproduzione riservata)