C’è un’università che nasce dalla possibilità di incastrare tempi, responsabilità e aspirazioni. È quella raccontata dal primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale, che fotografa il ruolo degli atenei telematici come fattore di accesso agli studi universitari per una platea che, senza questo canale, sarebbe rimasta in larga parte esclusa dal sistema della formazione terziaria.
I dati restituiscono la funzione svolta dalla didattica online. Senza questa modalità, infatti, il 45,1% dei laureati intervistati nelle sette università telematiche riunite nell’associazione United (Pegaso, Mercatorum, San Raffaele Roma, Iul, eCampus, Leonardo Da Vinci e Giustino Fortunato) non avrebbe mai conseguito una laurea, mentre un ulteriore 39,4% dichiara che lo avrebbe fatto in tempi molto più lunghi. In un Paese che continua a registrare un deficit strutturale di laureati, la formazione universitaria digitale si conferma dunque non come una soluzione residuale, ma come una componente stabile del sistema universitario, in grado di intercettare una domanda di istruzione che il modello tradizionale fatica a soddisfare.
La scelta dell’università telematica è fortemente legata alle condizioni di vita degli studenti. Il 73,7% degli intervistati indica come principale motivazione dell’iscrizione la possibilità di conciliare studio e lavoro, mentre il 55,5% richiama fattori legati alla fruizione dei corsi e all’organizzazione dei tempi di vita. Per una quota rilevante dei laureati, l’opzione telematica rappresenta una condizione abilitante all’accesso o al completamento del percorso universitario, più che una scelta alternativa tra modelli equivalenti. In questo quadro, anche la dimensione economica assume un ruolo rilevante: tra il 46,5% che ha usufruito di agevolazioni, l’80,6% le considera molto o abbastanza influenti nella decisione di iscriversi.
Il Rapporto evidenzia come le università telematiche svolgano una funzione integrativa e complementare rispetto agli atenei tradizionali, ampliando l’area di accesso alla formazione terziaria soprattutto per studenti lavoratori, adulti e diplomati tecnici e professionali. Non si tratta di un modello alternativo, ma di un sistema che risponde a esigenze di flessibilità, personalizzazione dei percorsi e conciliazione tra studio, lavoro e vita privata, sempre più centrali nella domanda di istruzione.
Il profilo dei laureati conferma questa impostazione. Più della metà ha conseguito una laurea triennale, il 53,7% è donna e quasi il 40% ha 46 anni e oltre. Al momento dell’iscrizione il 75,3% degli studenti era occupato e il 48,4% proveniva da percorsi di istruzione tecnica e professionale. Rilevante anche la dimensione territoriale, con il 51,2% degli iscritti residente nel Mezzogiorno, elemento che segnala la capacità delle università telematiche di raggiungere bacini di utenza meno serviti dall’offerta universitaria tradizionale.
La valutazione complessiva dell’esperienza universitaria risulta ampiamente positiva. Il 93,4% dei laureati giudica il proprio percorso molto o abbastanza soddisfacente. Tra gli aspetti più apprezzati, emergono la possibilità di conciliare studio, lavoro e interessi personali e l’autonomia nella gestione dello studio, elementi coerenti con le motivazioni che guidano la scelta iniziale dell’ateneo telematico. La qualità percepita della didattica digitale è elevata: i docenti sono valutati positivamente per preparazione e disponibilità, mentre le piattaforme e i materiali didattici sono giudicati adeguati al supporto dello studio autonomo.
Oltre il 96% degli intervistati ritiene facilmente accessibili i materiali didattici online e intuitive le piattaforme di e-learning. Il 78,4% segnala positivamente l’impiego di tecnologie avanzate come intelligenza artificiale, metaverso e laboratori virtuali. La modalità asincrona è apprezzata per l’accessibilità, per la gestione personalizzata dei tempi di apprendimento e per la possibilità di rivedere più volte i contenuti. Le criticità, segnalate da una quota minoritaria, riguardano soprattutto il supporto personalizzato inferiore alle attese e il livello di interazione con i docenti, aspetti che individuano margini di miglioramento senza mettere in discussione la valutazione complessiva dell’esperienza.
Un’ampia maggioranza dei laureati, pari al 73,9%, dichiara che si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso presso lo stesso ateneo. Una quota più contenuta sceglierebbe comunque lo stesso ateneo, ma si orienterebbe verso un altro corso di laurea, probabilmente in funzione di una maggiore consapevolezza dei propri interessi o di esigenze emerse dopo la conclusione degli studi.
Nel giudizio dei laureati, le università telematiche contribuiscono alla riduzione dei divari di accesso all’istruzione universitaria, sostengono l’apprendimento permanente e favoriscono l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori. Nel complesso, la didattica digitale emerge ormai come un fattore strutturale del sistema universitario italiano.
Anche sul fronte occupazionale, tra coloro che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo, una larga maggioranza riconosce alla laurea un’utilità concreta, soprattutto per le competenze e le conoscenze acquisite, confermando il valore del percorso formativo anche nella fase di transizione o riposizionamento professionale. (riproduzione riservata)