Clienti messi in sicurezza, credibilità del sistema mantenuta e anche un saldo positivo per le cinque assicurazioni «salvatrici». L’esperienza di Cronos, la compagna guidata da Enrico Mattioli nata nel 2023 per salvare gli oltre 300 mila risparmiatori che avevano comprato polizze Eurovita (finita in amministrazione straordinaria dopo che l’azionista Cinven non l’aveva ricapitalizzata), si avvia al capolinea con un bilancio positivo sotto tutti i punti di vista.
Il 1° ottobre la compagnia sarà sciolta e il portafoglio, cui fanno capo circa 11 miliardi di riserve, sarà suddiviso tra le cinque imprese protagoniste del salvataggio, ovvero Intesa Sanpaolo Vita, Poste Vita, Unipol, Generali e Allianz, secondo un criterio ben preciso: le polizze verranno assegnate rispettando la suddivisione tra le banche che le hanno collocate, per facilitare la successiva gestione dei clienti da parte delle assicurazioni che subentreranno.
A Poste andranno così per esempio le polizze ex Eurovita collocate da Banca Popolare di Puglia e Basilicata o dalla Cassa di Risparmio di Volterra, mentre a Unipol quelle che che fanno capo alla Finint Private Bank di Enrico Marchi e ad Allianz quelle di Popolare di Ragusa e Sparkasse. Un puzzle complicato da comporre, considerando che Eurovita aveva distribuito le sue polizze grazie ad accordi con ben 25 banche partner, ma il quadro ha preso forma e nei giorni scorsi i clienti hanno iniziato a ricevere le lettere di assegnazione delle nuove compagnie.
Per le assicurazioni ora la sfida sarà far fruttare quei rapporti, proponendo ove possibile ai clienti nuovi prodotti in sostituzione delle polizze ex Eurovita. In ogni caso il saldo dell’operazione di salvataggio si preannuncia per loro positivo: al momento della nascita di Cronos, nel 2023, le cinque assicurazioni hanno versato nella nuova compagnia 220 milioni di euro, con quote paritetiche del 22,5% per Intesa, Unipol, Generali e Poste e con il 10% restante sottoscritto da Allianz. Il bilancio 2024 di Cronos, secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, si è chiuso con un utile di 75 milioni e un patrimonio netto salito a 314 milioni rispetto ai 239 di fine 2023, ben più alto dei 220 milioni di capitale versato dalle compagnie. Certo, a loro carico ci sono le minusvalenze latenti determinate dai tanti investimenti in Btp di Eurovita che avevano portato l’Ivass a richiedere nuovo capitale per la compagnia, decidendo di commissariarla in seguito al rifiuto del fondo di private equity Cinven di ricapitalizzare.
Ma con il calo dei tassi d’interesse degli ultimi mesi quelle minusvalenze che nel 2023 erano arrivate a superare gli 1,5 miliardi si sono dimezzate, riducendo il rischio per le compagnie, le quali tra l’altro hanno anche un accordo con le banche distributrici che le tutela in caso di riscatti anticipati dei clienti rispetto alla naturale scadenza delle polizze. Ma anche quest’ultimo rischio sembra oggi rientrato. (riproduzione riservato)