Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Inps, nel 2023 in Italia la pensione media è stata pari a 1.750 euro lordi per gli uomini e 1.069 euro lordi per le donne, ossia, rispettivamente, circa 1.430 e 947 euro netti. Le donne italiane percepiscono dunque pensioni inferiori del 36% circa rispetto agli uomini, un divario in continuo aumento riconducibile al gap retributivo di genere e alla discontinuità lavorativa, che penalizzano pesantemente le lavoratrici italiane.
L’edizione 2023 dell’Osservatorio Inps sui lavoratori dipendenti del settore privato rileva che la retribuzione media annua degli uomini è infatti pari a 26.227 euro contro i 18.305 euro delle donne, con una differenza di quasi 8 mila euro all’anno che si traduce inevitabilmente in un assegno più basso per le future pensionate. Un’analisi di Moneyfarm ricorda che il divario salariale di genere inizia solitamente a manifestarsi quando le donne raggiungono l’età in cui si tende a mettere su famiglia: il tema è dunque strettamente legato al costo sommerso della cura di figli e famigliari. Il rapporto mondiale dell’Organizzazione internazionale del lavoro calcola che le donne italiane si fanno carico della quasi totalità (74%) del tempo dedicato all’assistenza e alla cura della persona non retribuite: oltre cinque ore di lavoro al giorno a titolo gratuito, contro le neanche due ore degli uomini.
Moneyfarm calcola che se per questo lavoro extra di tre ore al giorno alle donne venisse corrisposto un salario minimo di nove euro all’ora per cinque giorni alla settimana, a fine anno una lavoratrice potrebbe contare su circa 7 mila euro in più. Per quanto l’Italia resti tra i Paesi con la più elevata proporzione di occupati rispetto alla popolazione in età lavorativa, dunque, le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro restano evidenti, anche rispetto a nazioni europee come Francia e Germania, in cui la percentuale di lavoro non retribuito di assistenza e cura svolto dalle donne è inferiore di oltre dieci punti percentuali (Francia 61% e Germania 62%).
«Il lavoro di cura a titolo gratuito ha un impatto diretto sul reddito delle donne, dal momento che limita le ore di lavoro retribuito e la possibilità di accumulare risorse per il futuro: il divario di ore lavorate si traduce infatti in minori guadagni e minori contributi previdenziali versati rispetto agli uomini, quindi in una pensione futura più bassa. La maternità, le pause lavorative per crescere i figli o il caregiving possono influire significativamente sulla costruzione di un patrimonio solido e su una pensione adeguata. Queste variabili rendono essenziale un approccio personalizzato alla pianificazione finanziaria e previdenziale, per assicurarsi che le donne possano proteggere e far crescere il loro capitale nel tempo», afferma Patrizia Franchi, investment consultant manager di Moneyfarm. (riproduzione riservata)