Per l’operazione Natixis non c’è una valida motivazione economica. A sostenerlo è stato l’imprenditore azionista di Generali, Francesco Gaetano Caltagirone, in un’intervista a Bloomberg in cui, a proposito dell’annunciato accordo tra la compagnia italiana e l’asset manager francese, che darebbe vita al primo operatore europeo nel settore del risparmio gestito con 1.900 miliardi di asset e 4,1 miliardi di ricavi annui, primo al mondo nel settore assicurativo, afferma che le sinergie e i benefici sarebbero minimi: «Si sta demolendo una struttura costruita in quasi due secoli per gestire il risparmio in cambio di una fragile partnership», ha dichiarato all’agenzia.
Secondo Caltagirone l’accordo con Natixis smantella la capacità di Generali di prendere decisioni di investimento e di gestire il rischio. Ancora peggio, secondo lui, è che le scelte su come impiegare i risparmi degli italiani verrebbero prese da Parigi. Una tesi più volte respinta dal ceo di Generali, Philippe Donnet, che ha affermato che le decisioni su come investire gli asset assicurativi della compagnia resterebbero a Trieste, con Woody Bradford, attuale ceo di Generali Investments Holding, che ricoprirà il ruolo di ceo della nuova joint venure che sarà detenuta al 50% tra i due partner.
Le dichiarazioni di Caltagirone, che ha definito «Donnet un bravo assicuratore», cui manca però «una visione strategica per l’espansione o le operazioni di M&A», sono arrivate mentre si attende il probabile intervento sul golden power del governo sull’operazione, che resta ancora in divenire. Il via libera dei sindacati di Natixis all’accordo, vincolante alla nascita della joint venture, è arrivato venerd’ 23 maggio ora si attende quello, non vincolante, dei sindacati italiani. Solo dopo si potrà procedere con le fasi successive e con la firma dell’operazione attesa tra fine giugno e inizio luglio, con la consegna ufficiale del fascicolo al governo e a tutte le autorità interessate.
Sul tema Natixis è intervenuto più di recente lo stesso Donnet, in occasione dell’assemblea di Generali di fine aprile, che lo ha riconfermato ceo con il 68,7% dei partecipanti (battendo di oltre 15 punti percentuali la lista di minoranza proposta da Caltagirone). La volontà è dialogare con il governo, aveva chiarito il ceo, aggiungendo che, se le condizioni imposte da un probabile golden power si dovessero rivelare troppo stringenti, potrebbe non farsene nulla. (riproduzione riservata)