In fasi di forte volatilità dei mercati azionari una delle scelte più apprezzate dagli investitori è quella di cercare stabilità e flussi di reddito periodici puntando sui titoli ad alto dividendo. E l’Europa è il terreno di caccia perfetto di singoli investitori e gestori: come emerge dalla classifica Fida, quasi tutti i dieci comparti censiti che puntano su titoli che staccano cedole elevate (salvo due fondi che rientrano nella categoria dei tematici sostenibili) sono focalizzati sulle azioni del Vecchio continente. E quest’anno avrebbero dato, fino a oggi, belle soddisfazioni a chi avesse scelto di scommetterci: la loro performance media da gennaio è del 13,2% (con punte sopra il 17%), che scende al 12,1% annuo e risale al 30% su un orizzonte triennale. Il tutto con costi variabili che vanno da un minimo dello 0,65% a un massimo del 2%, e una media dell’1,37%.
I dividendi possono rappresentare, soprattutto in Europa, una strategia di portafoglio concorrenziale rispetto ai bond, come segnala Luca Colussa, head of factor & quant equity di Generali Asset Management. «Le società europee pagano dividendi competitivi rispetto al comparto obbligazionario». Attualmente l’indice Msci Europe offre un rendimento da dividendo prospettico tra il 3,1% e il 3,3%, «un livello competitivo, visti i numerosi tagli già effettuati dalla Bce, se paragonato ai rendimenti dei titoli di Stato o del credito investment grade». Quanto ai settori, il money manager oggi vede le migliori occasioni in «banche, assicurazioni, utility, energia e automotive, con un dividendo compreso tra il 4,5% e 5,5%». Tuttavia, conclude, «mentre per i primi tre settori possiamo parlare di profitti in forte crescita negli ultimi anni e quindi di un dividendo sostenibile, energia e auto mostrano utili in pesante contrazione».
Con il fondo Dividend C Lazard Frères Gestion mette a segno da gennaio una performance del 15,5%, con costi più bassi della media (1,1% annuo). Scander Bentchikou, equity portfolio manager, che oggi vede i rendimenti da dividendi più alti in «energia, con il 6,97%, e finanza con il 6,05%», cerca di realizzare una strategia «altamente diversificata, che abbracci tutti i settori compreso quello tecnologico che, sebbene tradizionalmente poco generatore di dividendi, è destinato a crescere in maniera importante nei prossimi anni». Il gestore, dal canto suo, prevede «una crescita annuale dei dividendi intorno al 7% nel periodo 2023-25», e quindi cerca di individuare società che riescano ad «aumentare i propri risultati e, di conseguenza, il proprio livello di distribuzione, mantenendo al contempo una struttura finanziaria solida».
Schroders si approccia all’asset class con il fondo Sisf European Dividend Maximiser, che da gennaio rende il 13,3% con costi dell’1,5%. Martin Skanberg, gestore del comparto, guarda all’Europa del Nord, sia nell’Ue che fuori da essa. Dato il rendimento da dividendo atteso ora dall’indice Msci Europe il gestore oggi è interessato ai mercati «del Regno Unito e dei Paesi nordici, tra i più redditizi, sostenuti da una forte copertura dei dividendi, una buona governance e valutazioni interessanti». La crescita dei dividendi appare inoltre, aggiunge il money manager, «sostenibile, con molte società in condizioni migliori rispetto al periodo precedente alla pandemia grazie al miglioramento dei bilanci, alla dinamica degli utili e a politiche di distribuzione più conservative».
Altro aspetto importante dei dividendi in Europa è che, rispetto al passato, è possibile trovarne in tutti i settori. Lo spiega Gianmarco Rania, portfolio manager del fondo European Dividend Plus di Banor (+6,1% nel 2025). «La ricerca di titoli ad elevato dividendo non si limita più a quei settori tipici da cassettista, come le utility o le telecomunicazioni, ma è possibile estenderla a settori come i finanziari, le materie prime e i beni di consumo». Tra quelli che nelle ultime settimane stanno registrando le performance migliori il money manager elenca «tabacco all’8,25%, banche al 5,32%, auto al 5,05% e assicurazioni al 5,1%». In merito al settore finanziario, conclude Rania, «è opportuno fare una specifica, perché seppur interessati tendiamo a non sovrappesarlo a causa dell’elevata performance da inizio anno». (riproduzione riservata)