A livello globale la sicurezza pensionistica continua a essere messa a dura prova in un contesto economico complesso, con inflazione persistente e invecchiamento demografico che pesano sulla pianificazione della pensione dei lavoratori. Con alcuni movimenti significativi nella classifica dei Paesi, l’indice annuale Global Retirement Index 2025 elaborato da Natixis Investment Management (Im) evidenzia il vantaggio degli Stati più piccoli, con un solo grande Paese sviluppato - la Germania (8ª) - che entra nella top 10. Creato in collaborazione con CoreData Research, il Global Retirement Index offre un quadro di ciò che serve per vivere un’età del pensionamento sana e sicura ed è elaborato per 44 Paesi.
Le classifiche si basano su 18 indicatori di performance suddivisi in quattro sotto-indici (finanze in pensione, benessere materiale, salute e qualità della vita) con punteggi dal 0 a 100% che, combinati, forniscono un quadro del contesto pensionistico di ciascuno Stato. Oltre agli aspetti finanziari il parametro prende in considerazione fattori come l’accessibilità e il costo dell’assistenza sanitaria, il clima, la governance e il benessere generale della popolazione. Nell’indice di quest’anno la Norvegia conquista il primo posto con un punteggio dell’83%, dopo essere sempre stata sul podio dal 2012, scalzando dal vertice la Svizzera (81%), leader l’anno scorso, che ora scende al 3° posto, dietro anche all’Irlanda (82%) che sale di due posizioni posizionandosi sul secondo gradino, il suo miglior risultato di sempre, avendo registrato progressi in tre sottoindici e mantenendo il primo posto in quello relativo alle finanze.
La Danimarca registra il balzo più significativo nelle prime dieci posizioni, passando dal 9° al 5°, e la Slovenia debutta nella top 10. Per la prima volta in cinque anni due nuovi Paesi entrano nella top 25: la Repubblica Slovacca (24ª) e Cipro (25°), scalzando Giappone e Francia, che negli ultimi anni hanno continuato a perdere posizioni. In particolare, la Francia scivola di tre caselle al 27° posto con un punteggio del 65%. Il Canada registra il calo più evidente, scendendo di sette posizioni al 20° posto, a causa dell’indice sulla salute.
Per trovare l’Italia bisogna arrivare al 29° posto: il Paese guadagna due posizioni rispetto al 2024, nonostante un punteggio complessivo invariato. I sotto-indici più forti per l'Italia sono la salute (22°) e la qualità della vita (24°), anche se entrambi hanno registrato un leggero calo rispetto al 2024. Il sotto-indice relativo alle finanze, dove l'Italia si colloca nuovamente al 40° posto, continua a rappresentare la sfida più grande. La pressione fiscale (42° posto), l'indebitamento pubblico (41°) e la dipendenza degli anziani (41°) restano tra gli ultimi cinque posti dello studio, poiché l'invecchiamento della popolazione continua a esercitare pressione sulle finanze pubbliche. Sebbene un aumento delle tasse possa essere necessario per ridurre il debito pubblico, potrebbe anche alimentare l'emigrazione dei giovani, si legge nel report della società di gestione francese.
Per Marco Barindelli, responsabile per l’Italia di Natixis Im, «le pressioni sulla previdenza a livello globale sono innegabili e i risultati dell’indice sottolineano l’importanza di una pianificazione in tutti gli ambiti per tutelare il futuro dei pensionati. La sicurezza pensionistica è una responsabilità condivisa dove individui, governi, asset manager e datori di lavoro hanno tutti il proprio compito». (riproduzione riservata)