
I meno giovani si ricordano che edifici, anche bellissimi come l’Arco della Pace a Milano, erano i cosiddetti caselli del dazio per far pagare appunto l’onore daziale su varie merci che si muovevano da un comune all’altro. L’abolizione completa dei dazi interni in Italia è del 1963.
Se i dazi venivano applicati anche da un comune all’altro si comprende come la loro radice sia profonda e come oggi la parola sia ritornata di attualità su tutti i media per la loro nuova stagione di arma economica fra un Paese o un continente e un altro. «Ue, dazi fino al 48% sulle auto cinesi», «Bruxelles si allinea agli Usa, nuovi dazi sulle auto cinesi», «Draghi benedice i dazi», «L’Europa deve tutelarsi», aggiungendo: «Bisogna riparare i danni causati dall’eccesso di import da Russia e Cina». «Dalla Ue dazi per la concorrenza sleale dal Dragone». «Dal 14 luglio le tariffe doganali sui veicoli saliranno dal 10% attuale al 17% o al 38%: favorevoli Italia, Francia e Spagna. Le perplessità, invece, di Germania, Svezia e Ungheria». «Dazi, Cina al contrattacco: carne suina sotto la lente. Inchiesta di Pechino sull’import di maiali. I rischi maggiori per la Spagna».
Quando si arriva a questo punto vuol dire che l’incantesimo creato dall’apertura degli Usa all’ingresso della Cina nel Wto, cioè l’organizzazione mondiale del commercio, è finito. Era l’11 dicembre del 2001 quando la Cina venne accolta a pieno titolo nel Wto.
Anche se era l’anno della tragedia delle Torri gemelle, iniziò il periodo della collaborazione e dello sviluppo degli scambi fra oriente e occidente. Chimerica, fu il termine usato dallo storico Niall Ferguson per fotografare le relazioni straordinariamente positive fra Stati Uniti e Cina: due economie separate dall’Oceano Pacifico in realtà erano riunite da reciproci vantaggi.
Gli americani chiaramente pagavano in dollari che servivano ai cinesi per comprare, fino a diventarne il maggiore detentore, i titoli del debito americano e così la Federal Reserve poteva mantenere bassi i tassi, così facilitando l’acquisto e il pagamento in dollari, di prodotti cinesi da parte dei cittadini statunitensi.
Era stato il vicepresidente Den Xiao Ping (non ha mai voluto essere presidente, pur essendo il capo) a iniziare nel 1978 la lunga marcia che ha portato a due decenni straordinari, magici di sviluppo in un clima di intesa che potrebbe essere quasi definito familiare. E infatti proprio nel 1978 ebbe inizio anche lo sviluppo dei rapporti commerciali fra Italia e Cina, quando il ministro del commercio estero Rinaldo Ossola fece una apertura di credito di due miliardi per acquistare prodotti italiani.
Deng gli fu realmente riconoscente da riceverlo ben tre volte in una settimana e fu quando io potei intervistarlo, organizzando poi l’intervista durata ben due giorni di Oriana Fallaci che i lettori di O&T conoscono bene.
Per poter avere la possibilità di far crescere l’economia cinese, Deng dovette aprire il paese alle società straniere. Eliminò ben 7 mila tariffe daziali o doganali che dir si voglia, nonché le quote contingentate. Il risultato fu, anzi è stato straordinario in termini di sviluppo reciproco: i paesi stranieri raddoppiarono gli investimenti in Cina e le esportazioni ebbero un’esplosione.
C’è un dato noto che lo testimonia: uno dei più grandi operatori americani della grande distribuzione, Walmart, che all’inizio importava dalla Cina per una cifra vicina ai 15 miliardi di dollari, dopo 10 anni era arrivato a importazioni per 50 miliardi di dollari. È famosa la frase del presidente Bill Clinton per convincere i due rami del Congresso ad accettare l’accordo: «Se credete in un futuro di più grande apertura e libertà per il popolo della Cina; se credete in un futuro di più grande prosperità per il popolo americano, dovrete essere assolutamente a favore di questo storico accordo».
Anche Deng Xiao Ping credeva ciecamente a quelle parole di Clinton, ma l’evoluzione negli anni che sono seguiti è stata ben diversa. Mentre nella prima parte della nuova era la Cina è stata addirittura il guardiano dei valori del Wto contestando varie irregolarità agli Stati Uniti, il cambiamento radicale è avvenuto con la presidenza di Xi Jinping, consapevole della grandezza raggiunta dalla Cina; e quindi la parola Chimerica è diventata non più attuale.
Pochi mesi fa Joe Biden e Xi Jinping a San Francisco si sono perfino abbracciati, grazie all’intelligenza e al coraggio del segretario all’economia ed ex-presidente della Fed, Janet Yellen, che aveva organizzato l’incontro consapevole che né gli Usa possono più fare a meno del mercato cinese, né la Cina di quello americano.
È finita la stagione dei muscoli, ma il clima magico di quegli anni non esiste più. Indubbiamente anche perché la Cina ha la consapevolezza di poter competere con gli Usa e un miliardo e mezzo di abitanti sono il più grande mercato possibile di un solo paese, anche se l’India ha più abitanti ma anche sacche di povertà molto ampie nonostante sia una democrazia da parecchi decenni.
È riesplosa quindi la parola d’ordine: Dazi, sia da una parte che dall’altra e anche un uomo dell’esperienza economica di Draghi benedice i Dazi, spiegando appunto che l’Europa deve tutelarsi.
Eppure il benessere, o anche una vita dignitosa possono essere il miglior carburante della pace e della collaborazione. Al contrario la forza economica tradotta in potere delle armi eccita la guerra come quella avviata dalla Russia contro l’Ucraina. Questa è la realtà che ci tocca oggi, nei cicli e ricicli positivi e negativi del mondo intero.
Perché ci possa essere un nuovo afflato di cooperazione e pace, stabilito che il presidente Xi introducendo il suo pensiero nella costituzione cinese ha abolito il limite dei due mandati tipici dei paesi delle democrazie occidentali, richiederebbe probabilmente che il prossimo presidente degli Stati Uniti non fosse né Biden né tanto meno Donald Trump.
Servirebbe l’onestà intellettuale dell’ex presidente Barack Obama, che nel famoso e da me più volte citato discorso all’Università di Stanford riconobbe di aver sbagliato a mettere le sanzioni alla Russia per l’annessione della Crimea voluta da Vladimir Putin.
Lo sbaglio, riconosciuto, è che la maggioranza netta (circa l’80%) degli abitanti della Crimea è di etnia russa. Da quelle sanzioni è cambiato il trend del mondo con la spettacolare alleanza fra Russia e Cina, che da allora si incontrano una volta al mese per varare piani di sviluppo economico e di armamento. E per segnare questa alleanza hanno deciso che per gli scambi commerciali non venga più usato il dollaro, ma che ciascuno dei due paesi paghi con la propria moneta nazionale.
Così come quelli del dopoguerra, gli anni migliori sono stati quelli dell’intesa economica cino-americana
con la convivenza nel Wto, del resto sanzionata anche dalla possibilità di passare dal G7 al G8 con la partecipazione della Russia, determinata dal sorprendente legame di amicizia fra Silvio Berlusconi e Putin, invitato a partecipare alla riunione famosa di Pratica di mare.
Se quella che stiamo vivendo in questo momento è il momento della riesplosione delle guerre e della evidente incapacità degli organismi di garanzia internazionale come l’Onu di far tornare la pace, l’unica carta possibile di dialogo potrebbe essere di nuovo la cooperazione economica, che in quelli anni ha fatto vivere al mondo e ai suoi abitanti un periodo positivo.
Ma come abbiamo visto, la parola funesta (i dazi) contro la forza degli scambi economici è tornata alla ribalta e con il suo ritorno quale strumento forte, se mi è consentito, si è tornati al gioco inevitabile: se tu li metti ai miei prodotti io li metto ai tuoi.
Per questo, viva la Yellen che da ex banchiere centrale ha fatto ogni sforzo, recandosi più volte a Pechino, affinché ci fosse almeno un formale abbraccio fra i due presidenti. Probabilmente sotto quell’abbraccio ci potrebbe essere ancora la speranza di fermarsi nella guerra dei dazi e il ritorno a una cooperazione commerciale se non a una alleanza.
Ma contro un po’ di ottimismo giocano i cannoni, i droni, i missili ormai non solo della Russia contro l’Ucraina ma anche in Oriente con la determinazione, a costo di decine e decine di migliaia di morti e di milioni senza tetto, del presidente di Israele, Benjamin Netanyahu e ovviamente di Hamas, perché la guerra si fa almeno in due e Hamas ne ha dato l’avvio con la strage e il clamoroso rapimento di cittadini israeliani inermi. E di seguito Netanyahu ha fatto di peggio.
Se poi alla guerra con le armi si aggiunge la guerra dell’intelligenza artificiale, il mondo è davvero nel momento più critico dalla sconfitta del nazismo di Adolf Hitler.
Ma, nonostante ciò, sia pure per convenienza che è la molla che sempre funziona, non è detto che fra Cina e mondo occidentale non ci possa essere solo moderazione ma anche volontà di dialogo. Per esempio, in Europa, la Germania è contraria ai dazi al 40% sulle auto cinesi.
Non è che i tedeschi siano più generosi degli altri paesi, ma più degli altri paesi hanno sviluppato rapporti bilaterali intensi con la Cina. L’interscambio Germania-Cina è il più alto in assoluto grazie alla politica fatta per anni dalla cancelliera Angela Merkel. E in particolare nel settore auto, dove Volkswagen realizza addirittura il 40% del suo altissimo fatturato proprio in Cina.
Non è altro che la conferma che migliori o peggiori rapporti dipendono dal business. Del resto, abbiamo visto che fu proprio l’entrata della Cina nel Wto a favorire un interscambio che fece vivere un periodo di serenità e di sviluppo. Sarebbe bene che né Xi Jinping né i capi dei governi occidentali se lo dimentichino. Più bassi sono i dazi e migliori sono le relazioni generali.
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Talvolta i figli o le figlie sono più bravi dei padri. È il caso di Marina Caprotti, figlia di secondo letto del mitico Bernardo che per sviluppare la sua Esselunga non esitò a scrivere il mitico libro Falce e Carrello perché le amministrazioni comuniste del Galluzzo, periferia di Firenze, gli impedirono per anni di aprire una importante punto di Esselunga.
In realtà, sia pure dopo una epica battaglia, Caprotti riuscì a superare la resistenza nel territorio delle Coop rosse e ad aprire una grande Esselunga proprio all’ingresso del Galluzzo venendo da Firenze.
La figlia Marina nei pochi anni da quando è alla guida della grande catena di supermercati, ha lanciato idee nuove con l’apertura di punti nel centro di Milano e non solo e continua con regolarità ad aprire supermercati nelle varie parti d’Italia come Siena, Treviglio, Bolzano e appunto una nuova laEsse a Milano e il pop up a Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026.
solo, oltre a rafforzare la flotta di camion con una livrea inconfondibile per la consegna a casa, ha creato probabilmente la più importante enoteca online d’Italia, con una selezione di vini di altissimo livello.
È vero, per poter far questo ha dovuto liquidare i due fratellastri del primo matrimonio del padre con una Venosta della nobile famiglia degli omonimi Visconti, Giuseppe e Violetta, ma anche accettare che il marito sia uscito dal consiglio d’amministrazione. Il marito è il nobile siciliano con esperienza nella city di Londra, Francesco Moncada. È lui che si è dimesso appena nei suoi confronti sono state avanzate accuse (da provare) di aver versato indirettamente contributi, attraverso pubblicità su una emittente vicina al presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, agli arresti domiciliari.
Quei contributi sarebbero serviti per ottenere i permessi per le aperture di nuove Esselunga a Sestri Ponente e a Savona. Con le dimissioni dal consiglio d’amministrazione, Moncada ha compiuto un gesto di grande lealtà e amore verso la moglie Marina, in attesa che la vicenda di Genova si chiarisca. Ma è sicuro che neppure un episodio spiacevole come questo interrompa il grande sviluppo deciso da Marina. (riproduzione riservata)