
La forte correzione che ha interessato i mercati potrebbe non essere un evento del tutto negativo: è questo il sunto dell'analisi di Michael Langham, economist di Abrdn (società d'investimento britannica, già Standard Life Aberdeen), con il quale si unisce alle riflessioni a caldo sugli avvenimenti del 5 agosto, che hanno visto gli indici di tutto il mondo, a partire dal Giappone, precipitare con percentuali a due cifre.
"I timori di recessione degli Stati Uniti sono tornati a essere un tema dominante - ha dichiarato Langman in una nota - guidati dalla combinazione di una rapida perdita di slancio del mercato del lavoro e dai segnali di una domanda dei consumi debole evidenziati nelle trimestrali".
L'attesa è dunque per un rapido intevento delle banche centrali: "Le attuali quotazioni dei mercati indicano ora in modo chiaro come la Fed sia in ritardo rispetto alla curva e che taglierà rapidamente nelle prossime riunioni per evitare un atterraggio duro. Tutto ciò si è riversato sui mercati asiatici, con il disimpegno dei carry trade e la prevalenza di un sentiment risk-off”.
Lo scenario macro non appare però a Langhman così negativo come indicato dai mercati. "La forte crescita dell'offerta di lavoro negli ultimi anni ha contribuito a raffreddare il mercato del lavoro - spiega - e i licenziamenti rimangono bassi negli Stati Uniti. In Asia, la ripresa delle esportazioni tecnologiche e la domanda interna sempre sostenuta non dovrebbero ancora far suonare i campanelli d'allarme per i policy maker".
Langhman conferma la previsione di un allentamento dei tassi da parte della Fed inizierà a settembre, una decisione che farebbe da apriposta a conseguenti mosse delle banche centrali asiatiche, in particolare dei Paesi emergenti dell'area, che, con "probabili ulteriori stimoli in Cina" potrebbero inoltre avere ricadute positive, attenuando un eventuale rallentamento nella regione.