Si dice che trasmettere il proprio patrimonio in modo intelligente sia difficile quanto averlo costruito e fatto crescere negli anni. E la pianificazione dovrebbe cominciare ben prima che la salute o la capacità di prendere decisioni possano diventare un problema. il proprio patrimonio in modo intelligente sia difficile quanto averlo costruito e fatto crescere negli anni. I recenti casi di liti tra eredi famosi lo dimostrano.
Tuttavia, nonostante l’Italia sia un Paese dove la ricchezza finanziaria privata a fine 2025 ha raggiunto il record dei 12.326 miliardi di euro, l’organizzazione delle eredità è una questione che viene affrontata da pochi. sia un Paese dove la ricchezza finanziaria privata a fine 2025 ha raggiunto il record dei 12. Ma riguarda molti. Lo ha ribadito anche Banca d’Italia nella sua ultima relazione annuale sul 2025 pubblicata nei giorni scorsi: «Nei prossimi anni, per via del cospicuo patrimonio accumulato dalla fascia più anziana della popolazione, sono attesi rilevanti trasferimenti intergenerazionali».
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Una recente analisi redatta da True Numbers per Fineco calcola che in Italia oltre 2.800 miliardi verranno trasferiti tramite eredità entro i prossimi 20 anni. calcola che in Italia oltre 2. Secondo Maria Ameli, consigliere delegato di Generfid (fiduciaria di Banca Generali), la questione assume contorni ancora più rilevanti se si guarda al tessuto imprenditoriale italiano. «L'Italia è l’economia europea con il maggior numero di imprese famigliari, quasi 5 milioni. Ancora oggi solo un'impresa su cinque pianifica davvero il passaggio generazionale». con il maggior numero di imprese famigliari, quasi 5 milioni. Ma soltanto il 30% arriva alla seconda generazione e appena il 13% alla terza.
Un fenomeno che riguarda anche il patrimonio immobiliare, che vale oltre 5 mila miliardi e che rappresenta uno degli asset principali attraverso cui gli italiani trasferiscono ricchezza alle nuove generazioni. «Il vero problema è culturale. Gli strumenti sono disponibili, sono spesso più semplici e accessibili di quanto si pensi, ma vengono poco utilizzati», osserva Ameli. Il caso più evidente è quello del testamento. «Secondo i dati del Consiglio Nazionale del Notariato», ricorda l’esperta, «solo una piccola quota degli italiani redige un testamento (la sua diffusione massima è del 17% tra i cittadini nell’intervallo di età 50-59 anni come mostra la tabella in pagina, ndr) e una percentuale ancora inferiore conosce strumenti alternativi. Eppure il costo della non scelta può essere molto elevato». una piccola quota degli italiani redige un testamento (la sua diffusione massima è del 17% tra i cittadini nell’intervallo di età 50-59 anni come mostra la tabella in pagina, ndr) e una percentuale ancora inferiore conosce strumenti alternativi.
In assenza di testamento si applicano le regole della successione legittima, disciplinata dalle norme di legge: in questo caso il patrimonio passa al coniuge, ai figli e ai parenti entro il sesto grado, in mancanza va allo Stato. «La legge distribuisce il patrimonio tra i vari famigliari secondo criteri prestabiliti che non sempre riflettono gli equilibri delle famiglie moderne», dice Ameli.
E qui entra in gioco la successione pianificata nella quale è proprio il testamento lo strumento principe. Attraverso questo atto il testatore può stabilire come distribuire il proprio patrimonio dopo la morte, nel rispetto delle quote riservate agli eredi legittimari (o necessari), un obbligo previsto anche per tutti gli altri strumenti di trasmissione delle ricchezze. nella quale è proprio il testamento lo strumento principe. L’ordinamento italiano prevede diverse forme di testamento. Quello olografo è scritto, datato e firmato direttamente dal testatore. Il testamento pubblico, invece, viene redatto da un notaio. Esiste infine il testamento segreto, scritto dal testatore e consegnato al notaio in busta chiusa. Esiste infine il testamento segreto, scritto dal testatore e consegnato al notaio in busta chiusa, che combina la riservatezza del testamento olografo con le garanzie formali dell’atto notarile.
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Tra gli atti che stanno guadagnando attenzione figura poi la donazione. «Consente di trasferire parte del patrimonio durante la vita, anticipando il passaggio generazionale e coinvolgendo figli ed eredi nella gestione dei beni. Naturalmente deve essere costruita con attenzione e nel rispetto dei diritti dei legittimari», spiega Ameli. Un ruolo importante è svolto anche dalle polizze vita. «Sono strumenti semplici e flessibili che garantiscono liquidità immediata al momento del decesso. Un aspetto fondamentale, perché gli eredi potrebbero non disporre delle risorse necessarie per affrontare imposte o altri costi legati alla successione», dice Ameli. Permettono anche libertà di scelta dei beneficiari, quindi «possono essere utilizzate per tutelare soggetti che non rientrano tra gli eredi legittimari, pur nel rispetto delle quote previste dalla legge». Inoltre il capitale liquidato non è soggetto all’imposta di successione (in Italia, oltre alle polizze vita, sono esenti dall'imposta di successione i titoli di Stato, i Buoni fruttiferi postali, i titoli equiparati emessi da Stati dell'Ue, i fondi pensione e i fondi Pir). (in Italia, oltre alle polizze vita, sono esenti dall'imposta di successione i titoli di Stato, i Buoni fruttiferi postali, i titoli equiparati emessi da Stati dell'Ue, i fondi pensione e i fondi Pir). «Negli ultimi anni, tuttavia, sta crescendo l'interesse verso istituti più sofisticati come trust, patti di famiglia e holding famigliari», ricorda Ameli.
Il trust è un veicolo che permette di separare la proprietà dei beni dalla loro gestione. «Fino a pochi anni fa era un tema confinato ai convegni specialistici. Oggi il suo utilizzo si è ampliato e il patrimonio minimo necessario per renderlo efficace si è notevolmente ridotto», spiega Ameli. di separare la proprietà dei beni dalla loro gestione. A favorirne la diffusione ha contribuito anche un recente chiarimento fiscale. «Dallo scorso anno il conferimento dei beni in trust può beneficiare del rinvio dell’imposta di successione e donazione al momento dell'effettiva attribuzione ai beneficiari, rendendo lo strumento più efficiente sotto il profilo fiscale», sottolinea Ameli.
Un canale specifico è rappresentato dal patto di famiglia. «Lo considero oggi lo strumento più rilevante per la continuità delle imprese famigliari. Consente di trasferire l'azienda in vita e di definire con chiarezza le regole della successione». Sul fronte delle imprese, infatti, il costo della mancata pianificazione può essere enorme. Anche le holding di famiglia stanno vivendo una fase di forte crescita. «Negli ultimi mesi sono state per noi tra gli strumenti, con i trust, che hanno registrato il maggiore interesse. Consentono di organizzare il patrimonio, disciplinare l'ingresso delle future generazioni e ridurre il rischio di conflitti», spiega Ameli. una fase di forte crescita. Consentono di organizzare il patrimonio, disciplinare l'ingresso delle future generazioni e ridurre il rischio di conflitti. Inoltre, se strutturate correttamente, possono favorire un passaggio generazionale fiscalmente efficiente», spiega Ameli.
Una corretta pianificazione consente quindi di ridurre gli oneri fiscali e di rendere il trasferimento del patrimonio più efficiente. La successione comporta infatti specifici adempimenti e, nei casi previsti dalla legge, il pagamento dell’imposta di successione. quindi di ridurre gli oneri fiscali e di rendere il trasferimento del patrimonio più efficiente. Quest’ultima viene calcolata sul valore netto dell’asse ereditario, ottenuto sottraendo eventuali debiti al valore complessivo dei beni. dell’asse ereditario, ottenuto sottraendo eventuali debiti al valore complessivo dei beni. Poi vengono applicate le franchigie e le aliquote previste in base al grado di parentela tra il defunto e gli eredi. La normativa prevede una franchigia di 1 milione di euro per coniuge, figli e nipoti e di 100 mila euro per ciascun fratello o sorella. L’imposta di successione si applica esclusivamente sulla parte di patrimonio che eccede tali soglie. «Per lungo tempo è stato oggetto di dibattito se queste franchigie dovessero essere considerate unitariamente tra successioni e donazioni effettuate in vita, oppure se le donazioni non incidessero sulla franchigia successoria. La riforma fiscale del 2024 ha chiarito l’esistenza di due basket distinti di franchigia», spiegano dallo studio tributario Foglia & Partners. se queste franchigie dovessero essere considerate unitariamente tra successioni e donazioni effettuate in vita, oppure se le donazioni non incidessero sulla franchigia successoria. La riforma fiscale del 2024 ha chiarito l’esistenza di due basket distinti di franchigia. In questo modo si può ridurre in maniera significativa il carico fiscale complessivo del passaggio generazionale», spiegano dallo studio tributario Foglia & Partners.
Un’ulteriore tecnica consiste nella donazione della nuda proprietà, mantenendo in capo al donante l’usufrutto. «In questo modo viene trasferito un diritto che ha un valore fiscale inferiore rispetto alla piena proprietà, consentendo un minore utilizzo della franchigia donativa», aggiungono i fiscalisti di Foglia & Partners. mantenendo in capo al donante l’usufrutto. Che per i patti di famiglia osservano: «sono molto validi anche perché consentono di accedere al regime fiscale che prevede l’esenzione da imposta di donazione e successione nei passaggi ai discendenti di aziende o partecipazioni di controllo». (riproduzione riservata)
anche perché consentono di accedere al regime fiscale che prevede l’esenzione da imposta di donazione e successione nei passaggi ai discendenti di aziende o partecipazioni di controllo». (riproduzione riservata)