Cercare valore nell’usato richiede uno sforzo rispetto ad andare in un negozio: bisogna orientarsi tra le piattaforme, riconoscere la qualità del bene e fidarsi di prodotti che, nella maggior parte dei casi, si vedono soltanto online. Ma che sia un affare è innegabile: i prezzi sono inferiori, la scelta è sostenibile e le verifiche che attestano l’originalità di un marchio e lo stato di un prodotto sono sempre più sofisticate. E poi fa leva sul piacere della scoperta, dell’occasione, sull’istinto della caccia al pezzo raro.
La caccia ai mercati è anche a livello di grandi piattaforme: domenica 3 maggio Gamestop ha annunciato un’offerta da 55 miliardi di dollari per acquistare eBay, il più famoso portale di aste online (e non solo), fondato nel 1995 e che capitalizza intorno ai 47 miliardi di dollari.
Nel catalogo di eBay, guidata dal ceo Jamie Iannone, si contano prodotti soprattutto usati e ricondizionati, che gli utenti possono aggiudicarsi con acquisto diretto o tramite delle aste. La società ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un fatturato di quasi 3,1 miliardi di dollari, in crescita dai 2,5 dell’anno scorso.
GameStop, invece, è rinata dopo il crollo causato dai giochi in streaming grazie anche alla spinta del popolo delle meme-stock nel 2021. Nel 2025 ha visto ricavi ancora in calo, ma una redditività migliorata grazie alla riduzione dei costi e risultati finanziari più favorevoli. Quotata al New York Stock Exchange oggi capitalizza 12 miliardi di dollari e la sua offerta sul gruppo delle aste vuole creare una fusione tra e-commerce e retail fisico. «Sto pensando di trasformare eBay in qualcosa che valga centinaia di miliardi di dollari», ha affermato il ceo Ryan Cohen al Wall Street Journal.
È proprio attorno a eBay che riprende vigore quel «risiko del vintage», nel segno del consolidamento del mercato del second hand, che proprio il colosso guidato da Jamie Iannone aveva iniziato. A febbraio il gruppo aveva infatti acquisito Depop, specializzata nello shopping vintage, per circa 1,2 miliardi di dollari in contanti. Depop affonda le sue radici in Italia: prima dell’espansione negli Stati Uniti, la startup nata a Milano è cresciuta con il supporto del venture incubator veneto H-Farm, scambiato sull’Egm.
L’operazione arrivava quattro anni dopo l’acquisizione da 1,6 miliardi di Depop da parte di Etsy, quotata al New York Stock Exchange e attiva nella compravendita di prodotti artigianali e articoli di seconda mano. eBay ha così rafforzato la propria presenza nel recommerce fashion, dal momento che Depop ha un community di circa 30 milioni di utenti registrati in oltre 150 Paesi.
È il segnale di un mercato sempre più competitivo, nel quale le piattaforme stanno cercando di presidiare nicchie diverse della rivendita online. Nel segmento del lusso, per esempio, si è affermata The RealReal: nel 2025 il marketplace quotato al Nasdaq ha superato per la prima volta la soglia di circa 2,13 miliardi di dollari di valore lordo della merce venduta, registrando ricavi per circa 693 milioni di dollari (+15%) e riducendo la perdita di oltre due terzi rispetto all’anno precedente.
Ma l’offerta di Gamestop, società molto più piccola di eBay, non ha convinto il mercato, il che rende la realizzazione di un progetto del genere tutt’altro che semplice. «Riteniamo che la strutturazione di quest’accordo presenti delle serie difficoltà», hanno affermato gli analisti di Bernstein in una nota successiva all’articolo del Wall Street Journal, aggiungendo che la transazione potrebbe comportare dei rischi per il piano di rilancio di eBay, che sta procedendo bene.
In questo quadro, ha suscitato ulteriore scetticismo la vendita totale della sua partecipazione in Gamestop da parte dell’investitore, celebre per le scommesse controcorrente, Michael Burry. (riproduzione riservata)