I dividendi globali segnano un nuovo record e ridisegnano la geografia della remunerazione degli azionisti. Nel secondo trimestre 2026 le società quotate hanno distribuito ai soci 881 miliardi di dollari, + 8,3% sullo stesso periodo 2025, massimo storico nonostante un quadro ancora condizionato da crescita incerta, inflazione e tensioni geopolitiche. Secondo il Vanguard Global Payout Pulse, la stagione delle cedole è stata trainata anche tra aprile-giugno dall’Europa continentale (278 miliardi, +6%) con il settore finanziario sempre protagonista. Banche e assicurazioni dell’area figurano regolarmente tra i primi 20 pagatori di dividendi al mondo.
Il cambiamento più significativo emerge però negli Stati Uniti, dove le big tech stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella remunerazione degli azionisti. Nei tre mesi i dividendi distribuiti in Nord America hanno raggiunto 204 miliardi di dollari, +9%, ma a sorprendere è soprattutto il contributo delle società tecnologiche che nel secondo trimestre hanno incrementato i dividendi di 7,8 miliardi di dollari, oltre tre volte l’apporto del settore finanziario. In valore assoluto hanno ormai quasi raggiunto le banche: 35 miliardi di dollari contro 35,6 miliardi.
Per Viktor Nossek, head of investment & product strategic intelligence di Vanguard Europe, si tratta di una tendenza destinata a consolidarsi. «I prossimi driver di crescita potrebbero essere gli hyperscaler, la cui crescente dimensione e maturità consentono politiche più generose. Sebbene i dividendi attuali restino modesti rispetto ai flussi di cassa generati, il trend è chiaro: i colossi tecnologici stanno spostando l’attenzione dalle forme discrezionali di remunerazione del capitale, come il buyback, verso distribuzioni più regolari sotto forma di dividendi», osserva Nossek.
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Una tendenza destinata a incidere anche sulla costruzione dei portafogli, attenuando la tradizionale distinzione tra titoli growth, orientati alla rivalutazione del capitale, e titoli value, associati a rendimenti da dividendo più elevati. Anche i mercati emergenti, esclusa la Cina, hanno contribuito in misura significativa alla crescita delle distribuzioni, con dividendi saliti del 16,2% a 144 miliardi di dollari. Se negli Stati Uniti la tecnologia sta cambiando la geografia delle cedole, nel mercato italiano il quadro appare più stabile.
«Banche e utility continueranno a rappresentare il fondamento della distribuzione dei dividendi in Italia», afferma Nossek, «poiché gli elevati prezzi delle materie prime e i tassi più alti costituiscono fattori di sostegno. Questi elementi contribuiscono a mantenere l’elevato rendimento da dividendi del mercato».
Per gli investitori italiani, tuttavia, la crescita delle distribuzioni delle big tech americane rappresenta un’opportunità di diversificazione. Nonostante la concentrazione settoriale, Vanguard definisce l’Italia un mercato steady as you go, caratterizzato cioè da una crescita costante delle distribuzioni «con un tasso annuo del 25% nei cinque anni fino a giugno 2026, pur in un contesto economico complesso», osserva Nossek. La novità, però, proviene dagli Usa: se il dividendo diventa una componente strutturale della remunerazione anche per i colossi della tecnologia, la tradizionale mappa dei rendimenti azionari globali è destinata a cambiare. E con essa l’approccio degli investitori alla definizione dei portafogli. (riproduzione riservata)