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Così la Russia continua a vendere il suo petrolio, proprio come vuole l’Occidente | IL VIDEO

di Georgi Kantchev, Andrew Duehren e Joe Wallace
23 febbraio 2023, 17:59 Ultimo aggiornamento: 21:41

Il tetto al prezzo del greggio voluto dal G7 e l’embargo Ue sono riusciti a diminuire gli incassi di Mosca senza bloccare le forniture globali e provocare un’impennata dei prezzi dell’oro nero | quanto è costato a Putin un anno di guerra all’Ucraina | Finita la guerra, la ristrutturazione del debito ucraino sarà quasi inevitabile

Le mosse dell’Occidente nei confronti della Russia nel gioco d’azzardo petrolifero sembrano funzionare. Negli ultimi mesi, i paesi ricchi del G7 hanno imposto un nuovo limite di prezzo alla vendita globale di greggio e prodotti raffinati russi, mentre l’Unione Europea ha vietato la maggior parte delle importazioni di petrolio russo. Entrambe le mosse, lavorando insieme, miravano a contenere le entrate energetiche di Mosca senza bloccare le forniture globali e far impennare i prezzi. Finora, i primi dati sulle esportazioni e sui prezzi dell’energia russa suggeriscono che le due misure stanno mantenendo stabili il petrolio in circolazione e i prezzi globali, pur riducendo gli incassi di Mosca.

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Le sanzioni occidentali funzionano

All’inizio del mese, la Russia ha dichiarato che a marzo avrebbe tagliato la produzione di circa il 5% in risposta alle sanzioni. Gli analisti si sono chiesti se la mossa fosse finalizzata a cercare di sostenere i prezzi o se fosse un riconoscimento del fatto che Mosca faticava a trovare acquirenti. L’aspetto più importante per i funzionari occidentali e gli esperti del mercato petrolifero è che non si è trattato di un taglio abbastanza consistente da risollevare i prezzi globali del petrolio. «Le sanzioni occidentali nel loro complesso sono facilmente criticabili,» ha dichiarato Henning Gloystein, drettore dell’energia presso la società di consulenza Eurasia Group. «Ma le sanzioni sul petrolio miravano sia a limitare le entrate russe che a non perturbare il mercato. Finora ha funzionato».

Il tetto ai prezzi funziona impedendo ad assicuratori, finanziatori e spedizionieri occidentali, che sono alla base di gran parte del commercio petrolifero mondiale, di gestire il greggio russo trasportato via mare, a meno che non sia venduto al di sotto di 60 dollari al barile. La sanzione sperimentale è stata il prodotto di mesi di contrattazione tra le diplomazie statunitensi ed europee, con un forte scetticismo da parte di analisti e funzionari dell’industria petrolifera su come avrebbe poi funzionato in pratica.

Possono ancora andare storte molte cose. I prezzi del petrolio a livello mondiale sono scesi di recente a causa della preoccupazione per la crescita economica in Europa e negli Stati Uniti. Entrambi stanno mostrando segni positivi. Nel frattempo, la Cina ha dismesso la maggior parte delle restrizioni imposte dal Covid, mossa che potrebbe far ripartire la sua economia e aumentare la domanda di greggio.

L’economia russa perde colpi

Nel frattempo, anche la produzione russa potrebbe iniziare a calare più rapidamente di quanto l’Occidente desideri, facendo pressione sui prezzi. Secondo gli analisti, le sanzioni separate sulle importazioni di tecnologia stanno ostacolando l’estrazione e la manutenzione dei campi. La Russia ha giurato di non vendere petrolio agli acquirenti che rispettano il tetto di prezzo.

Finora però le esportazioni di greggio russo resistono. A gennaio sono salite a 5,1 milioni di barili al giorno rispetto ai 4,8 milioni di dicembre, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea). Un rapporto pubblicato questa settimana da un gruppo di economisti specializzati in Russia, ha rilevato, analizzando i dati doganali, che Mosca è riuscita a reindirizzare le esportazioni di greggio dall’Europa verso mercati alternativi.

I ricercatori hanno anche scoperto che i guadagni relativi alle esportazioni sono stati sostanzialmente limitati, anche se hanno messo in dubbio il fatto che il petrolio russo potesse essere scambiato a prezzi così bassi come molti credono. L’anno scorso, un guadagno delle esportazioni di energia ad alto prezzo ha attutito il colpo economico di altre sanzioni imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Quest’anno le cose stanno iniziando in modo diverso.

Secondo i dati del ministero delle Finanze russo pubblicati all’inizio del mese, a gennaio le entrate russe derivanti dal petrolio e dal gas naturale sono diminuite del 46% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La spesa pubblica, trainata dagli acquisti militari, è invece aumentata del 59% rispetto allo scorso gennaio.

La produzione di greggio è in calo

Più di recente, l’Occidente ha imposto una serie di limiti di prezzo e un embargo a livello europeo sui prodotti petroliferi raffinati russi. I prodotti ad alto valore come il diesel sono limitati a 100 dollari al barile, mentre quelli più economici, come l’olio combustibile, a 45 dollari. Questo meccanismo, che non è in vigore da così tanto tempo come le sanzioni sul greggio, potrebbe comunque prosciugare i mercati più velocemente di quanto desiderato dai funzionari occidentali, minacciando quindi forti oscillazioni dei prezzi globali di questi carburanti. L’anno scorso i prezzi del gasolio in Europa sono saliti a livelli record per la preoccupazione di una potenziale penuria. Tuttavia, sono crollati di recente, dopo che i commercianti hanno fatto scorta di carburante.

Livia Gallarati, Senior Analyst di Energy Aspects, ha dichiarato che i dati preliminari indicano che la produzione di prodotti raffinati in Russia è scesa a 5,5 milioni di barili al giorno nella prima metà di febbraio, con un calo di circa 200.000 barili al giorno rispetto a gennaio. Gallarati prevede che la Russia faticherà a trovare nuovi acquirenti per un terzo del gasolio che esportava nell’Unione Europea.

I nuovi flussi dell’export

La Russia è riuscita a dirottare alcune delle sue esportazioni di prodotti verso Turchia, Nord Africa, e America Latina. Gli acquirenti europei, nel frattempo, hanno anticipato gli acquisti di prodotti petroliferi russi, creando un cuscinetto significativo, mentre si sono rivolti a fornitori alternativi come Medio Oriente e Stati Uniti. «Le misure non hanno causato per ora interruzioni significative dei flussi di greggio o di prodotti che potrebbero innescare picchi di prezzo estremi o addirittura carenze regionali di carburante,» ha dichiarato Gloystein.

Il mese prossimo i funzionari occidentali dovrebbero discutere se abbassare il tetto del prezzo del greggio da 60 dollari al barile. In generale, gli Stati Uniti hanno adottato un approccio relativamente rilassato nel far rispettare attivamente il limite di prezzo, che si applica solo alle spedizioni di petrolio russo che si affidano ai servizi marittimi occidentali. Gran parte del commercio petrolifero russo dopo l’invasione avviene ora attraverso una cosiddetta flotta ombra che non si affida a tali servizi ed è di fatto fuori dalla giurisdizione degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

La flotta ombra della Russia

Alcuni critici del tetto al prezzo del petrolio affermano che la flotta ombra, cresciuta in gran parte per sovvertirlo, presenta i suoi rischi. Secondo alcuni broker navali e commercianti di petrolio, spostare così tanto petrolio russo su petroliere più vecchie con assicurazioni non occidentali può aumentare il pericolo di incidenti e fuoriuscite. L’opacità della proprietà e del controllo di queste petroliere rende più difficile per gli analisti e i funzionari monitorare quanto denaro sta tornando a Mosca.

I funzionari statunitensi hanno dichiarato di non essere preoccupati dal commercio di questa flotta, sostenendo che le dinamiche di mercato create dalle loro sanzioni hanno già abbassato significativamente i prezzi della Russia. Hanno anche fatto notare che la Russia è stata costretta a spendere ulteriori risorse per creare nuovi sistemi di assicurazione e di spedizione per facilitare l’esportazione di una maggiore quantità di petrolio senza l’aiuto dell’Occidente.

«Dal mio punto di vista, questo sta funzionando molto bene per il mondo occidentale,» ha dichiarato David Wech, capo economista di Vortexa, società di dati sulle materie prime. «Penso che fondamentalmente l’obiettivo sia stato raggiunto». (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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