Generali andrà avanti nella discussione con Natixis dopo aver incassato la cancellazione della penale di 50 milioni di euro che era stata prevista a gennaio scorso nel caso in cui l’operazione per creare insieme una joint venture nel risparmio gestito da 1.900 miliardi di euro di masse si fosse definitivamente arenata. La trattativa tra le parti potrà proseguire fino al 31 dicembre e - nel caso in cui venga raggiunto un accordo definitivo - è stato ribadito che dovrà passare di nuovo al vaglio dei consigli di amministrazione di entrambe le società.
L’occasione per fare un aggiornamento sullo stato dell’arte dell’operazione, come anticipato da MF-Milano Finanza martedì 23 settembre, è stato il consiglio di amministrazione di Generali che si è tenuto nel pomeriggio di mercoledì 24 settembre. Il group ceo, Philippe Donnet avrebbe informato il board dell’esito degli incontri intercorsi nelle scorse settimane tra il top management dei due gruppi che hanno portato alla doppia decisione. Ma la partita resta tutta in salita con i rappresentanti delle liste di minoranza che durante il consiglio di amministrazione avrebbero ribadito la loro contrarietà a procedere alla trattativa con i francesi.
Lo scenario, del resto, si è fatto ancora più complicato rispetto a gennaio scorso quando le due società avevano firmato la lettera di intenti non vincolante. In particolare dopo l’acquisizione del maggiore azionista di Generali, Mediobanca, da parte del Monte dei Paschi di Siena, e le successive dimissioni di Alberto Nagel da amministratore delegato di Piazzetta Cuccia (che ha il 13% di Trieste). Francesco Gaetano Caltagirone, che detiene poco meno dell’11% di Mps (percentuale che potrebbe ridursi al crescere delle adesioni) e il 6,28% di Generali, non ha mai fatto mistero di opporsi all’operazione puntando piuttosto ad alleanza con partner italiani.
Cosi come Delfin, socio rilevante sia di Mediobanca sia di Generali, ha espresso dubbi.
Ma a pesare è soprattutto la posizione del governo che, in caso di firma dell’accordo, potrebbe intervenire con lo scudo del golden power, preoccupato che i risparmi degli italiani possano essere ceduti a un controllo straniero.
Sul tema il ceo di Generali, Donnet, prima dell’estate, ribadendo la bontà dell’operazione, aveva chiarito che non ci sarebbe stato alcun muro contro muro con l’esecutivo timoroso di una fuga all’estero del risparmio degli italiani. Mentre il ceo di Bpce (azionista di Natixis), Nicolas Namias, nei giorni scorsi ha puntualizzato che le trattative si sono prolungate perché bisognava attendere la stabilizzazione della base azionaria di Generali (vista appunto l’opas del Monte su Mediobanca) ma restano aperte con la speranza di «convincere le autorità italiane della rilevanza del progetto per la sovranità del Paese». Nel caso di un accordo definitivo sull’operazione le due società dovrebbero, come detto, presentare il contratto per la firma ai rispettivi consigli di amministrazione, e solo dopo avviare formalmente la procedura per il golden power con la notifica la governo. Scenario che, al momento, appare ancora lontano.
Intanto giovedì 25 la compagnia ha ufficialmente fatto sapere sul proprio sito Internet che «il 15 settembre le parti hanno sottoscritto un accordo modificativo del memorandum of understanding (mou) al fine di prendere atto dell’avvenuto svolgimento delle rispettive consultazioni degli organi di rappresentanza dei dipendenti e proseguire, fino alla data del 31 dicembre, le negoziazioni inerenti all’operazione e alla relativa documentazione contrattuale. Hanno altresì dato atto che le previsioni relative alla break-up fee non debbano più applicarsi e debbano considerarsi prive di effetto», ribadendo appunto che «la conclusione di un accordo definitivo relativo all’operazione sarà comunque soggetta alla preventiva approvazione degli organi competenti di ciascuna delle parti».
(riproduzione riservata)