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Dietro il braccio di ferro tra Usa ed Europa sulle regole sull’AI, un antico dilemma
Orsi & Tori Leggi dopo

Dietro il braccio di ferro tra Usa ed Europa sulle regole sull’AI, un antico dilemma

22 settembre 2023, 19:30 Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2023, 22:50

Così come con la regolamentazione a Google, Facebook &c, che ha diviso le due sponde dell’Atlantico, ora il copione si ripete, con molti maggiori rischi, sull’Intelligenza artificiale. Perché in Europa è la persona che viene messa per prima, in Usa l’azienda

C’è qualcuno nel mondo, e se c’è si faccia vivo, che è in grado di descrivere i vantaggi e gli svantaggi per l’umanità delle continue implementazioni dell’intelligenza artificiale? C’è qualcuno che sappia dire con precisione se dall’intelligenza artificiale verranno al mondo più vantaggi che svantaggi?

In realtà pare di essere (e non è un’iperbole) ai tempi in cui Robert Oppenheimer, come direttore del progetto Manhattan, costruì la prima bomba atomica. Della potenza distruttiva della bomba atomica abbiamo avuto un saggio con la morte di 250 mila persone nei due lanci americani contro il Giappone. Eppure, il valore scientifico della scoperta fatta da Oppenheimer è indiscutibile. Come è indiscutibile la minaccia che una terza guerra mondiale si combatterebbe con le bombe atomiche, capaci di distruggere tutta l’umanità.

AI, evoluzione o rivoluzione?

L’evoluzione generativa dell’intelligenza artificiale (AI) non farà sicuramente morti come la bomba atomica, ma i suoi effetti sull’umanità possono, potranno essere ugualmente dirompenti in termini di civile convivenza degli esseri umani.

Intanto, si sta delineando un conflitto Europa-Usa su chi ha il diritto di regolamentare l’evoluzione e l’uso dell’AI. Il contrasto nasce da una realtà  inequivocabile: l’avanzamento dell’AI avviene in primo luogo negli Usa, mente le leggi che la vogliono legittimamente regolamentare nascono in Europa.

Le nuove leggi digitali emanate a Bruxelles dalla Ue sono due: il Digital services act (Dsa), che regolamenta i social media, e il Digital markets act (Dma) che ha l’obbiettivo di impedire alle grandi aziende dell’AI di farsi concorrenza in maniera sleale. Riferendosi in primo luogo alle aziende definite gatekeeper, che vanno da Alphabet (Google) a Microsoft, che sono i due gruppi all’avanguardia nello sviluppo e impiego dell’AI. Se non rispetteranno le regole del Digital service act potranno subire super multe da parte degli organi della Ue.

Quali regole per ChatGpt & Co?

Fa male la Ue ad aver messo queste regole e soprattutto a prepararne altre ancora più severe specificamente sull’AI? Da europeo non direi che fa male. Le previsioni sono, infatti, che in pochi mesi verranno sottoposti a limiti i maggiori modelli di intelligenza artificiale per Bard di Alphabet-Google e il prodotto di OpenAi, controllato da Microsoft, conosciuto come ChatGPT. Come è noto, tutte e due mirano ad avere capacità simili a quelle degli umani, per esempio per la scrittura di testi come una tesi di laurea: il professor Mario Rasetti ne ha fatte compilare due da ChatGPT. Da grande professore, un 90 lo avrebbe dato a tutte e due se fossero state presentate da laureandi effettivi. Ma proprio sul tema delle lauree, l’arrivo di ChatGPT e simili sta producendo uno sconvolgimento, per cui le università si preparano ad abolire la laurea scritta, come mi ha spiegato il rettore dell’Università Bocconi, Francesco Billari.

La legge europea approvata all’inizio dell’estate tende a stabilire le specifiche per addestrare, da parte di queste applicazioni di AI, modelli pseudo umani. Ci sono poi limiti al consumo di energia per ottenere i migliori risultati. Il ChatGPT versione 4 per rispettare la legge avrebbe dovuto garantire 48 caratteristiche stabilite dalla legge, mentre ne ha dimostrate solo 25.

Dall’altra parte dell’oceano Atlantico, mettono in dubbio che la Ue possa diventare una sorta di super regolatore. C’è il timore che avvenga quanto è successo con il regolamento europeo del 2010 per la protezione dei dati: da quella norma sono derivate oltre 100 leggi per la protezione della privacy in tutto il globo.

L’accusa di impero digitale

Proprio per contestare che la Ue possa avere questo ruolo, si sono elevate più voci che si sono tradotte anche in libri. C’è chi accusa la Ue di essere in questo modo diventata un impero digitale, come lo sono la Cina e gli Usa, ma in senso negativo, cioè come autorità politica che impedisce l’evoluzione del digitale e ora dell’AI, con la chance di essere, l’Europa, arbitro dello scontro sul piano del digitale e dell’AI fra Cina e Usa. In una conclusione semplificata, si afferma che negli Usa a guidare il cammino è il mercato, cioè l’interesse delle imprese al di sopra di quello dei cittadini; e di conseguenza il sistema è visto come negativo, mentre il sistema della Cina può progredire senza vincoli. Come dire che la Ue, ed è paradossale, mettendo regole a protezione dei cittadini e per una AI rispettosa dei loro diritti, diventa un sostenitore della Cina che può operare in piena libertà e quindi, implicitamente, ottenere sviluppi e traguardi sempre più importanti. E pericolosi.

Ma c’è chi alla fine (è la tesi di Henry Farrell, della Università Johns Hopkins) sostiene che in questo modo, con eccessive regolamentazioni dell’AI, la Ue si ritroverà a essere handicappata, cioè in arretrato sul progresso. Mentre la potenza degli Usa crescerà a dismisura, attraendo la quantità maggiore di semiconduttori, disponendo del controllo delle reti finanziarie.

Regole vs progresso: quale sintesi è possibile

Insomma, in questa visione, la Ue si preoccupa di creare la più vasta e limitante rete delle regole, ma non riesce così a tenere il passo del progresso dell’AI, mentre sicuramente il suo potere di veto crescerà e altri paesi imiteranno la sua rete di regole adottate. E c’è chi aggiunge che, se il sistema europeo delle regole ha funzionato per l’evoluzione digitale basata su internet, ciò non potrebbe essere valido per l’intelligenza artificiale, specialmente di fronte allo scontro che si annuncia fra le grandi potenze.

L’unica voce autorevole che finora si è levata, in un certo senso contrario, è stata quella di Barack Obama nella conferenza alla Stanford University già citata su queste colonne. La tesi dell’ex-presidente degli Usa non può non essere condivisibile nell’autocritica che si è rivolto: abbiamo dato troppi soldi e troppa libertà ai giganti della Silicon Valley e ora loro sono diventati quasi più potenti degli stati.

Figuriamoci se gli Ott americani a questa libertà rinunceranno, considerato la possibilità di sviluppo e l’impiego in enne campi dell’intelligenza artificiale.

Il modello Europa

Comunque, chi critica la presunta eccessiva regolamentazione da parte dell’Europa non può tuttavia non riconoscere che per la privacy e i social media l’Europa è legittimata a mettere regole stringenti, essendo uno dei più grandi mercati del mondo.

In realtà, c’è di più e di più importante e nessuno lo può discutere: l’Europa è anche il continente dove la civiltà e la democrazia sono più avanzati e diffusi.

La situazione per la Ue si fa più complicata di fronte all’AI generativa, proprio perché nessuno può dire fino a quale livello di interferenza con l’umanità la stessa intelligenza artificiale potrà arrivare.

L’autocritica dell’ex-presidente Obama ha del resto avuto qualche effetto anche negli Usa. Come ho già avuto modo di ricordare, finalmente è stata nominata una presidente della Federal Trade Commission molto agguerrita per tagliare le unghie agli Ott. Si tratta di Lina Khan, che Amazon e Google hanno tentato di non far entrare in carica sostenendo che appunto avesse preconcetti, in forma di articoli e un libro in cui si mettevano a nudo tutti gli abusi, per esempio, di Amazon, con il titolo Amazon’s antitrust paradox.

Tuttavia, l’evoluzione dell’AI pone ben altri problemi, segnalati anche da una previsione di Farrell: il «mostro» geopolitico e tecnologico che è l’America vincerà sulle normative di Bruxelles. Per un motivo semplice: invece di mettere norme che regolamentino l’evoluzione dell’AI, il governo americano fin dall’estate ha cercato e ottenuto impegni diretti da parte dei creatori di modelli di AI generativa. I primi a impegnarsi volontariamente (si fa per dire) sono stati sia OpenAI che Alphabet, con la bella dichiarazione che lo fanno per limitare i rischi della tecnologia.

La competizione tecnologica

La conseguenza sul piano della competizione tecnologica, a cui l’Europa non può certo rinunciare, non può basarsi sulla propria infrastruttura di regole. Saprà la Ue rilanciare anche sul piano dello sviluppo dell’AI? Ma soprattutto, se riuscisse a farlo saprà anche dire al mondo quali devono essere i limiti da porre all’AI? Saprà l’umanesimo europeo imporre regole che rendano umana l’AI? Oppure, così come è avvenuto per le vendite on line di Amazon, per le ricerche e la pubblicità di Google, e per tutte le altre vittorie americane (e cinesi con Tik Tok) la rete di regole non basterà a difendere gli esseri umani europei e del mondo dall’abuso dell’AI ?

Speriamo che ci siano scienziati già oggi capaci di valutare e rivelare come l’AI possa non solo essere utile, ma purtroppo anche dannosissima per la vita degli esseri umani, e scienziati che sappiano avvisare il mondo prima che ci siano altre bombe atomiche, anche se si chiamano AI.

Vi ricordate Alexa, la grande trovata di Amazon per entrare nelle case di tutti con la giustificazione che quel piccolo aggeggio digitale fosse in grado di dare risposte e aiuti, ma soprattutto anche di far avere ad Amazon stessa tutte le informazioni utili per il suo commercio on line. Nei giorni scorsi è stata presentata in Usa la nuova versione di Alexa. Secondo molti, la nuova Alexa somiglia moltissimo a quanto immaginato dal regista Spike Jonze, nel film Lei di 10 anni fa. L’attore Joaquin Phoenix stabiliva un rapporto fortissimo e soprattutto intimo con un sistema di intelligenza artificiale, con la conseguenza che diventava come un secondo essere umano. E proprio in seguito alla presentazione della nuova versione di Alexa, il grande Bill Gates ha sentenziato che presto ognuno di noi potrà avere un suo segretario personale, che leggerà per noi le mail. Secondo Bill Gates farà lavorare meglio e, secondo il fondatore di Microsoft, chi realizzerà per primo questo segretario personale vincerà la corsa all’AI. Con tutto il rispetto che merita Gates, è dal 2014 che Amazon persegue questo progetto e al lancio di Alexa sembrava aver reso felici milioni di persone, le quali, non essendo stupide, hanno ben capito che era un modo non solo per violare la privacy ma per acquisire tutte le informazioni necessarie per martellare poi di offerte di acquisto gli utilizzatori. Ecco i due punti chiave, sia pure per alcune funzionalità dell’intelligenza artificiale: essere utile, ma al prezzo di violare la privacy, il che è un problema già arcinoto, e avere un grande fratello che utilizza per fini commerciali (e non solo) le informazioni ricevute. In ultima analisi, anche se ci sarà la libertà di usare o meno l’AI, ne conseguirà un cambiamento radicale dell’essere umano, e qui siamo solo agli aspetti di un segretario personale AI. Pensiamo a che potere può assegnare questo impianto a chi ha il bandolo della matassa.

Il caso Alexa

Da che cosa è stato determinato il sostanziale non uso di Alexa dopo la prima infatuazione, così come anche Siri, di Apple e Alphabet di Google home? Dalla comprensione dell’essere umano che questi magnifici servizi hanno una contropartita tremenda: rivelare chi sei e che cosa fai, e il fatto che qualche Ott disponga di tue informazioni che non solo violano la privacy a cui ogni individuo ha diritto ma che potrebbero essere usate anche per fini assai più pericolosi di vedersi offrire questo o quel prodotto, questo o quel servizio. Anche se nel concetto di servizio c’è anche quello di un aiuto concreto io, come europeo, plaudo alle regole che sono state messe e saranno ancora messe dalla Ue per tutelare l’individuo, per non renderlo numero e per non avere in uno storage tutto ciò che di più intimo e riservato ognuno di noi deve conservare.

Quindi viva, in questo caso, la Ue che fino a prova contraria mette davanti l’essere umano all’interesse delle aziende, come invece sta avvenendo negli Stati Uniti, fino al punto da avere l’ultimo presidente democratico di grande livello che ha ora recitato il mea colpa.

C’è quindi da sperare che quel qualcuno o taluni che potranno salvare l’essere umano dai pericoli dell’AI, utilizzandone solo i valori positivi, prima o poi saltino fuori. E non potranno essere che soggetti competenti, non certo negazionisti della grande utilità dell’AI, così come è utile l’abbaiare di un cane per l’arrivo di un ladro anche senza bisogno che morda il ladro alla gamba. E così nell’indiscusso progresso, potranno essere tutelati i beni personali e immateriali più preziosi di ciascuno, a cominciare dalla libertà di pensiero e di azione. Quindi, care autorità americane, prima viene l’essere umano e poi le imprese e il business. Se ci sarà il rispetto dei beni più preziosi (immateriali) di ciascun individuo ci potrà essere progresso, senza far esplodere altre due bombe atomiche. La storia è il miglior insegnamento per il genere umano.

Post scriptum

P.S. Per gli investitori e quindi per il mercato è meglio un’opa per togliere dal mercato un titolo, o rimanere con le azioni in mano ma di una società che si è trasferita alla borsa di Amsterdam? Enzo Manes ha ritenuto più corretto lanciare l’opa su Kme, facendo incassare un giusto prezzo agli azionisti di minoranza, piuttosto che trasferire la società ad Amsterdam, magari poi, grazie alla possibilità di un voto multiplo iperbolico, potendo continuare a controllarla vendendo a terzi un bel pacco di azioni. (riproduzione riservata)



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