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JOE BIDEN PRESIDENTE USA
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Gli Usa e i loro alleati discutono su come ridurre i legami economici con la Cina

di Andrew Duehren e Greg Ip
17 aprile 2023, 18:20 Ultimo aggiornamento: 18:33

L’obiettivo è quello di limitare i rapporti in alcuni settori considerati strategici preservando allo stesso tempo flussi commerciali e di investimento più ampi con Pechino | Lagarde (Bce): le banche centrali devono dare stabilità in un’era di frammentazione economica | Così la Cina vuole sfidare l’ordine globale degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno cercando di capire come limitare le relazioni economiche con la Cina, in particolare in alcuni settori che considerano strategici, preservando però i più ampi flussi commerciali e di investimento con la seconda economia più grande del mondo.

L’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato il modo in cui le potenze occidentali pensano alla loro strategia nei confronti della Cina, un rivale geopolitico ma stretto partner di Mosca. La Russia ha bloccato le esportazioni di gas naturale verso l’Europa durante la guerra, destabilizzando i mercati globali dell’energia.

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I timori che la Cina tagli l’export

Secondo i massimi funzionari economici occidentali, le democrazie avanzate del G7 sono sempre più preoccupate che la Cina, uno dei principali fornitori di molti beni e materiali, possa tagliare allo stesso modo le esportazioni chiave in caso di conflitto o di un’altra pandemia. Temono anche che gli investimenti e le competenze occidentali, se lasciati senza restrizioni, possano aiutare a sviluppare l’esercito di Pechino. «Quindi la lezione appresa per tutti noi è stata: lavoriamo duramente ora, in anticipo», ha detto Wally Adeyemo, vicesegretario al Tesoro degli Stati Uniti.

Tuttavia, i funzionari del G7 dicono che stanno anche cercando di evitare quei passi che portino a una «politica del rubamazzo», compromettendo così la crescita economica globale; anzi, stanno cercando di unirsi a sostegno di specifiche misure politiche per ridurre la dipendenza dalla Cina.

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Rafforzare le catene di approvvigionamento

«La grande scelta strategica che abbiamo davanti riguarda il rafforzamento della resilienza della nostra catena di approvvigionamento», ha dichiarato Jeremy Hunt, Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, in un’intervista la scorsa settimana a Washington, sottolineando che gli alleati occidentali dovrebbero «lavorare insieme in quanto democrazie per migliorare tale resilienza».

I funzionari del G7 hanno affermato la scorsa settimana di aver raggiunto un accordo su nuove iniziative per rafforzare le catene di approvvigionamento a margine degli incontri semestrali del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e della Banca Mondiale. Il passo arriva dopo un recente impegno degli Stati Uniti e dei loro alleati a sviluppare nuovi strumenti politici per contrastare le misure economiche ostili.

La scorsa settimana il Fmi ha pubblicato un rapporto che fa eco ai precedenti avvertimenti contro la suddivisione dell’economia globale in blocchi geopolitici concorrenti guidati da Stati Uniti e Cina. Tale divisione ridurrebbe il commercio e la crescita globali, ha avvertito l’organizzazione finanziaria multilaterale.

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Il rischio di una nuova Guerra Fredda

«La domanda è: possiamo essere più determinati a migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti, senza spingere il mondo a un passo da una seconda Guerra Fredda?» ha dichiarato Kristalina Georgieva, direttrice del Fmi. «Sono tra coloro che sanno quali sono le conseguenze di una Guerra Fredda. È una perdita di talenti e contributi al mondo. Non voglio che si ripeta,» ha aggiunto.

Tra i membri del G7, l’Amministrazione Biden ha spinto con urgenza per riorientare l’economia globale lontano dalla Cina. Le nuove leggi emanate lo scorso anno offrono importanti sussidi per attirare le principali società di energia pulita e tecnologia per i semiconduttori negli Stati Uniti. L’Amministrazione ha limitato l’esportazione di chip avanzati e relative apparecchiature in Cina e sta preparando nuovi limiti per gli investimenti nel paese.

La Segretaria al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, ha ripetutamente sottolineato che gli Stati Uniti devono affidarsi più strettamente agli alleati per il commercio, sottolineando che le proiezioni del Fmi sulle conseguenze negative del friendshoring sono esagerate. L’anno scorso, il commercio degli Stati Uniti con la Cina ha raggiunto un livello record. «I benefici del commercio aperto, che includono un’allocazione più efficiente delle risorse globali, vengono mantenuti con il friendshoring. Quindi penso che l’argomentazione secondo cui il friendshoring causerà un’enorme frammentazione e la perdita dei benefici del commercio non sia valida», ha detto Yellen.

Le preoccupazioni degli alleati

Alcuni alleati ampiamente allineati con gli obiettivi degli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione in merito all’approccio dell’Amministrazione Biden circa la riduzione dei legami con la Cina. I sussidi statunitensi destinati alla tecnologia delle energie pulite, finalizzati principalmente a sviluppare l’industria al di fuori della Cina, hanno fatto infuriare i funzionari europei che hanno sostenuto che i requisiti di approvvigionamento dei nuovi sussidi svantaggiano le loro aziende.

I funzionari statunitensi stanno cercando di attenuare queste lamentele mettendo insieme una serie di accordi commerciali per cooperare nell’approvvigionamento di minerali critici attraverso un insieme di acquirenti. Gli americani stanno inoltre avviando un dibattito sugli incentivi all’energia pulita con l’Unione europea per cercare di evitare una guerra dei sussidi.

Sulla spinta degli Stati Uniti atta a creare maggiore indipendenza dalla Cina incombe la possibilità di un conflitto militare su Taiwan, un’isola autonoma che Pechino considera come parte della Cina e di cui vuole prendere il controllo, un altro possibile punto di scontro con gli alleati statunitensi.

L’uscita di Macron

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato la scorsa settimana che prendere spunto dagli Stati Uniti sulle tensioni tra Taiwan e la Cina sarebbe «la cosa peggiore» per l’Europa. Da allora, i funzionari francesi hanno cercato di placare il clamore suscitato da tali affermazioni e il Ministro dell’Economia e delle Finanze francese Bruno Le Maire ha dichiarato la scorsa settimana che la Francia condivide le preoccupazioni degli Stati Uniti sul fatto di affidarsi alla Cina: «Condividiamo esattamente lo stesso punto di vista degli Stati Uniti in merito al de-risking».

Tuttavia, anche la definizione della politica statunitense nei confronti della Cina può rivelarsi impegnativa e richiedere tempo, secondo quanto riferito da persone familiari con le deliberazioni dell’Amministrazione Biden. I funzionari statunitensi hanno valutato, per esempio, come limitare gli investimenti statunitensi in Cina solo nei settori che potrebbero contribuire a migliorare le capacità militari di Pechino.

Le regole sono destinate a proibire gli investimenti di private equity e venture capital statunitensi nel calcolo quantistico e nei semiconduttori avanzati, mentre richiedono alle aziende di rendere noti tali investimenti in semiconduttori meno avanzati, secondo quanto riferito da persone informate. Le regole dovrebbero essere introdotte nell’ambito di un periodo di regolamentazione di un anno.

Secondo alcune persone a conoscenza dei colloqui, i funzionari dell’Amministrazione hanno dibattuto su come affrontare il tema dell’intelligenza artificiale, cercando di tracciare una linea di demarcazione tra le forme di AI che potrebbero essere utilizzate per scopi militari e altre forme di AI ampiamente utilizzate nella tecnologia civile.

Limitare gli investimenti in Cina

I funzionari statunitensi sperano di convincere il resto del G7 a sostenere la proposta di limitare gli investimenti in Cina. Il mese scorso, durante un incontro a Washington, il Presidente Biden e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si sono impegnati a prendere provvedimenti per evitare che i capitali e le conoscenze alimentino i militari dei loro rivali strategici.

Per quanto riguarda il commercio, alcuni funzionari occidentali vedono la Cina già impegnata in atti ostili. La Cina ha imposto embarghi commerciali informali all’Australia per aver avviato un’inchiesta sulle origini del Covid-19 e alla Lituania per aver permesso a Taiwan di aprire un avamposto diplomatico con il nome di Taiwan.

La Cina sta anche considerando di limitare le esportazioni di tecnologie chiave per la produzione di energia solare. Il mese scorso, l’organo esecutivo dell’Unione europea, i Governi membri e il Parlamento hanno concordato una bozza di «strumento di coercizione economica» che prevede le fasi di consultazione e di ritorsione nei confronti di un Paese che si ritiene pratichi la coercizione economica. L’argomento dovrebbe essere sul tavolo del vertice dei leader del G7 a Hiroshima, in Giappone, il mese prossimo, e una coppia bipartisan di senatori statunitensi ha elaborato una proposta di legge sull’argomento.

«Non dobbiamo ripetere gli errori di calcolo o gli errori commessi in passato nei confronti della Russia con altri grandi paesi,» ha dichiarato in un’intervista Niels Annen, Segretario di Stato parlamentare presso il Ministero federale della Cooperazione e dello Sviluppo economico tedesco, riferendosi alla dipendenza dell’Europa dalle esportazioni energetiche russe prima dell’invasione. Tuttavia, ha aggiunto, «non vogliamo imporre una politica o una strategia di disaccoppiamento».


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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