Ieri si è tenuto a Roma un incontro tra la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, la Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen e il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance. Il colloquio, svoltosi in un clima definito «costruttivo» da fonti diplomatiche, ha avuto al centro il nodo dei dazi e l’urgente necessità di raffreddare le tensioni commerciali tra Washington e Bruxelles.
«Come ho detto ripetutamente l’Europa è un alleato importante degli Usa, i singoli stati europei sono importanti alleati degli Stati Uniti: ma naturalmente ci sono cose su cui non siamo d’accordo, come spesso accade fra amici, su temi come il commercio per esempio», ha detto Vance.
Nonostante lo stallo nei negoziati, l’Unione Europea punta a un’intesa che vada oltre quanto recentemente concordato tra Stati Uniti e Regno Unito. Il patto anglo-americano mantiene tariffe del 10% su gran parte delle esportazioni britanniche, ma riduce quelle su acciaio e automobili. Bruxelles mira a un accordo che soddisfi le esigenze del mercato unico europeo.
«La nostra strategia è negoziare, ma anche prepararci al piano B», ha dichiarato Michal Baranowski, sottosegretario allo Sviluppo economico della Polonia, attuale presidente di turno del Consiglio Ue. La Commissione europea ha messo sul tavolo una lista di 95 miliardi di euro in importazioni statunitensi che potrebbero essere colpite da dazi, se i colloqui fallissero. Per ora, però, l’obiettivo rimane quello di una soluzione negoziata.
I dazi attuali tra Ue e Usa sono: 25% su acciaio, alluminio e automobili, oltre a una tariffazione reciproca del 10% su quasi tutti gli altri prodotti. Questi potrebbero aumentare fino al 20% se i negoziati, sospesi per una pausa di 90 giorni fino all’8 luglio, non produrranno risultati.
Anche il Canada è al centro del risiko tariffario. Il primo ministro Mark Carney ha sospeso temporaneamente una parte delle tariffe imposte in risposta a quelle statunitensi. In campagna elettorale aveva promesso di mantenere una linea dura verso Washington, ma ha concesso proroghe a case automobilistiche e sospensioni su prodotti strategici per settori come la sanità, la produzione alimentare e la sicurezza nazionale.
Secondo un’analisi di Oxford Economics, le esenzioni sono così estese che i dazi effettivi applicati dagli Usa al Canada sono scesi a quasi zero. Le tariffe sospese avranno validità per sei mesi, periodo in cui Ottawa intende dare tempo alle imprese di ristrutturare le catene di fornitura e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. Tuttavia, restano in vigore dazi su beni statunitensi per un valore di circa 43 miliardi di dollari canadesi (31 miliardi di dollari americani), a testimonianza del fatto che le relazioni commerciali tra Ottawa e Washington sono ancora tese.
Sul fronte statunitense, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha adottato un tono marcatamente più aggressivo. «Le tariffe torneranno ai livelli annunciati dal presidente Donald Trump, per quei Paesi che non negozieranno in buona fede», ha affermato domenica. «Alcuni Paesi erano al 10%, altri erano notevolmente più alti. Se non si vuole negoziare, si tornerà al livello del 2 aprile».
In quella data, gli Stati Uniti avevano portato i dazi sui prodotti cinesi al 145%. In seguito lunedì 12 maggio, Usa e Cina hanno fissato una tregua di 90 giorni,che ridotto le tariffe statunitensi al 30%, e quelle cinesi al 10% dal 125%. Bessent ha anche criticato Walmart, che ha annunciato rincari dei prezzi a causa delle tariffe, e ha sminuito la decisione di Moody’s di declassare il rating di credito degli Stati Uniti. «Moody’s è un indicatore ritardato», ha detto.
Nel frattempo, la Cina ha annunciato dazi antidumping fino al 75% sulla plastica importata da Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Taiwan. Le misure, in vigore da lunedì, colpiscono in particolare il copolimero di poliformaldeide, una plastica utilizzata nell’industria automobilistica, medica ed elettronica.
Il provvedimento arriva dopo che Pechino ha subito una serie di indagini antidumping da parte dell’Ue, in particolare contro i veicoli elettrici cinesi. In risposta, la Cina ha imposto anche dazi sul brandy europeo, colpendo duramente i produttori francesi di cognac. La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, mai veramente sopita, continua così a impattare catene di approvvigionamento e mercati finanziari globali. (riproduzione riservata)