Mentre l'asset allocation strategica complessiva tra asset class tradizionali e alternative è rimasta pressoché stabile nel 2025, ci sono notevoli sviluppi dei trend di investimento dei family office globali, che stanno riducendo ulteriormente la liquidità e preferiscono l'equity dei mercati sviluppati, probabilmente cercando di accedere a una crescita strutturale a lungo termine in aree quali GenAI e sanità. Parallelamente, stanno aumentando gli investimenti nel private debt e il reddito fisso dei mercati sviluppati sta entrando nei portafogli, al fine di incrementarne il rendimento e la diversificazione. Tutto questo emerge dall'edizione 2025 del Global Family Office Report 2025 di Ubs Wealth Management, condotto su 317 gestori privati che gestiscono in media 1,1 miliardi di dollari di asset.
Sul fronte dell'esposizione geografica, circa i quattro quinti degli asset investiti sono in Nord America o nell'Europa occidentale. I family office statunitensi sono più propensi che mai agli investimenti domestici e, nel corso degli ultimi 5 anni, si sono praticamente ritirati dalla scena internazionale. La guerra commerciale rappresenta la preoccupazione principale degli investitori: uno spettro che aleggiava nell'aria ben prima di aprile. Guardando alle prospettive a 5 anni, i family office sono preoccupati dei rischi che potrebbero conseguirne; tra questi, un conflitto geopolitico di larga scala, una recessione globale o la crisi del mercato del debito.
Tra gli asset alternativi, l'asset allocation media dei 317 family office nel real estate è passata dal 10% nel 2023 all'11% nel 2024. In media, a livello globale, i family office che stanno apportando modifiche alla loro asset allocation intendono tornare nel 2025 all'allocazione del 10% del 2023. Passando ai metalli preziosi, le esposizioni medie dei family office sono aumentate, pur rimanendo una piccola parte dei portafogli, in un contesto di un forte rally dell'oro. L'allocazione media globale è passata dall'1% nel 2023 al 2% nel 2024. Di contro, le allocazioni in liquidità hanno continuato a contrarsi, in un mondo in cui i tassi di interesse statunitensi ed europei potrebbero scendere ulteriormente: le allocazioni sono diminuite in media dal 10% nel 2023 all'8% nel 2024.
Guardando ai prossimi 5 anni, la maggioranza dei family office prevede di rimanere esposta all'equity dei Paesi sviluppati, con una quota sempre minore di operatori che preferiscono il reddito fisso. Inoltre, aumenterà via via anche l'esposizione agli investimenti privati. Quasi la metà (46%) ha previsto un moderato aumento dell'allocazione alle azioni dei mercati sviluppati. Per contro, meno di un quarto (23%) prevede un aumento significativo o moderato dell'esposizione al reddito fisso dei mercati sviluppati. Il gradimento per le azioni si estende comunque anche ai mercati emergenti, dove più di un terzo (34%) dei family office ha previsto un aumento significativo o moderato delle allocazioni di capitale.
Sul fronte dei mercati privati, le esposizioni sembrano destinate ad aumentare nel lungo termine, sia nel settore azionario sia in quello del debito. Guardando oltre le sfide a breve termine legate ai bassi livelli di exit, più di un terzo (37%) dei family office si aspetta un un aumento significativo o moderato degli investimenti diretti in private equity e/o in fondi o fondi di fondi (34%). Inoltre, circa un terzo (30%) prevede un aumento significativo o moderato del debito privato e quasi un un quarto (23%) nelle infrastrutture. "AI, transizione energetica e sanità sono tutti importanti temi di investimento nel private equity, in particolare la seconda" complice anche la politica fiscale, commenta durante la call di presentazione dello studio Maximilian Kunkel, chief investment officer Global Family and Institutional Wealth di Ubs GWM.
"In Europa si preferisce preservare la stabilità, i family office locali sono tra i più diversificati a livello di asset class e regioni. Inoltre, come tipico dell'area, questi attori si stanno muovendo in maniera proattiva nei confronti di certi eventi macroeconomici e normativi. Ne è un esempio l'esposizione al fixed income, molto proattiva con l'atteso calo dei tassi", afferma poi Kunkel. Il trend è condiviso dagli attori italiani: Giovanni Ronca, head of Ubs GWM in Italia, sostiene che "in un periodo caratterizzato dall'incertezza data dalla guerra commerciale in atto, i family office italiani continuano a guardare al futuro con una strategia volta alla stabilità, concentrandosi su asset class tradizionali e mercati sviluppati. Anche in Italia, l'obiettivo principale resta preservare e accrescere il patrimonio familiare, attraverso una solida diversificazione e un'attenzione crescente alle opportunità che potrebbero influire positivamente sul patrimonio".