Per i fondi pensione è stato un trimestre in retromarcia sul fronte dei rendimenti a causa della volatilità che con la guerra sui dazi è tornata protagonista dopo mesi di crescita dei mercati globali. E quindi in questo periodo il tfr in azienda, la tradizionale asticella di confronto delle performance della previdenza complementare, ha avuto la meglio mettendo a segno una rivalutazione netta dello 0,93% perché si apprezza in modo automatico di un 1,5% fisso all’anno più il 75% dell’inflazione Istat. Mentre i primi tre mesi del 2025 si sono chiusi per i comparti negoziali con un risultato medio del -0,56% come emerge dall’analisi di MF Milano Finanza che ha raccolto i dati di quasi 100 linee (tabella in pagina). E per i fondi aperti (in questo caso la fonte è Fida), la media degli oltre 300 fondi sul mercato è del -0,09% (tabella in pagina). Rendimenti che rispecchiano l’andamento negativo del mercato nel trimestre. L’indice Merrill Lynch obbligazionario governativo euro con scadenze oltre i dieci anni è sceso infatti tra gennaio e marzo del 4,65%, quello tra cinque e dieci anni dello 0,8% perché la minaccia delle tariffe Usa aveva spinto gli investitori a rifugiarsi nelle azioni facendo salire i prezzi e quindi scendere i rendimenti. Ma i primi scricchiolii sulla nuova politica commerciale del presidente Usa Donald Trump, che ha annunciato ufficialmente i dazi il 2 aprile, si sono fatti sentire anche sull’azionario, visto che dai massimi di quasi 40 mila punti toccati il 19 marzo, l’indice Ftse Mib di Piazza Affari a fine marzo segnava 38 mila punti, riducendo così il rialzo da inizio 2025 dal 16% all’11%.
I gestori previdenziali hanno avuto ben pochi mezzi per difendersi da un movimento così repentino, ma non manca chi è riuscito a mettere a segno buoni risultati. I primi negli aperti sono Reale Teseo Linea Sviluppo Etica A di Reale Mutua con il +5,78%, Eurorisparmio Azionario Europa A di Sella Sgr con il +4,82% e Helvetia Soluzione Previdente Linea 4 Fascia A di Helvetia Vita con il +4,81%. Tra i negoziali spicca il comparto Bilanciato di Agrifondo (il fondo dei dipendenti del settori agricolo) con un +1,06% seguito dal Bilanciato e dal Prudente di Telemaco (lavoratori delle telecomunicazioni), rispettivamente con lo 0,85% e lo 0,81%. Il Bilanciato cambierà asset allocation da maggio con un aumento della componente azionaria dal 50% al 60%, e riduzione della quota obbligazionaria dal 50% al 40% e sarà ribattezzato Dinamico. L’obiettivo, spiega Telemaco, è rendere più appetibile il comparto per gli aderenti delle nuove generazioni, tenuto conto dell’ampia distanza che li separa dal pensionamento.
Il quadro, ancora in evoluzione, riporta difatti l’attenzione dei risparmiatori sul rapporto fra rischio-rendimento e sull’orizzonte temporale perché molti chiedendo se la propria esposizione sia in linea con gli anni che mancano all’addio al lavoro. Come spiega Paolo Stefan, direttore del fondo Solidarietà Veneto (dipendenti delle aziende della regione Veneto) riguardo al comparto Dinamico la cui allocazione a prevalenza azionaria incide in questa fase sull’andamento dei rendimenti.
«Il Dinamico è il comparto dei giovani, oggi l’aderente tipo ha 34 anni. Per loro i ribassi di questi giorni potrebbero diventare il trampolino per un processo di valorizzazione più efficace nel lungo periodo», osserva Stefan. I lavoratori più anziani possono invece prepararsi alla pensione utilizzando un comparto a garanzia del capitale che tutti i fondi devono mettere a disposizione: «e quella attuale», ricorda Stefan, per le linee garantite «è una situazione ben diversa rispetto al 2022 quando il lungo periodo di tassi bassi non consentiva una copertura assicurativa simile, a causa della remunerazione delle obbligazioni». In queste settimane di tensione sui mercati molti lavoratori si sono chiesti infatti come mettere al riparo i propri risparmi previdenziali, rileva ancora Stefan, ma di recente «non ci vengono a trovare solo le persone in prossimità della pensione per avere una consulenza riguardo alla fase finale del percorso. In questi primi tre mesi dell’anno, particolarmente convulsi dal punto di vista finanziario oltre 3.300 lavoratori hanno scelto di attivare per la prima volta una posizione in Solidarietà Veneto. Un numero che, fino a poco tempo fa, si registrava in un anno intero».
Proprio il fatto che i fondi pensione si stanno dando sempre più da fare per diventare strumenti di massa porta alla ribalta il capitolo costi come ha ricordato al Salone del Risparmio Mario Nava, dg per gli Affari sociali e l’occupazione alla Commissione Ue. «Se non sono più prodotti di nicchia non ha senso che prendano commissioni dell’1-1,5% all’anno. Chiediamo all’offerta di rivedere i prodotti: quelli esistenti sono particolarmente cari, e con questi costi è davvero difficile convincere i giovani a iscriversi». In base agli ultimi dati Covip gli Indicatori sintetici di costo per i comparti azionari, su un periodo di permanenza di dieci anni, sono per i negoziali dello 0,4%, per gli aperti salgono all’1,72% e per i piani individuali pensionistici (pip) al 2,6%. I negoziali sono quindi molto più economici ma sono riservati a determinate categorie di lavoratori grazie agli accordi collettivi, mentre le forme accessibili a tutti, ovvero gli aperti e i pip, sono più onerose perché devono remunerare la rete di collocamento alla quale viene retrocessa fino a tre quarti della commissione di gestione, quadruplicando quindi le spese. Per ridurre i costi di questi prodotti Ugo Loser, ad e dg di Arca Fondi sgr, auspica che facciano accordi con le aziende al pari dei negoziali. (riproduzione riservata)