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Hedge fund, il 2025 segna una svolta tra rendimenti in ripresa e nuova raccolta. Ecco i migliori gestori

07 gennaio 2026, 02:00

Nel 2025 l’indice Barclay è salito del 12,9%, una crescita costante dal post Covid. Tra i big Bridgewater ha ottenuto i profitti più alti della sua storia con il Pure Alpha a +34%. Oculus di D.E. Shaw +28,2%. Oltre 5 mila miliardi di dollari di masse grazie alle migliori performance da 5 anni

Dopo anni di risultati irregolari e critiche su livello di commissioni ed efficacia dello strumento, nel 2025 gli hedge fund sono tornati a imporsi nei mercati finanziari. In uno scenario dominato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali, incertezza sui tassi, entusiasmo ai limiti della bolla per i titoli Ai, questi strumenti hanno dimostrato di saper offrire valore in termini di gestione del rischio e diversificazione.

Rendimenti in ripresa

E i rendimenti sono di nuovo tornati all’altezza delle loro promesse (e delle commissioni che applicano): Goldman Sachs ricorda che dopo un periodo di risultati poco brillanti tra il 2010 e il 2019, le performance hanno iniziato a risollevarsi nel post Covid: +9,4% annualizzato tra il 2020 e giugno 2025 rispetto al 6,6% di un classico portafoglio bilanciato. Dal 2020 in poi, e soprattutto dal 2022 un mercato scosso da guerre e politiche Usa non convenzionali e da nuove inefficienze ha fatto ripartire alcuni trend forti e ha creato anomalie nelle valutazioni, creando un terreno fertile per questi gestori.

Il trend di ripresa dei rendimenti è culminato nell’appena appena concluso, il migliore degli ultimi cinque anni: l’indice globale Barclay Hedge Fund Index ha segnato il 12,93% dal +9,68% del 2024, dal +9,27% del 2023, dal -8,22% del 2022 e dal 10,22% del 2021.

Patrimonio record

Risultati che hanno spinto il patrimonio gestito a livello globale a superare il record dei 5 mila miliardi di dollari, secondo le stime di Hfr, grazie anche a una raccolta che secondo gli ultimi dati disponibili è stata nel terzo trimestre 2025 di 33,7 miliardi, ai massimi dal 2007. Il ritorno di interesse è un fenomeno recente perché gli investitori hanno prima voluto aspettare un periodo di performance consistenti per tornare a esporsi. Il 2025 quindi ha segnato un chiaro punto di svolta. Anche se non è stato un periodo di crescita uniforme per il settore.

A fare la differenza sono stati la capacità di adattamento, l’attenzione al rischio e la disciplina operativa, più che l’uso della leva finanziaria o le scommesse direzionali. Il settore ha vissuto trasformazioni significative: da un lato il rafforzamento delle grandi piattaforme multi-strategy, dall’altro il ritorno in evidenza di fondi più piccoli e flessibili. Cambiamenti che continueranno a influenzare l’industria anche nel 2026.

I risultati dei big

Tra i big (grafico in pagina) spicca Bridgewater, attualmente guidato dal ceo Nir Bar Dea che ha raccolto il testimone da Ray Dalio, nel 2025 uscito definitivamente dalla società da lui fondata nel 1975. L’hedge fund, secondo rumors di mercato, nel 2025 ha ottenuto i profitti più alti nei suoi 50 anni di storia grazie anche a un uso sempre più estensivo dell’Ai nella gestione: il fondo Asia ha fatto il 37% nel 2025, il macro Pure Alpha il 34%, il migliore di sempre e in forte aumento rispetto a rendimenti annualizzati inferiori al 3% nel periodo 2012–2024, mentre la strategia All Weather è salita del 20%. Il fondo AIA Labs della società, che utilizza il machine learning come principale base per le decisioni di investimento, ha raccolto oltre 5 miliardi di dollari e ha registrato un rendimento dell’11%. Intanto il multistrategy di punta del gruppo D.E. Shaw, il Composite, ha guadagnato il 18,5%, mentre Oculus ha avuto una performance stimata del 28,2%. ExodusPoint, che sta rafforzando il proprio team azionario per affiancare le attività obbligazionarie guidate dal cofondatore Michael Gelband, ha reso il 18%, il risultato migliore dalla sua fondazione nel 2017. La società gestisce circa 12 miliardi di dollari. Tutti rendimenti superiori all’S&P 500 che nel 2025 ha fatto +16,4%.

Le mosse dei gestori

Il contesto macroeconomico ha giocato un ruolo centrale. L’inflazione persistente, i tagli dei tassi rimandati e l’instabilità politica globale hanno alimentato una incertezza costante. I mercati azionari si sono mossi a due velocità, con pochi grandi titoli tecnologici a trainare gli indici e molte altre società in difficoltà. Le obbligazioni, le valute e le materie prime hanno reagito a ogni segnale delle banche centrali e agli sviluppi geopolitici, creando un terreno favorevole alla gestione attiva.

Che gli hedge fund hanno saputo cogliere meglio dei fondi comuni data la loro capacità di muoversi liberamente tra le asset class prendendo posizioni sia corte sia lunghe. In questo scenario hanno brillato soprattutto le grandi piattaforme multi-strategy, che hanno continuato ad attrarre capitali grazie a strutture solide e a una gestione del rischio centralizzata. Sempre più investitori le considerano oggi una componente stabile dei portafogli, non più semplici strumenti tattici.

Ma il 2025 ha segnato anche il ritorno dei gestori azionari long/short. L’aumento della dispersione tra i titoli ha premiato la selezione attiva, favorendo le aziende più solide. In questo contesto, diversi fondi di dimensioni medio-piccole hanno ottenuto risultati migliori dei grandi player, grazie a maggiore agilità e rapidità decisionale.

Come proteggono le performance

Tra le strategie più brillanti spiccano anche i fondi global macro, capaci di sfruttare le continue oscillazioni di tassi, valute ed energia. Più complesso, invece, l’anno per i fondi quantitativi, messi alla prova da mercati guidati da eventi improvvisi più che da schemi ricorrenti. Il bilancio del 2025 è in ogni caso chiaro: gli hedge fund non sono una soluzione universale, ma in un mondo finanziario sempre più instabile tornano a essere strumenti centrali per chi cerca flessibilità e controllo del rischio. E il ritorno delle performance ha fatto tornare in scena un’altra pratica del passato: la chiusura a nuova raccolta per proteggere le performance. L’ultimo caso è quello di Marshall Wace che ha deciso di restituire 3,1 miliardi di dollari ai sottoscrittori dei suoi due fondi più grandi. (riproduzione riservata)



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