Performance in ripresa e nuovi flussi dagli investitori privati: il 2025 segna il ritorno sulla scena degli hedge fund. Protagonisti delle Borse nei primi anni 2000, erano poi usciti fuori dai riflettori nel lungo decennio di tassi bassi dal 2010 in avanti. Per anni le grandi ricchezze hanno evitato gli hedge fund, percepiti come troppo costosi e con performance non all’altezza delle promesse. Ma mercati incerti e tassi più elevati dopo la pandemia hanno migliorato l’immagine dell’industria.

Un report di Goldman Sachs ricorda che dopo un periodo di risultati poco brillanti tra il 2020 e il 2019, i rendimenti hanno iniziato a risollevarsi nel post Covid con l’inversione di tendenza delle politiche monetarie: hanno registrato un +9,4% annualizzato tra il 2020 e giugno 2025 rispetto al 6,6% di un classico portafoglio bilanciato. Questo perché un mercato scosso da guerre e politiche Usa e da nuove inefficienze ha fatto ripartire alcuni trend forti e ha creato anomalie nelle valutazioni. Che i gestori attivi degli hedge fund possono cavalcare avendo flessibilità di muoversi tra le varie asset class sia con posizioni in acquisto con vendite allo scoperto per guadagnare anche quando un titolo scende.
«Per circa dieci anni, dal 2010 al 2020, i mercati finanziari hanno avuto un andamento piuttosto stabile: le azioni hanno seguito un trend rialzista con variazioni contenute, i tassi erano bassissimi, in Europa addirittura negativi. Per gli hedge fund non è stato un buon periodo, perché questi fondi funzionano bene quando c’è un po’ di volatilità e quando i tassi sono più alti, visto che questo permette di differenziare tra le società più o meno solide e rende più redditizia anche la parte short. Dal 2020 in poi, e soprattutto dal 2022 i mercati hanno avuto molta più volatilità e i tassi sono saliti. Questo ha creato un ambiente dove gli hedge fund possono lavorare meglio», spiega Moreno Tatangelo, responsabile dei fondi di fondi hedge di Kairos Partners Sgr.

Gli asset negli hedge fund sono saliti a fine settembre al record storico di 4,98 mila miliardi di dollari a livello globale (tabella in pagina) e stanno crescendo non solo per i rendimenti positivi che hanno fatto lievitare le masse, ma anche perché gli investitori allocano di più: la raccolta globale è stata di 33,7 miliardi nel terzo trimestre, ai massimi dal 2007. «Infatti il 2023, il 2024 e anche il 2025 sono stati molto positivi per gli hedge fund in tutte le strategie, con poche eccezioni. Ma il ritorno di interesse è un fenomeno recente perché gli investitori hanno prima voluto aspettare un periodo di performance consistente», dice Tatangelo.
E se storicamente i gestori hedge hanno ricevuto capitale da fondi pensione, fondazioni universitarie e fondi sovrani, oggi c’è una domanda crescente che arriva dai privati perché queste grandi istituzioni hanno sempre meno liquidità avendo già impegnato molto denaro in investimenti difficili da liquidare velocemente, come il private equity o altri strumenti di private market. «I family office e le private bank stanno aumentando la loro esposizione agli hedge fund, in Europa e nel mondo», commenta Tatangelo. Ad esempio negli Usa, grandi gestori come Millennium, Coatue, e Tiger Global hanno già iniziato a raccogliere denaro tramite le reti di private banking di banche come Morgan Stanley, Ubs e JPMorgan.

Gli investitori si stanno riavvicinando anche per motivi difensivi: secondo Goldman Sachs, c’è un’enorme quantità di denaro nelle mani di privati molto ricchi che vorrebbe investire negli hedge fund non soltanto perché stanno rendendo bene ma anche per la necessità di diversificare in una fase in cui oggi quasi tutte le asset class sono correlate: azioni, high yield, mercati emergenti, persino l’oro. In un eventuale sell-off, spiega un’analisi di Candriam, avere strumenti decorrelati è fondamentale e gli hedge fund sono tra i pochi strumenti che possono offrire protezione reale.
«Gli investitori oggi sono più interessati perché gli hedge fund possono proteggere dalle perdite: all’inizio del 2025, quando le borse cedevano il 10%, molti hedge fund erano in territorio positivo», dice Tatangelo, «e ora dopo il marcato rialzo dei mercati, molti investitori avvertono l’esigenza di proteggersi da eventuali ribassi, aggiungendo qualcosa che riduca i rischi, ma che possa anche cogliere le opportunità di rendimento».

Quali strategie stanno funzionando? Long/Short Equity (azioni su cui si scommette al rialzo e al ribasso, ndr): «è la strategia più usata, perché permette di scegliere aziende che saliranno e che scenderanno. In questo periodo ci sono trend forti, per esempio l’AI e il biotech, che negli ultimi mesi è tornato interessante», osserva Tatangelo. E anche i mercati emergenti.
«Negli ultimi due anni gli emergenti sono tornati a offrire opportunità. In Cina il governo sta puntando sull’autonomia tecnologica, rendendo interessanti alcuni settori industriali. Nel Paese, pur con problemi nel settore immobiliare e poca fiducia dei consumatori, gli utili delle aziende sono saliti del 12% rispetto al 2024», aggiunge Tatangelo. E pure i fondi macro sono in prima linea. «Sono fondi che guardano a tutto il mondo e investono su tassi, valute, obbligazioni, materie prime, azioni. Alcuni hanno guadagnato scommettendo sull’irripidimento della curva dei tassi, futuri tagli dei tassi, rialzi dell’oro o movimenti del dollaro. Le divergenti politiche monetarie e fiscali dei Paesi hanno creato tante opportunità», spiega il gestore. E ora, dice Kenneth J. Heinz, presidente di Hfr, «i gestori si stanno preparando a possibili inversioni di trend in azioni, materie prime, valute e criptovalute».
Meglio hedge fund o private market oggi? I private market, prosegue Candriam, non sono necessariamente decorrelati: sono illiquidi. «La maggior parte degli altri investimenti nei private market è illiquida, cioè i soldi restano bloccati per 5-10 anni come nel private credit o nel private equity. Gli hedge fund invece sono molto più liquidi: si può entrare e uscire più facilmente», dice Tatangelo. In Italia la soglia minima per investire in hedge fund o fondi di fondi hedge è di 500 mila euro ma chi ha 1 milione di ricchezza finanziaria può mettere il 10% (100 mila euro) in fondi alternativi. Non mancano però le sfide per gli investitori: l’afflusso rischia di scontrarsi con la capacità limitata dei gestori in un’industria che ha raggiunto masse record: c’è tanto capitale potenziale, ma diversi hedge fund grandi sono stati chiusi a nuovi investimenti per proteggere le performance. L’ultimo caso è quello di Marshall Wace che ha deciso di restituire 3,1 miliardi di dollari ai sottoscrittori dei suoi due fondi più grandi. Prima dell’hedge londinese quest’anno ci sono stati i casi di Rokos, Point72 e Citadel,(riproduzione riservata)