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Come vivere di rendita smettendo di lavorare! - parte II

di Lorenzo Raffo
07 agosto 2023, 08:15 Ultimo aggiornamento: 08:16

Prepararsi in anticipo per una decisione tanto radicale? In che modo investire se ci si pensa già da giovani | Elogio della pigrizia, ma solo negli investimenti | Come vivere di rendita smettendo di lavorare - parte I | Seconde case, dove sono ancora un affare

Come vivere di rendita smettendo di lavorare! - parte II

Detto così, sembra facile. In realtà si tratta di una scelta di vita che va programmata con notevole anticipo di tempo. Smettere di lavorare e vivere di rendita presuppone infatti di cominciare a ragionarci ben prima, accumulando risparmi che vadano in questa direzione. Purtroppo pochi lo fanno e preferiscono la performance pura di breve periodo, affidandosi magari a strumenti più speculativi. È un errore che può tradursi in un impedimento a cambiare vita quando le esigenze lavorative o familiari lo permetteranno in futuro. Perché diciamo questo? Per un semplice motivo: la capacità di risparmio, soprattutto delle giovani e medie generazioni, sta riducendosi. Ne consegue che occorre costruire a piccoli passi un percorso sicuro negli anni che possa portare a disporre di quell’airbag con cui salutare tutti al momento debito.

Il «prima» è importante

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Si comprende facilmente come la preparazione del progetto (almeno da un punto di vista dell’assetto) parta da lontano, salvo che ci si ritrovi nel «mezzo del cammin di nostra vita» con un patrimonio che permetta la stessa scelta. Di questa seconda opzione scriveremo nel prossimo numero di Patrimoni. Ora ipotizziamo la prima. Torniamo allora indietro, valutando per il progressivo accumulo di capitale quei prodotti finanziari che meglio si adattano a chi è giovane o relativamente giovane e progetti un domani. Ne citiamo quattro fondamentali:

  • Obbligazioni zero coupon – Sono dei bond che non prevedono il pagamento di cedole durante la loro vita. Vengono tuttavia emessi a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli di rimborso finale: per esempio a 50 per essere restituiti a 100. È evidente come l’impiego di capitale iniziale sia nettamente inferiore rispetto a quello di titoli di Stato o obbligazioni collocati a 100, poiché questi ultimi caratterizzati da una cedola più o meno elevata. Non sono poche le zero coupon in valute emergenti: in tal caso il prezzo di collocamento iniziale scende anche a 10 o 20, con marginalità che crescono moltissimo ma con il rischio del cambio, molto elevato. Vanno quindi evitate, salvo nel caso la costruzione del portafoglio parta talmente da lontano da consentire di neutralizzarne gli effetti. Un esempio in euro: l’Olanda zc 2052 (Isin NL0015614579 – Borsa Milano/Mot – rating AAA – quotazione in corso sui 50 euro – rendimento 2,7% - taglio 1.000 euro). Di qui al 2052 mancano 29 anni, un’eternità! Per un giovane, che guardi a un obiettivo temporale di quest’ordine, con un raddoppio del capitale, rappresenta oggi un investimento sicuro e di cui ci si può quasi dimenticare, così come lo può essere per chi abbia un traguardo più corto, sebbene in tal caso si dovrà liquidare il titolo in corso d’opera.
  • Obbligazioni con buone cedole – Occorre cercarle perché sono numerose e spesso perfettamente adatte allo scopo. Si tratta di bond con scadenze lunghe e che versano coupon significativi: devono però caratterizzarsi per rating elevati. Meglio evitare quindi i cosiddetti «high yield», pur numerosi ma rischiosi. Un esempio attuale della prima categoria, il titolo EnBW Energie Baden-Wuerttemberg, quotato su Borsa Italiana: paga una cedola del 6,125% con taglio 1.000 euro, su una scadenza 2039. Rende adesso un 4,4-4,5%. Gode di un’ottima valutazione di credito (A-) ed è una società produttrice di energia nel Baden-Wuerttemberg (Germania), impegnata nello sviluppo di fonti alternative: un esempio fra i tanti. L’importante? Percepire la cedola e reinvestirla sulla stessa emissione di anno in anno, così da garantirsi un progressivo incremento di capitale nel tempo. Oppure incassarla e destinarla a un altro bond altrettanto interessante, allo scopo di diversificare il rischio.
  • Etf un po’ particolari – Sono quelli azionari riferiti a titoli ad alto dividendo e bassa volatilità. Nel complesso hanno retto bene le varie tempeste degli ultimi dieci anni, garantendo un rendimento elevato che va anche in questo caso reinvestito sullo stesso strumento o su strumenti simili, ampliando per esempio la copertura dall’azionario globale a quello emergente o del contesto europeo. Mentre nel caso dei bond zero coupon o con buone cedole la gestione non richiede particolare impegno (un’ora ogni sei mesi) con gli Etf bisogna essere un po’ più attivi (un’ora ogni trimestre), poiché la maggior parte di questi strumenti paga cedole con maggiore frequenza. La gamma di prodotti è ampia. Potremmo segnalare vari replicanti. Ne citiamo uno: l’Invesco Euro Stoxx High Dividend Low Volatility (Isin IE00BZ4BMM98 – valuta denominazione euro, scelta fondamentale – volatilità medio bassa – rendimento cedolare in corso sul 5%): in questo caso è preferibile un piano di acquisto per esempio con due rate l’anno oppure, ancora meglio, delle entrate scaglionate in presenza di cali delle quotazioni.
  • Polizze a gestione separata – Molto amate dagli italiani negli ultimi anni, poiché considerate ultra-sicure, si adattano in effetti anche a chi abbia una visione di investimento finalizzato a un cambio di vita. Non è il rendimento nel tempo a renderle interessanti, quanto il ruolo di casseforti di una quota patrimoniale che si vuole esente da rischi e da oscillazioni. Certamente costano (circa l’1,5% annuo del capitale investito), certamente non difendono da surriscaldamenti dell’inflazione e certamente devono fare i conti con le diverse congiunture economiche. Garantiscono tuttavia la protezione del capitale (salvo imprevisti) e per questo piacciono. Occorre in ogni caso che consentano l’apporto di piccole quote di capitale successive nel tempo. Un’alternativa? Più rischiosa è quella di farsi un portafoglio di Etf o fondi (in tal caso meglio utilizzare le competenze di un consulente) che punti sui megatrend del futuro. Il problema sta nell’identificarli correttamente, il che spesso è avvenuto finora più a parole che nei fatti.

Il «durante» impone pazienza

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Naturalmente le tipologie di strumenti su cui investire possono variare in rapporto alla propensione al rischio. Quella ipotizzata si presta a una crescita del capitale, senza troppe modifiche in corso d’opera. L’importante è battere l’inflazione e vedere il trend del patrimonio lievitare progressivamente. L’eventualità che in certe fasi ciò non accada va data per scontata: sui bond zero coupon e su quelli a cedola incidono le politiche monetarie e quindi l’andamento dei tassi; sugli Etf gravano gli andamenti delle Borse e sulle polizze eventuali picchi dell’inflazione. Le serie storiche dimostrano comunque che, prendendo le dovute precauzioni e diversificando gli investimenti, un mini patrimonio o un patrimonio che partano da 100 hanno garantito rendimenti reali positivi 117 volte su 136 periodi presi in considerazione, con uno yield fra il 4 e il 5%. E più si allunga il periodo di detenzione più le percentuali positive crescono. Nel caso del portafoglio ipotizzato, costruito proprio per il lungo termine, l’ottica accumulativa è primaria, assieme a quella di una bassa volatilità. Importante infine essere consapevoli che occorre di anno in anno mettere da parte un piccolo gruzzolo, da destinare all’opzione «bye bye lavoro». Ciò farà bene sia alla creazione di un patrimonio, di cui si godrà in futuro, sia di una protezione psicologica per affrontare le incertezze della vita.

Articolo tratto dal numero di Giugno-Luglio di Patrimoni



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