Le famiglie europee detengono quasi 40.000 miliardi di euro di ricchezza finanziaria, secondo Eurostat, ma solo una quota limitata sostiene imprese, innovazione e crescita. La proposta di Savings and Investment Union (Siu) della Commissione Europea intende colmare questo divario, collegando in modo più diretto il patrimonio privato all’economia reale, favorendo capitali pazienti, strumenti più semplici e un ecosistema finanziario integrato. In questo quadro, la Siu può diventare un acceleratore decisivo per convogliare più risorse verso il venture capital, rafforzando la competitività tecnologica e industriale del continente.
La frammentazione dei mercati finanziari europei genera tre effetti principali: scarsa mobilità del risparmio, maggiori costi per imprese e investitori e un venture capital ancora debole, con fondi di piccola scala e difficoltà nel finanziare scaleup e tecnologie deeptech. La Siu punta quindi a costruire un linguaggio comune del risparmio, basato su prodotti standardizzati, trasparenza e maggiore portabilità transfrontaliera. Si inserisce nel percorso della Capital Markets Union, sostenendo l’armonizzazione delle regole di listing, la semplificazione per le PMI e una più ampia interoperabilità delle infrastrutture di mercato. L’obiettivo non è spingere verso il rischio, ma offrire opportunità più chiare e diversificate, soprattutto agli investitori istituzionali come fondi pensione, assicurazioni o casse previdenziali, che oggi investono poco in asset innovativi.
Il venture capital europeo soffre di fondi troppo piccoli, scarsa partecipazione istituzionale e limitata capacità di accompagnare le imprese verso scala globale. Anche un modesto aumento degli investimenti avrebbe un impatto rilevante, soprattutto in un contesto in cui Stati Uniti e Cina finanziano massicciamente deep tech, AI, biotech e space economy. La Siu interviene su tre dimensioni di rischio: illiquidità, dispersione dei rendimenti e opacità informativa. Propone strumenti più adatti al lungo periodo, veicoli paneuropei più diversificati e standard di disclosure omogenei.
Il punto non è eliminare il rischio, ma gestirlo in modo più efficiente. Il venture capital è un asset ad alto impatto sistemico: genera innovazione, produttività e nuova industria. La SIU può renderlo più accessibile grazie a una maggiore partecipazione istituzionale, veicoli regolamentati e più consapevolezza finanziaria.
La SIU non è solo una riforma finanziaria, ma una scelta politica e industriale: convogliare il risparmio europeo verso l’economia reale e l’innovazione significa trasformare un patrimonio statico in crescita. È un’occasione per creare un ecosistema europeo integrato e orientato al futuro.
In questo scenario, CDP Venture Capital svolge un ruolo chiave come abilitatore dell’ecosistema italiano ed europeo. Il modello statunitense dimostra che senza venture capital non nascono campioni globali. Gli USA investono 5–6 volte più dell’Europa, con ticket medi più elevati e maggiore tolleranza al rischio. L’Europa, pur eccellendo nella ricerca, fatica a trasformare i risultati scientifici in piattaforme globali. Per colmare questo divario, CDP Venture Capital agisce attraverso tre leve: strumenti di co-investimento con le imprese, un comparto dedicato ai fondi pensione e un Fondo di Fondi Internazionale per attrarre operatori globali e valorizzare l’eccellenza italiana.
Le aree dove l’Europa può costruire leadership sono numerose: deep tech, climate tech, robotica, AI industriale, semiconduttori specializzati, ma senza un salto di scala nel VC e senza un vero mercato unico digitale rischia di diventare un importatore netto di tecnologia: un mosaico di tecnologie eccellenti, ma senza la capacità di trasformarle in motore industriale. La SIU rappresenta quindi un passaggio strategico. CDP Venture Capital intende contribuire attivamente a questo dibattito, come attore centrale nello sviluppo di un ecosistema del venture capital realmente europeo.
*Presidente CDP Venture Capital SGR